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In morte di Gheddafi

October 21st, 2011 No comments

Capisco come mai a Montanelli sia sempre rimasto in corpo il rimpianto di non aver seguiro Berto Ricci, che andò a combattere volontario e morì in Libia durante la seconda guerra mondiale. Il gesto di Ricci era un gesto estremo, simile a quello del direttore dell'agenzia Stefani che si suicidò dopo la fine del fascismo, di un uomo che voleva vivere fino in fondo la responsabilità del suo tempo, delle sue azioni e della sua vita, senza scappare, senza salire sul carro dei vincitori, senza nascondersi fino a che non fosse passata la bufera. Berto Ricci andò a morire per un ideale in cui non credeva nemmeno più, ma tutte le altre alternative gli parevano troppo vili e impraticabili per lui, era un po' come il Ponzio Pilato di quel film con Manfredi ("secondo Ponzio Piliato", il più bel film che abbiano mai fatto su Cristo, sebbene girato con poveri mezzi) che, nonostante si fosse convertito al cristianesimo prima di essere giustiziato, volle morire con l'obolo in bocca (che tradizionalmente i romani mettevano in bocca ai morti perchè potessero pagare il passaggio dello Stige a Caronte) dicendo "Io sempre da romano ho vissuto, e solo da romano so morire".

Montanelli rimpiangeva di non aver mai avuto il coraggio "dell'estremo sacrificio". Gli si sarebbe potuto dire che alla fine è stato meglio così, che se fosse andato anche lui probabilmente sarebbe stato solo un'altro dei tanti cadaveri abbandonati nel deserto, mentre continuando a vivere ha potuto dare molto al mondo con i suoi pensieri nel corso della sua vita. E questo dal punto di vista della storia e di un osservatore esterno è giusto, ma il protagonista della propria vita continua a farsi questa domanda... perchè per gli altri potrà non avere un senso morire in nome di una battaglia già persa in un deserto sperduto, ma forse per lui sì.

Oggi anche io avrei voluto essere accanto a Gheddafi, poter combattere per la libertà di un lembo di terra, di un piccolo popolo, di tutta l'Africa, del mondo intero... non credo di temere la morte, quello che mi spaventa è la morte senza significato, così come la vita senza significato. Anche i peggiori detrattori e i più grandi propagandisti del neocolonialismo non potranno trovare molto da dire contro la morte di Gheddafi, al massimo potranno inventarsi che stava fuggendo o che le sue ultime parole siano state "non sparate"; ma ha combattuto sino in fondo, nonostante avrebbe potuto fuggire e fare una vita da nababbo indisturbato in qualche isola tropicale, perchè è stato un governante responsabile che fino alla fine ha lottato per la libertà del suo popolo e lo ha condotto con l'esempio fino alla morte.

Per questo Gheddafi sarà ricordato e rispettato dal suo popolo, ma anche dagli altri africani. Speriamo che anche in occidente la sua morte apra gli occhi, i cuori e le menti a qualcuno, e faccia capire cosa vuol dire essere uomo e cosa essere assassino. Oggi diffondono le immagini di Gheddafi dicendo che sono "crude", ma nessuno diffonde le foto dei corpi bruciati dalle bombe della nato, dei bambini mutilati, delle case distrutte, questo è l'inganno del mondo moderno, in cui puoi pagare con le tue tasse uccisioni di migliaia o milioni di persone a due passi da te come dall'altra parte del globo, e puoi benissimo esserne del tutto inconsapevole nonostante tu viva "nell'era della comunicazione".

Così come non ci rendiamo conto di quanto inquiniamo l'ambiente con cose quasi tutte futili e stupide, non ci rendiamo conto dei milioni di vite umane che pagano il prezzo del nostro benessere infelice, infelice perchè se tu fai una statistica nei paesi ricchi su quanto la gente è felice la maggior parte ti dirà che non lo è, stiamo raggiungendo gli americani che per metà sono sotto antidepressivi o altri psicofarmaci. Guardate invece gli immigrati africani in Italia, vi sembrano depressi? non hanno una lira, non hanno nessun futuro certo, ma hanno una famiglia che li aspetta a casa (o qui) e che ha bisogno di loro, hanno i valori della loro terra, hanno il senso del dovere e la sopportazione della fatica e della sofferenza, e soprattutto sanno ancora ridere.

