Home > Recensioni > Biografia di Garibaldi – di Indro Montanelli

Biografia di Garibaldi – di Indro Montanelli

Questa non è una biografia romanzata, è una biografia e basta. Se qua e là somiglia a un romanzo il merito è solo di Garibaldi, non dei suoi ritrattisti.

 

 
Questa biografia di Garibaldi di Indro Montanelli e Marco Nozza risale al 1962, tuttavia è ancora attuale per chi voglia comprendere l’eroe dei due mondi.
Come tutti i libri di Montanelli si tratta di un testo particolare e non banale, che non tratta la storia come una sequenza di date ed eventi ma cerca di comprenderne i protagonisti dal punto di vista umano, e fornire un ritratto vivo dell’epoca e delle persone.

Montanelli amava Garibaldi. Anche se non era un intellettuale e aveva “poche idee ma ben confuse”, Garibaldi rappresentava quell’ideale anarchico, coraggioso e popolare che era l’ideale di Montanelli. In questa biografia Garibaldi viene svelato come semplice uomo, con gradi qualità e grossi limiti, cancellando definitivamente quell’aura leggendaria che su di lui era stata costruita anche quando era in vita, e che si rafforzò nel momento in cui venne istituzionalizzato come uno dei quattro “padri della patria” (assieme a Vittorio Emanuele III, Cavour, e Mazzini).

La vita di Garibaldi è la vita avventurosa di un uomo che da ragazzo, non avendo voglia di studiare, passava tutto il tempo al porto di Nizza, ed incominciò ad andare per mare, navigando per il Mediterraneo per tutta la sua giovinezza. Un giorno conobbe un uomo che gli parlò delle idee rivoluzionarie di Saint Simon, di come si dovesse lottare contro i tiranni e le ingiustizie in ogni parte del mondo; l’idea piacque a Garibaldi, che la abbracciò con la semplicità e lo slancio proprio del suo animo, e non lo abbandonò per tutta la vita. Entrò poi nella carboneria cercando di partecipare ai moti mazziniani, ma nel momento in cui era pronto a far scoppiare la rivoluzione si accorse di essere solo, nella piazza in cui dovevano essere riuniti migliaia di congiurati ad aizzare il popolo contro il re tutto era tranquillo, fu allora che capì che seguendo Mazzini non sarebbe riuscito a fare nulla. Quel tentativo gli costò poi la condanna a morte da parte del regno di Sardegna, ma non riuscirono a prenderlo e così poté scappare all’estero iniziando i suoi lunghi viaggi al di là dell’oceano…

Garibaldi è stato un grande protagonista della storia italiana, certo Cavour era un grandissimo diplomatico e fu decisivo nel riuscire ad ottenere l’appoggio di Napoleone III alla guerra contro l’Austria, ma non fu un bel modo di fare l’Italia quello di usare eserciti stranieri per una conquista militare mascherata da rivoluzione con qualche plebiscito. Aveva ragione Garibaldi a volere una Italia creata dal popolo, non dal re, dal suo primo ministro, e dalla diplomazia. Garibaldi rappresenta quel sogno mancato di una Italia vera, in cui la povera gente può essere protagonista e decidere del proprio destino, e quelli che lo seguirono sperarono in un futuro molto diverso da quello che poi è stato.

Fa anche un po’ di tristezza pensare a Garibaldi, nel ventesimo secolo l’unico che un po’ poteva ricordarlo era Che Guevara, nel ventunesimo secolo invece appare improbabile che possano nascere nuovamente delle figure del genere, non sembra essere più tempo di leggende. Le guerre che si combattono sono ormai semplici massacri: o i bombardamenti della nato su qualche stato arabo, o i massacri dei palestinesi da parte dell’esercito israeliano, o dei ceceni da parte dell’esercito russo, o le guerre civili in Africa, e qualche volta in Asia ed America latina, che contrappongono dittatori che si combattono solo per ottenere il potere. La guerra in Libia adesso è forse l’unica eccezione, l’unica guerra di popolo per la liberazione di uno stato, solo che paradossalmente chi combatte per il popolo è Gheddafi, mentre dall’altra parte ci sono gli eserciti di rivoltosi creati dal nulla, come già fatto in passato in Nicaragua dalla cia con i contras. Ovviamente tutti i media e tutti i politici sono contro Gheddafi, ormai sembra impossibile creare un altro mito di un uomo o un popolo che lotta per la libertà, perchè oggi l’uomo moderno è troppo schiavo per rendersi conto di che cos’è la libertà.
Purtroppo oggi non ci sono italiani od europei che vanno a combattere in guerre per la difesa di popoli stranieri, gli unici sono i mercenari che combattono solo per soldi, ma combattenti per ideali non ce n’è più.

Speriamo che almeno in questo secolo si possa combatere con la cultura, se non con le armi. La cultura permette di capire la crudeltà, l’irrazionalità, il razzismo e l’egoismo della politica mondiale attuale; e quando i popoli dei paesi membri della nato si saranno stancati di essere costretti dai loro governi a diventare degli assassini paganto con le loro tasse le bombe che uccideranno persone innocenti con cui loro non hanno niente a che fare, allora ci sarà una vera rivoluzione.
La guerra invece non è più possibile farla, la superiorità tecnica della nato è troppa per poter pensare di combattere una guerra di guerriglia e vincerla, solo una rivoluzione popolare è sufficiente: questa infatti è la ragione per cui Gheddafi ha armato il popolo, sa che la nato non ha nessuna intenzione di conquistare Tripoli combattendo casa per casa, e inoltre non sarebbe più possibile fingere di volere aiutare i civili se ci si ritrova a dover combattere proprio contro di loro faccia a faccia. Se un giorno anche le altre popolazioni dell’Africa si rivolteranno cacciando gli eserciti stranieri, le basi americane e le multinazionali, allora l’Africa potrà finalmente incominciare una sua storia, in cui possa andare a testa alta e non sia più serva di nessuno.

  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.