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Archive for March, 2011

Gli assassini non hanno cultura

March 21st, 2011 No comments

La cultura è qualcosa di vivo e concreto, o almeno così deve essere per avere un valore. L’ignoranza di un uomo non la si vede interrogandolo su ciò che sa o che non sa come a scuola, basta vedere cosa fa, e come lo fa, e da che persone si circonda.

La funzione dei libri (almeno di quelli che non sono semplicemente dei manuali tecnici,  che hanno solo uno scopo pratico preciso) è, come dice la frase di Giusti a corredo del sito, “rifare la gente”; non ha nessun senso scrivere qualcosa senza puntare a cambiare il lettore, perchè se il lettore dopo aver finito di leggerti se ne va via tranquillo a fare qualcos’altro come se niente fosse allora vuol dire che non gli è rimasto niente di quello che ha letto. Non che debba avere per forza chissà quale rivelazione, potrebbe anche solo fermarsi un attimo a riflettere, essere spinto ad approfondire qualche aspetto di quello che ha letto, anche solo guardare il significato di una parola che non conosce, anche ridere e migliorare l’umore sono effetti che cambiano un pochino la persona.

La funzione degli uomini però qual’è? Se i libri devono rifare gli uomini, vuol dire che gli uomini devono lasciarsi rifare dai libri. E qui sta il dramma della nostra era, in cui abbiamo a disposizione una quantità sterminata di sapere facilmente usufruibile ma gli uomini sono sempre più ignoranti.

Oggi sono incominciati i bombardamenti in Libia, e questo è un bellissimo esempio della ignoranza di cui parlo.
Se andassimo da un contadino analfabeta che è sempre vissuto nella sua valle isolata da tutto e da tutti, e cercassimo di spiegargli la faccenda il contadino risponderebbe “e che ve ne frega a voi se qualcuno è morto chissà dove nel deserto?”
Se andassimo da una persona con un minimo di cultura religiosa questa risponderebbe di guardare la trave che è nel nostro occhio e non la pagliuzza negli occhi degli altri, e che aggiungere altri morti ai morti che ci sono già stati aumenta solo il numero delle vittime.
Se andassimo da una persona con una buona cultura questa ci direbbe che i libici finora sono vissuti megli degli africani sotto regimi democratici, e quindi Gheddafi è stato un buon governante, capace di mantenere l’indipendenza e la fierezza del suo popolo intatte in un’epoca in cui quasi tutto il resto del mondo è  ridotto in schiavitù. Inoltre l’attacco straniero compatterà il popolo attorno a Gheddafi, e probabilmente anche se lui morisse i libici continuerebbero a combattere contro gli invasori, così come hanno combattutto gli ottomani e gli italiani.
Se andassimo da un uomo di profonda cultura non ci direbbe nulla, ci prenderebbe direttamente a martellate in testa. Poi ci spiegherebbe che siccome noi pensiamo di fare del bene ai civili bombardandoli lui pensava di fare del bene alla nostra testa prendendola a martellate.

Essendo la cultura qualcosa di concreto, che vive nell’animo delle persone e si esplica nelle parole e nei comportamenti di esse, una guerra simile non sarebbe mai stata possibile in un mondo di gente con un minimo di cultura. Basterebbe anche solo la sana cultura del contadino, che è ignorante e sa di esserlo, e che bada al suo campo e non si occupa d’altro, così facendo il contadino almeno è modesto, non si impiccia di problemi che non capisce e che non lo riguardano, ed evita di fare danni agli altri.
Ci sono tanti tipi di cultura, in senso lato la cultura è quella lente della mentre attraverso cui l’uomo vede la realtà, che lo aiuta a dare un senso sia alla vita quotidiana (alla noia, alla fatica, al lavoro), sia ai fatti eccezionali, piacevoli e spiacevoli della vita (nascite, morti, matrimoni, guerre, fame, malattia…).
Prendendo sempre come esempio la guerra in Libia si può vedere come le popolazioni europee siano rimaste imbambolate davanti alla televisione senza ricevere alcuna idea che giustifichi la guerra, se non che si bombarda per il bene dei civili (neanche la propaganda nazista è mai arrivata a sostenere delle tesi così assurde). Neanche un minorato mentale avrebbe difficoltà a capire che essere bombardato non è proprio piacevole, anche nel caso si cerchi di colpire solo obiettivi militari c’è sempre qualche poveretto che disgraziatamente vive vicino a una torretta antiaerea. Ma sembra che nessuno se ne renda conto.