Il lavoro degli intellettuali, degli storici, dei filosofi e delle persone di buona volontà di questo secolo, che si annuncia più tragico del precedente, è di dare voce a chi non ha neanche un volto e un'ideantità, e dignità a chi, come Gheddafi, viene ucciso cercando di riscriverne la storia denigrandolo. Nessuno può sorridere vivendo come viviamo noi, dobbiamo capirlo e riprenderci la nostra umanità.

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Tripoli resiste ancora

September 20th, 2011 No comments

Churchill quando ottenne a 35 anni un posto in parlamento e ci si aspettava che fosse contento del suo successo disse "Alla mia età Napoleone aveva vinto ad Austerlitz".
E' vero che Churchill si misurava con un metro di giudizio troppo elevato, non tanto perchè lui non potesse essere un uomo migliore di Napoleone quanto perchè lui divenne imperatore e dominatore dell'Europa in un momento molto particolare di crisi, ed il mondo era diverso a quel tempo ed un uomo poteva ancora partire alla sua conquista guidando grandi armate.

Tuttavia la preoccupazione di Churchill è comprensibile per me, è difficile nell'epoca moderna riuscire a pensare di poter fare grandi cose, soprattutto in politica, se pensi alle imprese del passato. La moderna democrazia ha reso tutto mediocre, e il consumismo e l'ignoranza hanno distrutto lo spirito delle popolazioni ricche, quindi anche se un uomo energico, onesto e pieno di buona volontà e di giusti ideali si trovasse a capo dell'Italia, o dell'America, o della Francia, o dell'Inghilterra, che cosa potrebbe mai riuscire a fare? Posto certo che riesca ad arrivare a quell'incarico, e riesca a superare tutti quelli che hanno interesse a tenere un uomo onesto e capace lontano dal potere.

Oggi mi piacerebbe poter andare a Tripoli e combattere per la difesa della città, l'ultimo palmo di Africa rimasta libera dalla colonizzazione straniera. Forse sarebbe un tentativo inutile, forse sarebbe una morte inutile, ma mi sembra sempre meglio di questa inutile vita in Italia, dove tutto marcisce e niente cambia, dove sembra sempre che non ci sia alcuna speranza, e da 25 anni ormai non esiste più storia perchè non ci sono più né uomini né fatti memorabili, ma solo vermi che sbucano dalle orbite vuote di un cadavere in decomposizione.

L'impotenza mi tormenta, ogni volta che sento parlare della Libia la rabbia mi sale dal cuore. Forse storicamente questo colpo di stato degli stranieri non è così importante, e anche moralmente è solo una delle tante ingiustizie nel mondo che saranno dipinte come grandi progressi della democrazia, ma non è una buona ragione per essere complici degli assassinii nei bombardamenti, del prolungamento artificioso della guerra grazie all'intervento esterno, e del tentativo di rovesciare il governo di un popolo che finora si è governato molto meglio di quanto non abbiano fatto italiani o americani.

Il terrorista che negli anni di piombo era famoso come "Frate Mitra", e che era andato a combattere in sudamerica, condannò le brigate rosse dicendo che lì dove era andato lui la lotta armata era purtroppo l'unica strada per sperare di cambiare le cose, ma si rifiutava di credere che anche in Italia fosse così. Io invece temo che neanche con le armi si riuscirebbe a cambiare realmente le cose, perchè dovrebbe essere il popolo a prendere le armi, e gli italiani al massimo sanno prendere in mano i telefonini... puoi fargli qualunque cosa, ma gli italiani porgeranno sempre l'altra guancia, non perchè siano religiosi o fiduciosi, anzi non credono per nulla ai politici, né a Dio né al futuro, ma alla fine seguono sempre il consiglio di Mussolini: se ne fregano...
Se anche qualcuno arrivasse a dare una scossa a questo cadavere al massimo potrebbe trasformarlo in un Frankenstein, che forse finirebbe per rimpiangere di essere stato svegliato alla coscienza della sua miseria.

