Archive

Archive for May, 2011

Roberto Saviano e la mancata censura di Berlusconi e Mondadori

May 16th, 2011 No comments

Sembra che Roberto Saviano continuerà a pubblicare libri con Mondadori, una delle case editrici di Berlusconi.

Quello di Saviano è un caso emblematico di cosa è diventata l’Italia, ed è forse la migliore prova di quanto sia caduta in basso.
Saviano non ha fatto certo un favore a Berlusconi con le sue denunce della camorra in Gomorra e vieni via con me, non ci vuole un genio per capire le connessioni tra la crisi dei rifiuti di Napoli (scoppiata due mesi prima delle elezioni che si sapeva già Berlusconi avrebbe vinto), la tanto pubblicizzata falsa fine della crisi con l’intervento dell’esercito non contro la camorra o i politici locali che l’hanno favorita, ma contro la popolazione, e la permanenza della crisi fino ad oggi senza nessuno che ne parli, salvo fare intervenire l’esercito una settimana prima delle elezioni comunali.

I napoletani continuano a morire di cancro per via dei rifiuti, di quelli bruciati negli inceneritori, di quelli bruciati per le strade, di quelli sotterrati dalla camorra e che hanno inquinato le falde acquifere… le mozzarelle di bufala campana e le carni dei poveri animali costretti a pascolare in quelle zone è piena di diossina e metalli pesanti, all’inizio della crisi il Giappone ne vietò l’importazione dopo aver fatto delle analisi, adesso nessuno dice più niente. Non che il problema sia stato risolto, semplicemente nessuno fa più analisi, e se qualcuno le fa di certo non c’è qualche giornalista che possa pubblicare i risultati, così come non c’è giornale o telegiornale che dica che i malati di cancro in campania sono il triplo che nel resto d’Italia.
Read more…

Categories: Scrittori Tags: ,

Instant English – Corso di inglese di John Sloan

May 12th, 2011 No comments

Gli italiani sono ignoranti non solo dal punto di vista nozionistico, ma anche linguistico. A causa del poco studio e della poca lettura conoscono poco l’italiano, lo parlano male e lo scrivono come lo parlano (e anche un po’ peggio…). Ovviamente questo significa che le lingue straniere le conoscono ancora meno, il che contribuisce a frenare la crescita culturale della popolazione, che rimane bloccata nel suo giardinetto, vede il mondo attraverso la televisione e quando viaggia fa viaggi organizzati con guide che sanno l’italiano, o più semplicemente vanno a Sharm El Sheik dove trovano più italiani che egiziani stesi al sole a non fare nulla.

Se siete in questa categoria e vi siete stancati pensate di comprare il libro Instant English di John Peter Sloan, si tratta di un corso di inglese innovativo particolarmente efficace per chi è alle prime armi, non ha mai studiato inglese oppure lo ha studiato poco e male a scuola, magari diversi anni fa.

Una delle poche cose buone che hanno portato gli americani col loro dominio mondiale è dare una lingua comune al mondo, e oggi il sapere l’inglese può facilmente cambiarti la vita:

  • Dal punto di vista della cultura e della conoscenza comprendere l’inglese ti permette accesso ad una quantità sterminata di documenti su internet, di libri che potete comprare o scaricare e non esistono in italiano, di siti in inglese, di video, film e videocorsi (tante università nel mondo ormai offrono corsi gratuiti su internet, e saranno sempre di più in futuro).
  • Dal punto di vista economico l’avere accesso a tante informazioni in più vi permette di imparare lavori nuovi o perfezionare quello che sapete fare, ad esempio se volete creare siti web potete tranquillamente imparare qualunque tecnologia vi interessa senza bisogno di spendere un soldo, mentre le risorse in italiano sono molto più limitate, specie su argomenti molto specifici e che destano poco interesse. Inoltre conoscere l’inglese vi può permettere di fare lavori che riguardano il turismo o il contatto con il pubblico, e se proprio non riuscite a fare nulla in Italia o se vi piace l’idea di andarvene da un’altra parte o ricevete qualche buona offerta potete anche emigrare all’estero.
  • Read more…

Categories: Recensioni Tags: ,

Il trionfo della borghesia di Eric J. Hobsbawm

May 8th, 2011 No comments

Gli italiani la storia non l’hanno mai saputa, a parte magari quelli che hanno imparato qualcosa a memoria in passato, quando lo studio della storia coincideva più o meno con l’obbedisco di Garibaldi e la piccola vedetta lombarda, inoltre la storia recente in Italia ha sempre il problema dell’aggiustamento politico, anche quando non si tratta di scrittori dichiaratamente faziosi o pagati per scrivere certe cose (come Bruno Vespa oggi o gli autori dei sussidiari ai tempi di Mussolini e anche dopo) sono pochi quelli che non temono le critiche e le censure,  e pochissimi quelli che riescono ad evitare di essere irrimediabilmente censurati.

