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Archive for February, 2011

Il senso della scrittura nell’era di internet

February 28th, 2011 No comments

La storia ha spesso amore per i contrasti e i paradossi, così siamo in un tempo in cui abbiamo a disposizione un mezzo che ci consente di accedere alla maggior parte del sapere umano eppure quasi nessuno lo usa per imparare qualcosa, e abbiamo anche per la prima volta la possibilità di scrivere gratis tutto quello che ci pare e poterlo far leggere in tutto il mondo, ma molto pochi hanno qualcosa di significativo da dire. L’umanità è dormiente, almeno quel terzo di umanità che vive nei paesi ricchi e potrebbe utilmente usare internet, probabilmente spetterà agli altri due terzi raccoglierne i frutti: i cinesi, gli indiani, i latino-americani, gli africani… mentre europei e americani saranno ancora impegnati a leggere i commenti sulla loro pagina di facebook gli altri staranno creando un nuovo mondo.

Il declino dell’Europa e degli Stati Uniti è certo, è in corso già da un secolo e mezzo e non si arresterà, e non è un declino economico ma degli uomini: i soldi girano se ci sono idee nuove, e la gente spende se ha speranza nel futuro, l’economia non è che una delle prove pratiche dei principi su cui si basa una società, e questo autoproclamatosi Primo Mondo già da diversi decenni non ha più alcun principio.

Internet è importante proprio per questo: rende possibile studiare la storia, la filosofia, la letteratura del passato, i principi che hanno portato l’umanità dove è ora, giusti o sbagliati che siano stati. Il passato è ancora più importante quando il presente è inesistente, e guardando il passato e ricordando che ci sono uomini che hanno lottato, che hanno avuto passioni, che hanno cambiato il mondo, che sono morti nel tentativo di cambiare il mondo, allora forse qualcosa migliorerà, ed il declino di questa civiltà potrà essere un po’ meno tragico e un po’ più onorevole.

Non possiamo sapere tutte le conseguenze delle nostre azioni, per questo dobbiamo comportarci sempre nella maniera migliore. Forse un giorno qualcuno dei tanti ragazzi italiani che oggi pensa solo ai videogiochi e ai social network passerà di qua e troverà qualcosa che lo farà riflettere, e magari questo ragazzo nel 2045 sarà l’imperatore dell’Europa, e potrà essere un buon imperatore anche per quello che ha letto qui.
Pensate cosa sarebbe accaduto se una bella ragazza ebrea fosse entrata 80 anni fa in una birreria di Monaco, avesse incontrato Hitler e l’avesse fatto innamorare: il nazismo non sarebbe mai nato, certo l’insoddisfazione dei tedeschi sarebbe rimasta e nulla ci dice che al posto del nazismo non avrebbe potuto nascere un movimento peggiore, ma sicuramente la storia sarebbe stata molto diversa.
E allora Hitler era solo un povero ubriacone che farneticava in una birreria con qualche compagno di sbronza, non puoi mai essere sicuro che un tipo anonimo e all’apparenza mediocre non possa trasformarsi in un perno fondamentale della storia.

Per questo è importante cercare di imparare, cercare di insegnare, cercare di trasmettere ciò che si conosce, anche se sembra che a nessuno gliene freghi niente. Avevo provato a mettere un link su wikipedia all’articolo sul canto di Manfredi del Purgatorio, un moderatore me l’ha tolto commentando che l’articolo era “di valore modesto”.
Non lo contesto, è vero, devo ancora imparare molto, spero comunque che quello che scrivo possa essere utile a qualcuno.

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Divina Commedia: Manfredi nel terzo canto del Purgatorio

February 22nd, 2011 No comments

E un di loro incominciò: «Chiunque
tu se’, così andando, volgi ‘l viso:
pon mente se di là mi vedesti unque».

Io mi volsi ver’ lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso.

Quand’ io mi fui umilmente disdetto
d’averlo visto mai, el disse: «Or vedi»;
e mostrommi una piaga a sommo ‘l petto.

Poi sorridendo disse: «Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
ond’ io ti priego che, quando tu riedi,

vadi a mia bella figlia, genitrice
de l’onor di Cicilia e d’Aragona,
e dichi ‘l vero a lei, s’altro si dice.

Poscia ch’io ebbi rotta la persona
di due punte mortali, io mi rendei,
piangendo, a quei che volontier perdona.

Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.

Se ‘l pastor di Cosenza, che a la caccia
di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia,

l’ossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora.

Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor dal regno, quasi lungo ‘l Verde,
dov’ e’ le trasmutò a lume spento.

Per lor maladizion sì non si perde,
che non possa tornar, l’etterno amore,
mentre che la speranza ha fior del verde.

Vero è che quale in contumacia more
di Santa Chiesa, ancor ch’al fin si penta,
star li convien da questa ripa in fore,

per ognun tempo ch’elli è stato, trenta,
in sua presunzïon, se tal decreto
più corto per buon prieghi non diventa.

Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
revelando a la mia buona Costanza
come m’hai visto, e anco esto divieto;

ché qui per quei di là molto s’avanza».

La divina commedia è troppo lunga per poterne riassumere in qualche riga i contenuti, così invece di una recensione dell’opera intera ci limitiamo all’analisi di qualche punto particolarmente interessante.

Il terzo canto del purgatorio ha come protagonista il re di Sicilia Manfredi di Svevia.
Manfredi era al tempo di Dante un personaggio famoso, è stato l’ultimo sovrano normanno dell’Italia meridionale, l’ultimo della stirpe di Roberto il Guiscardo che aveva conquistato agli arabi tutti i territori meridionali della penisola. I normanni erano stati chiamati dal Papa come difensori dello stato della Chiesa, con questa scusa Innocenzo IV continuava a pretendere che Manfredi si sottomettesse al papato, e questo portò alla guerra.

Manfredi divenne il capo di quella fazione ghibellina contro cui anche Dante combatté a Firenze nella battaglia di Montaperti , comandati da quel Farinata degli Uberti che Dante mette all’Inferno. Manfredi è un sovrano liberale, che ha rapporti con gli scrittori della scuola poetica siciliana creata dal padre Federico II, fu un buon sovrano e capo dei ghibellini. Dante doveva avere un grande rispetto per Manfredi, che era stato nominalmente suo nemico perchè Dante faceva parte dei guelfi, ma che in realtà si era trovato a combattere contro la Chiesa solo per l’arroganza e l’avidità del Papa che non voleva accettare l’indipendenza del regno di Manfredi proprio ai confini dello stato della Chiesa.

Il papa Urbano IV si rivolse a Carlo I di Angiò per sconfiggere Manfredi e creare una dinastia favorevole al papato, Sfortunatamente ebbe successo e a Benevento Manfredi venne ucciso, ponendo le basi del regno di Napoli degli angioini e dei Borbone, che con suo asservimento alla Chiesa ha reso ancora oggi le popolazioni del meridione particolarmente superstiziose e per nulla religiose e con la sua amministazione feudale ha impoverito l’economia e impedito molti progressi. Sei mesi dopo la sua morte il cadavere di Manfredi venne riesumato e portato in territorio sconsacrato dal vescovo di Cosenza con la scusa che era stato scomunicato, quindi non poteva essere sepolto in terreno consacrato.

Questo canto è forse il più bello della divina commedia perchè in esso Dante riesce ad andare oltre le normali idee del suo tempo per affermare dei principi eterni: nonostante Manfredi fosse stato scomunicato, avesse combattuto con il Papa e avesse perso, Dante lo mette comunque nel Purgatorio in sfregio alla Chiesa per affermare la grandezza della misericordia di Dio, soprattutto in rapporto alla piccolezza delle miserie e  delle vendette umane. In un tempo come quello di Dante dire che la Chiesa non poteva influire in maniera decisiva sulla sorte dell’anime di un uomo era rivoluzionario: Bonifacio VIII aveva creato l’anno santo apposta per ricevere offerte vendendo in cambio le indulgenze, chi poteva pagava la chiesa per avere un biglietto per il paradiso e uno sconto di pena nel purgatorio.

Dante, o perchè ci credeva o per prudenza, non nega alla Chiesa qualunque potere, infatti Manfredi dovrà comunque rimanere in purgatorio per molto tempo in proporzione agli anni in cui è rimasto scomunicato, tuttavia le nega il giudizio definitivo sulla redenzione o dannazione degli uomini, e questo per un uomo del medioevo è già molto.

Il libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi

February 20th, 2011 No comments

Miyamoto Musashi è diventato famoso il Giappone come il più grande samurai di tutti i tempi ed il simbolo del Giappone del passato. Questo deriva soprattutto dal romanzo di Eiji Yoshikawa degli anni ’30 “Musashi” , che è una biografia romanzata con molte invenzioni dovute alle esigenze narrative ed al fatto che la vita di Musashi non è ben conosciuta visto che non ci sono molti documenti. In quel periodo il Giappone stava per entrare in guerra con la Cina, e questo stimolò le velleità guerriere dei giapponesi che pensarono di vedere in Musashi il simbolo della nipponicità, il vero spirito combattivo del loro popolo.