Tuttavia disperarsi o recriminare non serve a niente, questo è il mondo in cui ci è toccato vivere: non ci sono imperi da creare, rivoluzioni da guidare, territori da scoprire, ci sono solo cadaveri da seppellire e nuove generazioni da allevare in un pessimo ambiente e con un nero futuro ben difficile da mutare davanti a noi, con animali che si estinguono, temperature che si alzano, risorse che si esauriscono, guerre e fame che falciano o minacciano centinaia di milioni di persone all'anno...

E se le armi sono inutili l'unica soluzione è lo studio, l'applicazione, la dedizione, l'informazione, la cultura, l'educazione. Un giorno ci saranno grandi cambiamenti che sconvolgeranno il mondo, così come è stato con invenzioni come l'elettricità o il computer, o eventi come le guerre mondiali o la rivoluzione francese. Oggi non possiamo sapere in cosa consisteranno questi cambiamenti che smuoveranno la situazione attuale, né possiamo sapere se saranno in meglio o in peggio, ma possiamo prepararci e preparare le future generazioni con lo studio della storia, della filosofia, della morale, dell'animo e della mente umane, in modo da capire meglio noi stessi e fare quanti meno errori possibili in futuro.

Per adesso comunque, anche in questo mondo marcio, Tripoli resiste ancora.

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Paesi liberi e uomini liberi

August 22nd, 2011 No comments

Gheddafi, Fidel Castro, Mao e Ho Chi Min sono stati tra i più grandi politici del ventesimo secolo, perchè hanno saputo unire la loro terra nella lotta per la propria indipendenza, restituendo la dignità al loro popolo.

Non sono un sostenitore della democrazia, in molti casi la dittatura è necessaria per il benessere di un paese, soprattutto in africa e america latina dove gli stati formalmente democratici sono tutti corrotti, deboli e impotenti. Se la Libia non ha fatto la fine del Congo è per merito di Gheddafi, e se Cuba non ha fatto la fine di Haiti è merito di Fidel; un dittatore che ha a cuore il benessere e l'indipendenza del suo stato può permettergli di avere cibo e acqua, istruzione e cure mediche a poco o nessun prezzo, ed una maggiore giustizia sociale, anche se magari in una generale povertà in paesi come Cuba che sono poveri di risorse e non possono fare miracoli. La protezione che il dittatore offre dallo straniero è fondamentale, se tutti gli stati del mondo nazionalizzassero le imprese straniere come ha fatto Chavez in Venezuela gli stati più poveri si riapproprierebbero delle loro risorse, della loro terra, e del loro lavoro; l'alternativa è di vivere come schiavi o poco più, svendendo la propria fatica e le proprie ricchezze chinando sempre la testa.

Tuttavia per quanto importani siano queste cose, per quanto faccia la differenza l'organizzazione politica, economica e sociale di un paese, non basta per determinare il suo livello di civiltà, di felicità, di giustizia. L'Italia in questo ne è un grande esempio: formalmente tutti i diritti sono garantiti, tutti possono dire quello che vogliono; ma lo strapotere di Berlusconi, il nepotismo, la corruzione, le banche, costituiscono centri di potere e di interesse che continuamente minacciano i giornalisti di farli finire per strada o in galera, e contemporaneamente li lusingano e li ricompensano profumatamente se si comportano bene. E' chiaro che il sistema italiano è stato costruito apposta per favorire in ogni modo la corruzione e l'arbitrio, tuttavia la verità ultima è quella che dice Funari nel video qui sopra: "Non si dicono i nomi dei paesi meno liberi, si fanno i nomi delle persone che non sono libere".

