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Biografia di Alcide De Gasperi – di Maria Romana De Gasperi

Lo scoraggiamento è il pericolo principale delle democrazie. Non occorrono mezzi artificiosi, promesse mirabolanti, per infondere coraggio; questi sono mezzi degli assolutismi. Basta la coscienza profonda e la certezza di attuare il proprio proposito. La pazienza è la virtù dei riformatori; riformare vuol dire superare il passato; la pazienza è virtù dei forti, di chi ha fede e coscienza dei problemi e li segue con tutta attenzione.
Reggere uno stato crea un vincolo intimo con Dio, una responsabilità immediata verso il popolo come apportatore della volontà divina che ci regge.

Questo libro della figlia di De Gasperi Maria Romana è una biografia vera e profonda del più grande statista che l'Italia abbia mai avuto: Alcide De Gasperi. 
In un'epoca governata dalla corruzione, dalla criminalità, dalla sete di potere e di denaro, la figura di De Gasperi sembra irreale e favolosa; gli italiani ormai non possono più concepire un uomo pulito, dedito al servizio dello stato, tormentato da dubbi sul futuro del paese e non sui propri profitti personali, che quando si rivolge a Dio non lo fa per catturare i voti dei bigotti e l'appoggio della Chiesa, e quando si rivolge al popolo non lo fa come se stesse girando lo spot di un dentifricio.

Chiunque voglia intraprendere la carriera politica deve leggere questo libro, indipendentemente dal fatto che sia cattolico o meno e si possa ritrovare nella religiosità di De Gasperi, perchè l'impegno politico è come l'impegno ecclesiastico: si può essere veri politici solo prendendo i voti di povertà, castità e obbedienza. Alla fine cambiano solo gli ideali, e neanche tanto, soprattutto cambia l'idea di stato che si ha in mente, il modo di organizzarlo, ma alla base ci deve essere sempre l'impegno ed il sacrificio per il popolo.

Ma anche chi non vuole fare politica dovrebbe leggerlo, per capire che cosa significa realmente governare ed essere uomini politici, per rendersi conto che la politica non è necessariamente una cosa schifosa come gli italiani hanno finito di pensare dopo Andreotti, De Mita, Craxi, Berlusconi, Bossi... Un tempo Montanelli aveva lanciato lo slogan "turatevi il naso e votate DC" per spingere la gente a votare ed evitare che i comunisti raggiungessero la maggioranza; allora questo modo di pensare aveva un senso, purtroppo si è poi cronicizzato come una cattiva abitudine, per cui l'italiano pensa che non ci sia niente di male nel votare sempre "il meno peggio". Questo atteggiamento ha contribuito ad affossare ulteriormente il livello dei politici italiani, cui si chiede solo di essere un po' meno peggio di Berlusconi (anche un manichino ce la farebbe) e che quindi possono navigare tranquillamente nel loro mare di mediocrità.

Alcide De Gasperi era un mistico, se non fosse stato un politico sarebbe diventato prete e santo (e avrebbe dovuto essere santificato lo stesso pur non prendendo i voti religiosi e non avendo mai fatto miracoli). In questo libro si trovano alcuni passi di questo suo misticismo che aiutano a gettare luce su che tipo di uomo fosse, mentre quando era in vita i comunisti lo accusavano, un po' per ignoranza e un po' perchè faceva parte del copione, di essere il portavoce e il protettore del Vaticano, di essere un servo del Papa. De Gasperi era invece solo un devoto fedele, che amava la Chiesa ma era d'accordo con Cavour nel volere uno stato libero e laico, sia per il bene dello stato che per quello della Chiesa; così voleva anche governare assieme alle altre forze politiche (comunisti a parte, dopo un primo tentativo di integrarli, perchè riteneva che il loro solo scopo fosse quello di far affondare il governo e lo stato per poter fare la rivoluzione) e non essere costretto a fare governi monocolore con solo la democrazia cristiana. Era insomma un credente ma non un clericale, a differenza dei democristiani che lo seguirono.

La sua serietà e pacatezza stonano se confrontate con personaggi come Craxi e Berlusconi, così come l'impegno al servizio del paese e del popolo. Pensare a quante cose fece De Gasperi nei pochi anni che poté governare prima di morire nel 1953 è impressionante, anche visto lo stato disastroso del paese e le laceranti lotte politiche sia tra i partiti che all'interno della democrazia cristiana (e tra De Gasperi e il Papa); ed è sconfortante se si pensa a come Berlusconi in quasi vent'anni non si sia dedicato a fare neanche una legge che non riguardasse se stesso o fosse dettata da ragioni elettorali o politiche (tipo la Bossi-Fini per fingere di lottare contro l'immigrazione clandestina, o la legge sul testamento biologico preparata in pochi giorni dopo il caso Englaro per accontentare la Chiesa). Infine si può notare anche il grande senso di responsabilità di De Gasperi, che si sentiva quasi investito di un dovere divino di aiutare gli altri dirigendo al meglio il paese, a differenza di tutti gli altri capi di stato della storia che al massimo sostenevano di avere ricevuto il potere per diritto divino. Oggi invece nessuno si sente responsabile: Berlusconi accusa i giudici del fatto di non poter governare (come se avesse mai avuto qualche progetto o ideale da realizzare), le presunte opposizioni accusano Berlusconi e chiedono continuamente le sue dimissioni (mentre avrebbero potuto proibirgli di candidarsi già nel '94, oppure presentare un qualunque vero piano di governo agli elettori per battere Berlusconi), e il popolo si lamenta (come se non fosse responsabile di aver mandato al potere Craxi e Berlusconi sapendo benissimo che erano dei ladri, e invidiandoli e ammirandoli proprio per quello).

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