Il libro di Yoshikawa è un bellissimo romanzo, la cui importanza in Giappone potrebbe un po’ essere paragonata ai promessi sposi e al libro cuore in Italia, libri che senza volerlo hanno creato una falsa identità nazionale mistificando un periodo storico passato ed una popolazione presente, non per colpa degli autori ma dei governi che hanno visto in essi un utile strumento di indottrinamento delle masse.

Il libro dei cinque anelli (五輪の書 Go Rin no Sho in giapponese) è un manuale di strategia, o meglio un libro filosofico scritto nella forma di un manuale di strategia, come già aveva fatto Sun Tzu in Cina con “l’arte della guerra” molti secoli prima, venendo poi imitato da tanti altri, sebbene con molto minor successo, ed è l’unico scritto che abbiamo di Musashi, che dice di scriverlo perchè “si dice che la via del samurai è la doppia via del pennello e della spada”.

Si tratta di una sorta di testamento scritto negli ultimi anni della sua vita, quando si ritirò a vivere in una grotta come un eremita, ed è scritto nella forma di un libro di arti marziali sull’uso della spada, le varie tecniche per combattere duelli e guerre, le diverse scuole di scherma in Giappone, le armi che è possible utilizzare, e cose simili. Si chiama libro dei cinque anelli perchè è diviso in cinque capitoli (il libro del fuoco, dell’acqua, del vento, della terra, e del vuoto) e parla della via del guerriero (“bushido”), ma in realtà tutto ciò che viene detto può essere applicato a chiunque come Musashi cerca di spiegare all’inizio dicendo che ci sono tante vie diverse: la via del contadino, la via dell’artigiano, la via del Buddha, la via di Confucio… la via del guerriero è per lui quella che meglio permette il perfezionamento di un uomo, ed è quella a cui ha dedicato tutta la vita, tuttavia anche chi non è un samurai può trarre comunque giovamento dai sui insegnamenti cercando di traslarli nella vita diversa che il lettore vive, e in cui i nemici non saranno soldati e le armi non saranno spade.

Il libro dei cinque anelli è di difficile comprensione, bisogna leggerlo e rileggerlo perchè ogni parola ha un doppio senso, tutto deve essere interpretato. La scelta di questo sistema per scrivere un libro di filosofia è data, oltre che dalla tradizione dai tempi di Sun Tzu, dal fatto di credere che “dalla conoscenza profonda di una cosa derivi la conoscenza di tutto l’universo”, così qualunque specialista che fosse espertissimo nel suo campo e fosse arrivato a diventare tutt’uno con esso potrebbe scrivere un libro simile, solo non sulla via del guerriero ma su qualche altra via; perchè la vita alla fine è sempre vita, e gli uomini sono sempre uomini, quindi in qualunque modo tu viva e qualunque sia il tuo carattere e la tua professione puoi raggiungere le poche grandi verità dell’universo a cui tutti possono arrivare a loro modo.

Carlo Lucarelli – dai libri gialli a Blu Notte

February 15th, 2011 No comments

Carlo Lucarelli è un personaggio molto particolare per l’Italia in cui vive. E’ quel genere di persone che se fosse nata in America sarebbe diventata milionaria e famosa, se fosse nata in Russia o in Cina sarebbe finito mitragliato da qualche anonimo assassino o fucilato, in Italia invece sopravvive senza diventare milionario.

Come dice Lucarelli “La Storia è sempre piena di bugie, specie quella dell’Italia dalla fine della guerra…“. Queste bugie, questi misteri, lui li ha portati in televisione col suo programma Blu Notte (adesso reintitolato “Lucarelli racconta”) raccontandoli come se fossero libri scritti da lui, rompendo quella che in Italia è sempre stata una regola ferrea sempre rispettata: dei morti e della politica ne devono parlare solo i giornalisti, i giornalisti hanno una tessera di partito, o almeno chi gli ha dato il posto ce l’ha, e anche se non ce l’hanno ci tengono al loro stipendio, quindi sanno cosa possono dire e cosa non possono dire. Così la televisione e i giornali hanno sempre lasciato fuori storici, studiosi, ed intellettuali in genere (se non in rapporti amichevoli con qualche partito), perchè lo studioso quando analizza un’epoca storica (che può anche essere il presente o avvicinarsi molto ad esserlo) sicuramente trova molte cose che non vanno bene, mentre lo scopo della televisione è sempre stato quello di dire sempre che va tutto bene, che non ci sono problemi, e far credere alle verità che vengono calate dall’alto senza esaminarle.