Funari da persona naturalmente libera si era sentito insultato dal fatto di vedere persone che piangono per essere state cacciate dicendo che non c'è libertà. Anche Confucio ogni volta che un sovrano dimostrava di non gradire i suoi consigli (e spesso lo dimostrava cercando di tagliargli la testa) risaliva sul suo carretto e se ne andava da un'altra parte, non cercava la compassione degli altri facendo la vittima. Come dice Funari l'uomo libero paga col sangue e con la vita le sue scelte, e nonostante la sofferenza è contento perchè si sente libero e se stesso nel vivere.

Questi sono uomini che possono cambiare il mondo, e se sono in numero sufficiente anche uno stato organizzato in maniera ingiusta sarà modificato, mentre uno stato che formalmente rispetta tutte le libertà e ha mille organi di controllo se è giudato e abitato da schiavi prima o poi modificherà le sue leggi adeguandole a quegli standard più bassi. I dittatori come Gheddafi e come Fidel possono offrire una buona base economica da cui partire: ad esempio oggi tantissimi cubani sono laureati, mentre quando Fidel prese il potere c'erano solo due o tre laureati in tutto il paese, e praticamente tutti erano analfabeti. Questi progressi materiali e morali sono molto importanti, ma non bastano da soli a dare la libertà al popolo e a renderlo padrone della propria storia, bisogna che ci siano anche molti uomini liberi a fare da guida alla società.

Se dunque Tripoli cade, Al Jazeera continua a diffondere le sue notizie false, gonfiate e distrorte per conto della cia, venendo scopiazzata da tutti i media occidentali che non capiscono l'arabo e si fidano delle sue traduzioni in inglese, e domani si riuniranno i ministri degli esteri per decidere il futuro della Libia, e saranno presenti tutti a parte i libici del cui futuro si vuole decidere, la libertà e la speranza per la Libia, l'Africa e il resto del mondo non muoiono con Tripoli o con Gheddafi.

La libertà e la speranza sono come le fate, e un vecchio proverbio celtico dice che ogni volta che un bambino dice che le fare non esistono una fata muore. Solo la fede può dare un futuro all'umanità, e la fede, sia essa in Cristo, in Allah, o nella filosofia e nella ragione umana, è in definitiva sempre e sono fede negli esseri umani. Quando non si ha alcuna fede si hanno il consumismo e il nichilismo, i bombardamenti ed il colonialismo; quando si ha fede solo in Dio ma non negli uomini si ha il fanatismo, il martirio, il millenarismo, il pregiudizio.

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Valentino Rossi il dottore dei nostri tempi

July 14th, 2011 No comments
E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore».
(Inferno V, 121-123)

Questa terzina è la parte finale del discorso di Francesa nell'Inferno di Dante.
Personalmente non ho mai trovato l'episodio di Paolo e Francesca particolarmente bello, forse perchè le storie d'amore difficilmente attirano la mia attenzione, al contrario dei discorsi politici, morali o storici. Fortunatamente Dante non è nato oggi, in cui in ogni film, sia esso di azione, polizesco, comico, horror o che so altro deve esserci per forza la storia d'amore; altrimenti si sarebbe ridotto a scrivere più che altro delle scopiazzature della stessa storia trita e ritrita.
Dante, a parte i suoi discorsi su Beatrice, ha concesso solo un canto all'argomento, come Shakespeare ha fatto solo un Romeo e Giulietta, entrambi avevano capito che in una copiosa produzione letteraria un libro/canto dedicato esclusivamente all'amore passionale è più che sufficiente, e non è possiibile dire nien'altro senza ripetersi all'infinito.

Una cosa rileggendo prima quel passo mi ha colpito, il termine "Dottore" che Francesca usa per chiamare Virgilio. Un tempo Virgilio era il dottore, oggi "dottore" è il soprannome di Valentino Rossi.
I tempi sono cambiati.
In maniera abissale.
In peggio.

Ulteriore pensiero di questa associazione di idee: Valentino Rossi è laureato e io no.
Del resto se Buttiglione è un filosofo Valentino Rossi potrà pur essere dottore... ma non dico queste cose perchè rimpianga di non avere la laurea, sono fatti che non vanno a discredito mio, ma dell'università italiana.

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