La mancanza di cultura è mancanza di responsabilità: gli europei continuano la loro vita come se niente fosse, non si sentono complici di eccidi di massa, vedono la guerra in tv come se fosse un film, sperano nella vittoria dei “buoni”, anzi come nei film sono certi che vinceranno e seguono la storia solo per vedere il lieto fine, in cui possono sospirare felici e dire “un altro paese liberato”… senza rendersi conto che nel mondo le persone maggiormente prive di libertà sono proprio loro: incapaci di pensare, incapaci di agire, incapaci di credere in nulla, costrette dai loro governi ad essere complici silenziosi di assassinii fatti solo in nome del denaro, e che se qualche volta si guardano le mani rosse, finiscono per credere alla storia che quello sulle loro mani non è sangue, ma solo succo di pomodoro, perchè se lo dice la televisione deve essere la verità.

Una volta c’erano i contadini del Verga che andavano a combattere gli austriaci senza sapere neanche non solo la ragione, ma anche contro chi dovessero andare in guerra, erano ignoranti, certo, ma alla fine andando al fronte erano sempre uomo contro uomo, potevano uccidere senza sapere per quale ragione lo stessero facendo, ma potevano anche essere uccisi allo stesso modo.
Oggi no, i soldati che bombardano nelle missioni di pace i civili per fargli del bene sono nei loro aerei supertecnologici e rischiano di morire solo nel caso abbiano un infarto improvviso, le popolazioni europee che seguono il dramma in tv non rischiano di subire bombardamenti né hanno visto figli, fratelli e amici partire per il fronte obbligatoriamente come ai tempi delle guerre mondiali, chi ci va lo fa per scelta e per soldi, o per un ancor più malsano desiderio di aiutare gli altri.

E intanto questo mondo va a rotoli, i giovani sono semianalfabeti, senza lavoro, senza un futuro, ma con molti amici su facebook e due o tre cellulari… siamo proprio una società che può permettersi di bombardare gli altri per insegnargli com’è che si deve vivere.

I miei auguri al colonnello Gheddafi e al popolo libico, con la speranza che non debba subire il centinaio di migliaia di morti che fece Graziani per domare la rivolta 80 anni fa, e che gli americani hanno già fatto in Afghanistan. E con la speranza che europei ed americani invadano la Libia e siano costretti a combattere palmo a palmo in quell’inferno, subendo più perdite possibili, perchè quando non hai cultura e ti dimostri allergico ad essa l’unica cosa che può farti imparare qualcosa è il dolore, come un bambino che deve bruciarsi prima di capire che non deve toccare il fuoco.

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Montanelli: “un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani”

March 18th, 2011 No comments

Un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani.

Questa frase abbastanza famosa di Montanelli in questi giorni viene riproposta dalla pubblicità del Corriere della Sera per una serie di libri allegati sulla storia d'Italia, la famosa serie di libri della storia d'Italia che sono stati il maggiore successo editoriale di Montanelli.

Potete trovare i miei libri della storia d'Italia di Montanelli all'asta su Ebay cliccando qui!

Montanelli ha sempre cercato di far capire agli italiani l'importanza di conoscere il proprio passato, i propri errori e quelli di chi ci ha preceduto, non solo per non ripeterli ma per capirci meglio e per capire il presente, perchè la realtà è così come è ora, o perchè la realtà italiana è diversa da quella degli altri paesi.
Un'altra citazione di questo genere che Montanelli ricordava con abbastanza sconforto era la frase che gli aveva detto Ugo Ojetti:

L'Italia è un Paese di contemporanei senza antenati né posteri perché senza memoria di se stesso

Indro Montanelli, pur senza fare il moralisti (ed odiandoli), ha sempre cercato di rendere educativo il suo lavoro di giornalista, soprattutto cercando di fare presenti agli italiani quel decoro, quella serietà, quella moderazione che erano i valori della ideale borghesia a cui lui si richiamava.