Ma non si tratta solo dei giornalisti, anche la magistratura fa la sua parte. Lucarelli si è occupato in particolar modo delle stragi italiane: piazza Fontana, l’Italicus, la strage di Bologna, la strage di Ustica… e per nessuna di queste stragi è stato trovato il mandante, se si escludono le stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio, e solo nel caso della strage di Bologna sono stati condannati i presunti autori materiali del delitto, sebbene quasi certamente Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non c’entrino niente.

In un paese simile, dove ci sono giornalisti come Mauro de Mauro che vengono uccisi quando si avvicinano troppo alla verità di un mistero, dove vengono messi i segreti di stato su documenti compromettenti (su Ustica, Bologna e il rapimento di Moro), dove i servizi segreti depistano le indagini della magistratura, non è né facile né privo di pericoli parlare in prima o seconda serata di questi argomenti. Gli italiani non hanno la memoria corta, la memoria non ce l’hanno proprio, per Ustica era stato istituito un comitato dei parenti delle vittime, sono passati 30 anni e ora ci sono i figli dei parenti delle vittime, tra poco arriveremo alla seconda generazione… Per questo l’opera di Lucarelli è meritoria e difficile.

I libri di Lucarelli sono molto simili ai suoi programmi televisivi, in televisione parla come scrive i suoi libri così, soprattutto per chi lo legge dopo averlo visto sullo schermo, sembra di sentirgli raccontare la storia. Lucarelli si è laureato con una tesi sulla polizia della repubblica di Salò, e infatti i suoi primi libri hanno per protagonista il commissario De Luca, un poliziotto che dopo l’istituzione della repubblica di Salò continuò a fare il suo lavoro pensando che la polizia e i criminali non abbiano colore politico, e continuando nel dopoguerra con la paura di essere epurato o ucciso dai partigiani perchè considerato fascista.

Una delle caratteristiche principali dei libri di Lucarelli è la capacità di ricreare l’atmosfera del periodo storico in cui i libri sono ambientati usando semplici espedienti come ricordare le canzoni che erano in voga in quel memento o  quanto costava un pacchetto di sigarette, lo fa così spesso che questo portò Fabio de Luigi, quando faceva la sua imitazione, ad iniziare una volta così una storia “E’ il 1700 e nei giradischi impazza il minuetto”.

In una Italia in cui ogni giorno ci sono 2 o 3 omicidi che tengono impegnati Sposini e Barbara d’Urso, e consentono ai telegiornali di avere una scusa in più per non dire cosa succede nel mondo (i telegiornali italiani sono tutti così: dichiarazioni di Berlusconi, brevi dichiarazioni dell’opposizione, commento su un omicidio eccellente, notizia economica per dire che va tutto bene e l’Italia è sempre più ricca, notizia buffa o insulsa su concorsi per cani, piatti preferiti delle modelle o sondaggi sulla virilità degli italiani, e previsioni del tempo, in pratica d’estate è caldo e si intervista la gente che dice che ha caldo, e d’inverno è freddo, e la gente dice che ha freddo). Ogni 3 o 4 mesi si trova un nuovo caso da sfruttare e quello più vecchio finisce nel dimenticatoio (ormai non gliene frega più niente a nessuno di Annamaria Franzoni o del delitto di Perugia). In un paese così, in cui la gente non guarda più il grande fratello perchè ha scoperto che il reality polizesco è più interessante, leggere ed ascoltare Lucarelli è non solo piacevole ma anche medicamentoso: perchè ti ricorda che i morti sono morti, non sono una fiction con il sangue finto che finisce quando spegni il televisore, i delitti lasciano tracce di lacrime e sangue, e sono persone quelle che muoiono, persone con una loro vita, delle speranze, degli affetti… e così sono persone anche gli assassini.

In questa Italia invece sembra che tutto scada, tutto diventa piatto e banale, e ormai molta gente sente come più reali le storie d’amore di Maria de Filippi che non le proprie, l’amore come la morte non ha più alcuna dignità.

Se vuoi comprare qualcuno dei suoi libri guarda i libri di Lucarelli su Amazon. Puoi anche vedere sul sito della rai molte delle puntate di Blu Notte.

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