Home > Recensioni > Biografia di Indro Montanelli – di Paolo Granzotto

Biografia di Indro Montanelli – di Paolo Granzotto

Paolo Granzotto è stato uno dei giornalisti de “Il Giornale” di Montanelli ed un suo amico per diversi anni, ed ha scritto questa biografia, che si chiama appunto semplicemente “Montanelli” (edito dalla casa editrice “Il Mulino” per la collana “L’identità italiana”).

Granzotto ripercorre tutta la lunga carriera di Montanelli, dai primi passi al tempo del fascismo fino agli ultimi anni della lotta con Berlusconi e della sua “adozione” da parte dei suoi vecchi nemici di sinistra. Montanelli aveva già dettato a Tiziana Abate la sua storia in una serie di interviste nei suoi ultimi anni di vita, e che poi è stata pubblicata dopo la sua morte col titolo di “Soltanto un giornalista” (potete trovarlo qui su Amazon), e si può dire che più o meno Granzotto racconti le stesse cose, solo aggiunge alcuni particolari della vita e del carattere di Montanelli che aiutano a capire meglio che uomo fosse.

Il libro di Tiziana Abate basta per ripercorrere la vita di Montanelli, e non è necessario fare qui un riassunto, potete anche leggervi la pagina di wikipedia su di lui se non la conoscete, qui ci limiteremo ad analizzare le cose in più che ci sono nel libro di Granzotto.

L’autore non vuole far apparire Montanelli come un uomo perfetto o un profeta, descrive la sua solitudine ed incapacità di avvicinarsi abbastanza alle persone, tanto da dire che non ha mai potuto avere dei veri amici, la sua incapacità finanziaria, la sua poca attitudine a fare il direttore del giornale, i suoi periodici momenti di depressione…

Una cosa in particolare, che io supponevo ma di cui non avevo prove, è dimostrata da questo libro: Montanelli amava parlare per esempi, e quando succedeva che non ci fosse nessun fatto particolare che servisse per spiegare e riassumere il carattere di una persona o di un fatto lui ne inventava uno, mettendo in bocca a personaggi famosi o storici frasi che non avevano mai detto ma che erano verosimili ed esprimevano il pensiero di Montanelli su quella persona o quell’argomento.
Il fatto più famoso fu quando disse di avere incontrato per caso Hitler in Polonia durante l’invasione all’inizio della seconda guerra mondiale, e che Hitler vedendolo in abiti civili si fosse fermato a chiedere chi fosse, e saputo che era italiano si era messo a fargli un discorso urlato di 20 minuti sull’unione tra tedeschi e italiani. Anche Tiziana Abate raccontò la stessa storia nel libro dicendo che Montanelli l’aveva raccontata una volta mentre erano in un bar con la sua bambina, e lui ricordava come gli unici due grandi uomini che non aveva potuto incontrare fossero stati Stalin e Mao, allora per fare bella figura con la bambina si inventò l’incontro con Hitler.

Può sembrare strano questo comportamento di Montanelli, sia come scrittore che come giornalista, visto che normalmente si pensa che il giornalista dovrebbe raccontare la verità così com’è senza ricamarci sopra, e lo storico dovrebbe attenersi ai documenti e alle testimonianze sicure che ha, ma il modo di fare giornalismo e di spiegare la storia di Montanelli era questo: un personaggio più o meno importante veniva descritto in maniera fugace da una sua caratteristica particolare che metteva in luce il suo carattere, così Franco era quello che gli aveva detto, guardando la foto di Mussolini a Piazzale Loreto “lo hanno legato male” (cosa che quasi certamente lui non ha mai detto), e Berlusconi era “un bugiardo nato, così abituato a mentire dal finire col credere lui stesso alle cose che dice”. Tuttavia inventando cercava solo un modo migliore per descrivere la verità, in maniera che il lettore rimanesse colpito, le parole gli rimanessero impresse, ed il senso risultasse chiaro e facile da ricordare, non creava casi che non esistevano né gonfiava fatti che non avevano importanza.

Ciò che esce dalla figura tratteggiata da Granzotto è soprattutto la grande dignità di Montanelli, il suo non piegarsi mai di fronte a nessuno. Certo aveva sicuramente anche un po’ di arroganza, o quantomeno coscienza di essere il miglior giornalista italiano e di essere tra i pochi in Italia a poter girare a testa alta perchè non aveva mai rinnegato il suo passato né servito nessun padrone, ma non gli si può dare torto in questo perchè è tutto vero, ed alla fine nonostante la venerazione cieca di molti dei suoi lettori non si è mai realmente montato la testa. E poi l’ambizione di Montanelli era se non altro pulita: voleva essere famoso, voleva che la gente lo leggesse e lo capisse, ma non si vendette mai per quella fama né cercò mai di conquistarsi l’amore e l’attenzione del pubblico in maniera diversa dal cercare di scrivere cose vere ed interessanti.

Agli italiani manca la capacità di stare a testa alta nelle avversità, ed anche quella di non fare di tutto pur di guadagnarsi il successo, manca un’etica dell’onesta e del lavoro, è soprattutto per questo che la vita di Montanelli è stata molto importante e deve essere un esempio per tutti.

  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.