Nella sua storia d'Italia Montanelli cerca di far trasparire l'importanza di questi valori descrivendo i grandi personaggi e i grandi eventi della storia, con le loro doti e le loro debolezze. Sono libri a metà tra i libri di storia scolastici e i saggi dei veri storici, fatti per essere compresi dall'italiano medio, che non ricorda nulla o quasi della storia studiata a scuola e spesso ha anche problemi di grammatica e vocabolario.

Libri della Storia d'Italia di Montanelli su Amazon.it

Altre citazioni di Montanelli su Wikiquote.

Giovannino Guareschi e il mondo di Don Camillo e Peppone

March 14th, 2011 No comments

Giovannino Guareschi è stato uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, anche se purtroppo è stato sempre sottovalutato in Italia, dove non c’è mai stato (e non c’è tuttora) rispetto per la satira politica e si pensa (soprattutto oggi) che chi non è un politico non debba “fare politica” (come piace dire a Berlusconi: i magistrati fanno politica, i giornalisti fanno politica, i sindacalisti fanno politica… almeno è sempre stato sincero da non aver mai detto di aver mai fatto anche lui un qualche genere di politica).

Al tempo del dopoguerra però era diverso, allora tutti si mobilitarono per le elezioni che avrebbero deciso da che parte sarebbe stata l’Italia nella guerra fredda che stava incominciando, se dalla parte degli americani o dei russi. Quello fu il periodo d’oro di Guareschi, quello e gli anni immediatamente successivi in cui ci fu l’attentato a Togliatti e c’erano ancora le armi della resistenza nascoste da Pietro Secchia in attesa del momento giusto per lanciare la rivoluzione. Allora, come dice spesso Guareschi nei racconti di Don Camillo, “si respirava aria pesante”.

Guareschi era già divenuto abbastanza famoso durante il fascismo con la rivista satirica “Il Bertoldo”, e dopo la guerra dirigerà fino al 1957 “Il Candido”, fondato con l’ingiustamente ormai dimenticato Giovanni Mosca (il padre di Maurizio Mosca) e in cui scriveranno anche Montanelli, Longanesi ed altri tra i migliori giornalisti del tempo. Ma il successo di Guareschi fu dato dai “racconti del mondo piccolo”, come si chiamavano le storie di Don Camillo e Peppone, fu da esse che derivò anche il successo internazionale di Guareschi perchè i suoi libri furono tradotti in tutto il mondo ed arrivarono anche i film del cinema su Don Camillo e Peppone (film che Guareschi non andava mai a vedere, e che in uno dei suoi racconti prende anche in giro facendo andare Don Camillo e Peppone a vedere il loro stesso film).

Soprattutto successivamente, da chi non ha vissuto e non conosce questo periodo, Guareschi è stato sottovalutato perchè considerato solo come un autore di qualche storiella umorista, ma i suoi scritti ebbero un buon peso nel determinare la sconfitta del fronte popolare e fu lui ad inventare diversi degli slogan più riusciti dei demoscristiani come “Nel segreto del seggio Dio ti vede, Stalin no!” e “100.000 soldati italiani non sono tornati dalla Russia. Mamma, votagli contro anche per me”. In realtà Guareschi ebbe più effetto sulla società italiana di grandi scrittori come Verga, Sciascia o Pasolini, che parlavano in un linguaggio che era poco compreso o, nel caso di Pasolini, era considerato eccessivo, e trattavano di problemi che purtroppo non interessavano nessuno.

La grandezza di Guareschi, come diceva Montanelli, si vede  da quanto sia stato tradotto, da come anche i giapponesi leggessero i suoi racconti, vedessero i film e capissero anche senza sapere nulla dell’Italia. L’unico altro scrittore italiano che sia riuscito a raggiungere questa fama in Giappone è Dante.