Fortunatamente oggi c’è sotto certi aspetti molta più libertà: non ci sono più i salotti buoni nominalmente filocomunisti in cui si parlava delle brigate rosse come degli eroi, né c’è più il minculpop di Mussolini, il web poi dà la possibilità di esprimere le proprie opinioni anche senza dover scrivere un libro e trovare un editore che te lo pubblichi. Il problema è però alla fine sempre che gli italiani non vogliono leggere e imparare nulla, specialmente della storia. Perchè sia così è difficile dirlo, forse dipende soprattutto dalla generale irresponsabilità degli italiani, che dall’inizio della loro storia sono stati abituati a seguire questa o quella bandiera allo stesso modo in cui tifano una squadra di calcio: con amore cieco, pensando di dover sempre vincere, godendo delle sfortune degli avversari e insultandoli, e ritenendo sempre tutti unanimemente, quando non si è vinto, che la colpa è dell’arbitro cornuto.

Hobsbawm non è uno storico che finga di essere oggettivo e non avere idee politiche, anche dopo la caduta dell’Unione Sovietica e la fine del partito comunista inglese di cui faceva parte continua a definirsi comunista, ma è di quei comunisti che dopo l’invasione dell’Ungheria cessarono di sostenere Stalin, non fu insomma mai un pupazzo del partito o un opportunista. La visione storica di Hobsbawm rientra nello storicismo marxista, che mette in primo piano le divisioni in classi della società nel descrivere e spiegare un certo periodo storico, sebbene sia solo per lui una linea generale da non seguire sempre alla lettera e che non può costituire tutto quello che di importante si possa dire di un’epoca.

Oggi parlare di classi sociali e di borghesia puzza di vecchio, solo i comunisti o i vecchi (e soprattutto i vecchi comunisti) usano ancora la parola “borghesia”, perchè essa è legata ad un mondo in cui i borghesi erano una minoranza ristretta o ristrettissima, mentre oggi quasi tutti nei paesi ricchi hanno uno stile di vita, una occupazione e dei valori che si possono definire borghesi. Non è che non ci siano più classi sociali, ad esempio i politici, i grandi banchieri, i calciatori e le persone del mondo dello spettacolo vivono in un mondo che è totalmente diverso da quello delle persone comuni, molto più di quanto il passato la vita del re di Francia o Inghilterra fosse diversa da quella dell’ultimo porcaio del loro reame; e anche la vita dei clandestini e dei barboni che non hanno niente e sono soli al mondo è molto diversa da quella di una persona “normale”. E se andassimo a contare tutte queste persone (la trans brasiliana che si prostituisce, la vecchietta che marcisce in casa o all’ospizio con una misera pensione, il barbone che dorme alla stazione, il drogato che muore nei bagni della stazione…) troveremmo che non sono poi una minoranza così risicata.

Il libro “Il trionfo della borghesia” di Hobsbawm è la descrizione di come è incominciato il viaggio che ci ha portato a imborghesirci tutti, a tal punto che tanti purtroppo pensano che bombardare la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan per portare gli stessi valori della nostra società sia un bene, e che i bombardati dovrebbero accogliere festosamente le truppe invasori che hanno distrutto la loro casa e ammazzato o mutilato loro amici e parenti. Considerando che neanche Hitler pretendeva che i polacchi, i francesi o gli ebrei fossero felici di farsi conquistare od uccidere, si può capire a che livello di psicopatologia questo nostro mondo sia arrivato, e la radice sta lì, negli anni del trionfo borghese del terzo venticinquennio del 1800.

Se vogliamo capire quest’epoca e cercare di curarla dai suoi mali, che ogni anno causano massacri su massacri che avvengono nell’indifferenza generale e che ha gettato una metà del mondo nella miseria più nera dal punto di vista materiale, e un’altra metà nella miseria più nera dal punto di vista morale, dobbiamo risalire dalle rivoluzioni fallite del 1848 su su fino ai giorni nostri, e questo libro costituisce il primo passo.