Guareschi era anticomunista e monarchico, e questo si vede nei suoi racconti in cui Peppone finisce quasi sempre o per avere torto o per non dar ragione al partito, ma alla fine c’è sempre un certo equilibrio, anche perchè Guareschi era consapevole che anche se era necessario affidarsi alla Democrazia Cristiana per sconfiggere il pericolo di una dittatura comunista, il partito e la Chiesa erano pieni di ipocriti, bacchettoni, e con troppo poco di quell’amore cristiano per cui si proponevano come difensori. Così alla fine nei racconti il giorno delle elezioni sia Don Camillo che Peppone finiscono per votare scheda bianca. La fede monarchica si vede a volte in certi episodi: il più bello è anche a mio avviso il miglior momento di tutti i film che hanno fatto su Don Camillo e Peppone, quando la vecchia maestra del paese muore e in punto di morte chiede di essere portata al cimitero con “la sua bandiera”, cioè la bandiera monarchica, perchè “non si mandano via i re”; Peppone, dopo aver ascoltato tutti i suoi compagni che dicono quanto sarebbe improprio e politicamente pericoloso fare una cosa del genere, e che se la maestra voleva la bandiera monarchica sarebbe dovuta morire sotto la monarchia, risponde che vista la delicatezza della situazione, siccome rispettava lei più di tutti loro messi assieme, la maestra avrebbe avuto la sua bandiera (come poi accadrà allo stesso Guareschi nel suo funerale).

Mentre il “don di Guareschi” rappresentava quel clero minuto, che viene dal popolo e vive col popolo, ed ha una fede grande, semplice e sincera, Peppone era il simbolo del comunismo più vero e genuino, che derivava non dall’indottrinamento ma dal desiderio di un mondo migliore, di risollevare i poveri dalla loro condizione, infatti a differenza di Togliatti e degli altri quadri del partito Peppone era ignorante, era un uomo del popolo. Ma nonostante questo Guareschi non aveva fiducia nel fatto che il partito comunista italiano avrebbe potuto non legarsi troppo alla Russia ed evitare di instaurare un regime dittatoriale, se avesse vinto le elezioni gli uomini come Peppone non sarebbero stati quelli al comando del paese, ma sarebbero stati quelli che avevano studiato, soprattutto quelli che, come Togliatti, avevano studiato in Russia, a prendere le redini della situazione.

Guareschi fu poi dimenticato dai democristiani che non lo ricompensarono mai per i servigi che gli aveva reso, nel momento in cui avevano ormai saldamente il potere in mano e non c’era più il pericolo di perdere le elezioni pensarono solo a spartirsi il potere. Così terminò anche il coinvolgimento popolare alle vicende della nazione, la gente si abituò ad andare sempre a votare, e quasi tutti votavano sempre o per la democrazia cristiana o per il partito comunista, vedendo nella fede politica una fede assoluta e indissolubile come quella per una squadra di calcio, e così è stato fino ad oggi (non è un caso che Berlusconi sia stato eletto anche per la fama creatasi come presidente del Milan).

Ora i partiti sono visti proprio come squadre di calcio, infatti gli attacchi di Berlusconi ai magistrati non sono niente di diverso dal dare del cornuto all’arbitro, e i cortei con le bandiere hanno sostituito i comizi perchè i politici non hanno assolutamente nulla da dire, l’importante è girare sulle strade col simbolo della propria squadra. Negli anni di piombo i ragazzi si dividevano tra fascisti e comunisti, oggi sono una amalgama unica di indifferenza, non si discute più, anche a cazzotti, come ai tempi di Guareschi, non ci si ammazza più come ai tempi del terrorismo solo perchè si è della parte avversaria, oggi si lascia che sia il potere l’unico a discutere dei propri privilegi e l’unico ad ammazzare (fisicamente o più spesso moralmente e spiritualmente) chi si interpone alla realizzazione di essi.

Guareschi oggi probabilmente invece che racconti satirici scriverebbe delle tragedie.

Qui potete trovare la lista dei libri di Guareschi su Amazon.it.

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Essere veri uomini nel ventunesimo secolo

March 4th, 2011 No comments

La cosa triste quando ti guardi intorno e fai un confronto col passato, soprattutto in Italia, sono i nomi: De Gasperi, Andreotti, Craxi, Berlusconi; Ungaretti, Montale, Pasolini, Flavio Oreglio (il comico di Zelig, non che abbia nulla contro di lui, è che è l’unico oggi di cui gli italiani ascoltino dei versi); Gramsci, Togliatti, Berlinguer, Bertinotti; Turati, Nenni, Craxi, D’Alema, n.p. (non pervenuto, tanto un segretario del pd vale l’altro, cioè zero); Giorgio Enrico Falck, Giovanni Agnelli, Gianni Agnelli, Enrico Mattei, Cefis, Sindona, Berlusconi, Geronzi, Ligresti, Colaninno e Marchionne.

Mancano i nomi.
Mancano le persone.
Mancano le idee.
E’ una caduta verticale, un precipitare nel nulla dimenticando cos’è lo stato, la poesia, il comunismo, il socialismo, e l’imprenditoria… dimenticando insomma cos’è l’uomo in tutti i suoi aspetti.

Oggi mancano sempre più idee, ideali, uomini veri capaci di descrivere la realtà e dare speranza e arricchimento al popolo, per questo è difficile essere veri uomini nel ventunesimo secolo.

Questo lo si può vedere chiaramente provando a guardare rai storia vedendo quello che la rai ha prodotto fino alla fine degli anni ’70, prima del totale trionfo della partitocrazia con Craxi e dell’emulazione delle televisioni di Berlusconi, quando ancora, come diceva Biagi “su 4 giornalisti assunti uno era democristiano, uno comunista, uno socialista o di qualche partito minore, e uno un bravo giornalista”. Basta vedere quali erano gli argomenti trattati: le condizioni di vita al sud, l’analfabetismo e la mancanza di istruzione, le condizioni di vita nelle fabbriche, l’educazione dei bambini nel mondo moderno, i racconti dei combattenti o dei civili durante la seconda guerra mondiale, le interviste di Montanelli, Biagi e Giovanni Minoli (l’unico che abbia prodotto qualcosa in rai ad esclusione di Biagi e pochissimi altri dagli anni ’80 in poi con Mixer e che infatti dirige rai storia).
Erano programmi perfetti? No, certo. Dovevano rispondere della sempre presente censura italiana: non si poteva parlare di sesso; non si poteva parlare male della Chiesa; non si poteva parlare dei crimini commessi dai comunisti in Russia, nei paesi dell’Europa orientale, o nelle foibe; non si poteva parlare del fascismo se non male e senza entrare nei dettagli, senza cercare di analizzare più approfonditamente fatti e personaggi del tempo; non si poteva offendere in nessun modo i politici, e Vianello poteva essere espulso dalla rai per avere riproposto la scenetta di Gronchi che finisce per terra perchè gli portano via la sedia mentre si stava sedendo, e Alighiero Noschese poteva imitare Andreotti, ma doveva sempre fornirgli prima i testi con tutte le battute perchè lui le approvasse.
Questi però sono dettagli, tutte le società hanno i loro limiti, i loro difetti, i loro tabù, da nessuna parte puoi dire tutto su tutto e fare qualunque cosa, c’è sempre qualche regola stupida, vecchia o miope, qualche privilegio, qualche sopruso, tuttavia normalmente gli uomini cercano di vivere al meglio all’interno di questi limiti, alcuni più temerari li oltrepasseranno e forse verranno puniti per questo, o forse smuoveranno la società che cambierà, o entrambe le cose, la maggior parte vivrà alla meglio in quei limiti.

Oggi invece sembra che la realtà sia scomparsa, non si può più parlare di essa: gli unici documentari sulla guerra che vedi sono sulla seconda guerra mondiale, non esistono la guerra di Corea, quella d’Indocina, quella del Vietnam, la prima e la seconda guerra del golfo, e la guerra in Afghanistan, in Italia si può parlare di morti ammazzati solo quando i cadaveri sono vecchi di almeno 50-60 anni, cioè quando ormai non gliene frega più niente a nessuno e non hanno alcun peso politico; nessuno parla delle condizioni del meridione, Saviano ha fatto tanto scalpore non perchè sia chissà quale genio ma semplicemente perchè è stato l’unico a parlare della camorra, ma per il resto se ci sono i rifiuti a Napoli per le televisioni di Berlusconi la colpa è dei napoletani, contro cui bisogna mandare l’esercito, i politici che hanno governato per 30 anni la zona e i camorristi con cui si sono spartiti i soldi possono prendersi anche i soldi per l’emergenza, e una volta fatto l’intervento ad effetto si dice che il problema è risolto anche se i rifiuti continuano ad esserci; una donna viene violentata a Roma da un rumeno e si scatenano televisioni e folla a parlarne giorni e giorni e ad inveire contro gli stranieri, casualmente pochi giorni dopo c’è l’elezione del sindaco di Roma e Alemanno ha puntato tutto sull’ordine e il problema degli zingari e degli immigrati, dopo l’elezione di Alemanno nessuno parla più dell’episodio, intanto a Roma ogni giorno 3 donne vengono violentate, sono passati 3 anni, il che vuol dire circa un migliaio di donne violentate (senza contare le violenze domestiche che non vengono denunciate), ma non essendo periodo di elezioni sono state sfortunate, hanno scelto il momento sbagliato per farsi violentare.