Qui potete trovare altri libri di Eric J. Hobsbawm

Categories: Recensioni Tags:

Senz’anima – Libro di Massimo Fini

May 5th, 2011 No comments

Massimo Fini è un bravissimo scrittore e giornalista, ed uno dei pochi filosofi rimasti oggi, filosofo nel senso che pensando agli uomini e alla società ricerca le idee, gli ideali, i valori che rendono gli uomini veri uomini, e se qualcuno lo accusasse di pessimismo probabilmente lui risponderebbe “non è colpa mia se quei valori e quegli ideali non li trovo più da nessuna parte”.

Questo libro che Massimo Fini ha chiamato tristemente e ferocemente “Senz’anima” è una raccolta di suo articoli dal 1980 al 2010 per descrivere il progressivo svilimento della società italiana, con un popolo preda del consumismo e del clientelismo, e un potere arrogante e menefreghista che con Craxi o con Berlusconi si gode i soldi, le ville e le prostitute procacciate dai solerti aiutanti.

Fini, come Montanelli, è di destra (anche se Massimo fini e Gianfranco Fini non sono fratelli o in alcun modo legati) e critica lo spazio avuto da tanti intellettuali nel mondo della cultura solo per la loro tessera di partito, ma in generale critica l’assenza di veri intellettuali, di persone che abbiano delle idee, indipendentemente da quali siano queste idee, purtroppo in Italia sono pochi quelli che hanno questa sensibilità, cioè che sentino la mancanza di poter leggere, poter ascoltare, poter dialogare ed anche litigare con delle persone interessanti, acculturate e intelligenti. Sono troppi decenni che gli italiani sono abituati ai discorsi semplici e rassicuranti della televisione, e avere davanti qualcuno che ti dipinge un quadro della realtà più complesso e meno tranquillizzante, costringendoti a riflettere e ad abbandonare pregiudizi e luoghi comuni, è qualcosa che, quando proprio non fa paura, almeno fa venire mal di testa e una certa agitazione.

Massimo Fini è un antimodernista, nel senso che, come faceva Pasolini, guarda indietro al mondo preindustriale con rimpianto, e questo è il suo limite. Non che non condivida l’apprezzamento per tutte le cose belle del passato che la modernità ha distrutto, neanch’io ho fiducia nella democrazia e nella direzione verso cui sta andando la società, ma è utopico pensare di poter tornare indietro, anche se è vero che qualche volta si può evitare di andare avanti per forza.
Con le sue critiche continue Fini manca di fornire delle alternative possibili che non siano anacronistiche, quantomeno in questo libro, inoltre questa sua continua negatività, nel senso di questo suo criticare sempre e analizzare sempre gli aspetti peggiori degli uomini e della società, può finire per stancare un po’, soprattutto dopo un libro così lungo.

Ma a parte i difetti spiegati è certamente un libro da leggere, anche se certo visto l’argomento non è una lettura piacevole, ma è di quelle esperienze che serve a ricordarti cosa non devi diventare e come non devi agire, e se uno non fosse cosciente dei difetti tipici dell’Italia fornisce una bella carrellata di molte delle cose peggiori che si possono trovare nella società italiana.

La parte più bella e in cui Massimo Fini tira fuori la parte migliore di sé credo sia l’inizio, l’articolo in cui descrive la vita nella Milano 2 costruita qualche anno prima da Berlusconi, una città fredda come un cadavere, in cui c’è verde ma i bambini non possono giocare per non rovinare le piante, la chiesa senza inginocchiatoi e con il prete che sembra un manager, senza alcuna storia, con in negozi vuoti durante la settimana perchè tutti lavorano a Milano e non c’è nessuno e l’assoluta mancanza di qualunque altro tipo di edifici (niente scuole, parchi giochi, biblioteche, cinema), tanto che i bambini e gli adulti quando non lavorano non sanno cosa fare…
E’ un ritratto penoso e che mette in luce una grande sensibilità da parte di Massimo Fini, ed è messo all’inizio del libro perchè quel ritratto di Milano 2 è poi diventato il destino dell’Italia di oggi, modellata come Milano 2 da Berlusconi a sua immagine e somiglianza, tanto che non si può più capire quando Belusconi sia arrivato e abbia mantenuto il potere perchè gli italiani di oggi lo invidiano ed ammirano, e quanto sia stato Berlusconi a far diventare con le sue televisioni ed il suo esempio gli italiani simili a lui.

Altri libri di Massimo Fini su Amazon.it