Ecco perchè non ci sono più intellettuali, giornalisti, scrittori e poeti: perchè manca ormai il contatto con la realtà, e senza di esso non puoi diventare nessuno. E se anche lo diventassi nessuno ti permetterebbe di parlare. E se anche parlassi ben pochi ti ascolterebbero, perchè ormai la gente è abituata a sentir parlare solo del grande fratello, di qualche misterioso omicidio sanguinario, dei ragazzi di amici, della crisi economica, di Berlusconi che deve dimettersi o della magistratura che è comunista… la realtà è scomparsa, e con essa sono scomparsi gli uomini perchè è scomparsa la loro umanità.

Ovviamente anche leggendo libri un po’ datati si vede la differenza, ma ho scelto di usare rai storia e la televisione come esempio perchè purtroppo la televisione è molto più potente, ed influenza terribilmente la gente al punto da rendere per molti i libri e internet inutili, perchè se ti abitui a non pensare, a non avere idee, ad occuparti solo di cose futili, poi anche quando hai a disposizione uno strumento che ti  consentirebbe di acculturarti, di informarti, di crescere come persona non lo userai perchè non saprai cosa cercare.

Queste parole e questo sito in generale nascono da questo vuoto di idee e di uomini.
Io ho 29 anni, e ho vissuto da bambino il trionfo di Berlusconi nella società italiana, sono cresciuto guardando le sue televisioni e tifando per il Milan di Sacchi e Capello. Solo quando ho incominciato a pensare ho capito che era tutta una truffa, ma l’ho potuto capire grazie a quelle poche persone che in televisione cantavano fuori dal coro: Funari, Luttazzi e Travaglio. Se non ci fossero stati loro a darmi una prospettiva diversa avrei continuato a pensare che Berlusconi era un bravissimo uomo di successo, capace e nelle cui mani si poteva affidare un paese. Ma non si tratta solo di Berlusconi in sé, ma della politica e della realtà in generale: significa avere degli ideali, interessarsi al benessere della gente, capire come il fare o non fare certe cose possa significare la vita o la morte di certe persone, o comunque un cambiamento radicale nelle loro vite.

Per questo quando guardo un po’ indietro a scrittori come Montanelli, Pasolini, Sciascia, o a intellettuali e politici impegnati che facevano il loro lavoro perchè ci credevano veramente e pensavano di poter cambiare il mondo, o almeno di poterlo migliorare un poco o evitare che cadesse nel baratro, sento dolorosamente la differenza col presente e il suo vuoto siderale.
Questi personaggi avevano anche un vantaggio rispetto alle persone di oggi: si erano date da fare da giovani, avevano combattutto la seconda guerra mondiale, avevano dovuto combattere o sopravvivere col fascismo, avevano vissuto nelle macerie della ricostruzione del dopoguerra… oggi invece cosa possono fare i giovani? vegetare per 30 anni davanti alla televisione e al computer andando a scuola e all’università per poi avere un pezzo di carta che non gli servirà a nulla e non sapere né chi sono né cosa possono fare nella vita. E quando si diventa adulti dopo una vita simile che persone si può essere?

Se siete giovani datevi da fare, se avete delle passioni seguitele, se non ne avete trovatele, non perdete tempo… stimolate il cervello, pensate, create, soffrite, lottate… e se avete dei figli smettetela di fare come quasi tutti gli italiani, che pensano che per sistemare un figlio basti dargli una laurea e una casa di proprietà, nella maggior parte dei casi i figli è meglio buttarli sulla strada perchè siano costretti a vivere… e non vi preoccupate, la maggior parte degli uomini in tutti i paesi e in tutte le epoche, sono sopravvissuti tranquillamente a problemi ben peggiori.

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