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Che cosa vuol dire essere veramente liberi

July 11th, 2011 No comments
La somma di libertà più libertà è come dire che due più due fa quattro. Se ciò è concesso, allora segue tutto il resto. 

Questa famosa citazione di George Orwell sulla libertà nel suo libro 1984 è ancora attuale oggi per capire cosa significa essere veramente liberi, soprattutto in Italia dove da sempre il potere se proprio non ti obbliga a dire che due più due fa 1436 col resto di 3 (come faceva Stalin costringendo a far confessare a tutto macchinazioni e complotti contro di lui), almeno suggerisce a chi di dovere che non c'è bisogno di dirlo troppo forte che fa quattro, che le verità ovvie sono noiose e non interessano alla gente, che si può vivere anche senza sapere l'artitmetica...

L'Italia di Berlusconi è stata descritta spesso come una dittatura morbida, in realtà è soprattutto un dilagare dell'ignoranza, e il resto del mondo "civilizzato" non è molto meglio.
Si gettano bombe per salvare i civili, si contraggono debiti per pagare altri debiti, si paga la mafia per essere protetti, si usa l'energia nucleare e gli inceneritori per inquinare di meno, e tanti altri controsensi e nonsensi di cui sono pieni i giornali, i telegiornali, i discorsi di politici ed esperti, e non fanno più molto effetto perchè la gente un po' si è instupidita e un po' sì è abituata a considerare normale l'illogicità.

Guardate le vite vissute normalmente dagli italiani o dagli americani, pensate veramente che siano migliori e più libere di quelle di un libico o un cinese? La grande violenza delle società occidentali è dovunque: la pubblicità. Quanta gente passa tutto il suo tempo a cercare di guadagnare soldi per comprarsi una bella macchina, quante ragazze si prostituiscono per poter comprare vestiti firmati e telefonini, quanti vecchi si indebitano in buona fede ed ingenuamente dando la loro pensione a una delle tante società che offrono prestiti agevolati a pensionati, casermati e dipendenti statali? Quanti uomini decidono gli obiettivi della loro vita in base ai modelli della pubblicità, ad esempio lasciando le mogli per donne molto più giovani, oppure corrompendo o facendosi corrompere per guadagnare un po' di soldi, questo perchè nel mondo della pubblicità tutti sono belli e ricchi, e non c'è spazio per nessun altro valore e nessun altro pensiero.
Certo italiani e americani possono votare: negli ultimi 20 anni la "presunta" sinistra, anche quando al potere, non ha fatto nulla per limitare il potere economico di Berlusconi o per eliminare le leggi ad personam da lui stesso fatte, e tutti sono d'accordo sui grandi progetti come la tav che portano milioni di tangenti a tutti i partiti, così come tutti i partiti hanno appoggiato i bombardamenti e le invasioni della nato in kossovo, in afghanistan, in Iraq e in Libia. La stessa cosa si può dire per i presidenti americani: Bush padre ha invaso l'Iraq, Clinton ha bombardato la Jugoslavia, Bush figlio ha invaso Afghanistan e Iraq, e Obama dopo non aver fatto nulla per ritirare le truppe in medio oriente ha bombardato la Libia, quindi la politica di tutti questi presidenti e dei due partiti è assolutamente identica, non c'è alcuna reale differenza. Quindi che importanza ha poter votare se di fatto c'è un solo partito unico mascherato da due partiti differenti? E' ancora peggio di un partito unico come quello comunista cinese, perchè dà l'idea che esista la democrazia e la possibilità di scegliere, illude le persone più semplici o meno informate o acculturate che il voto possa cambiare le cose, e quindi tiene più buona la popolazione.

Questa nostra falsa libertà inoltre non è affatto "morbida", perchè ha conseguenze terribili sul resto del mondo. Un milione e mezzo di persone sono morte in Iraq negli ultimi dieci anni, mezzo milione circa durante la guerra e un milione durante l'occupazione, e altre centomila sono morte in Afghanistan, tanto è stato il costo dell'ignoranza degli americani che non sono riusciti a capire il trucco delle torri gemelle ma ci sono cascati in pieno dando altri miliardi di dollari all'esercito e alla cia per contrastare il terrorismo da loro stessi creato, ed è anche il costo dell'ignoranza e della pusillanimità degli europei che sono andati come sempre dietro agli americani come dei fedeli cagnolini.
Ma non ci sono solo i morti in guerra, ci sono anche i morti di fame e coloro che vivono nella miseria più nera in tutto il terzo mondo, e nelle parti povere dei paesi emergenti come India o Brasile, anche questi sono vittime delle menzogne e delle promesse di libertà dell'economia, vivendo in stati superindebitati con le banche straniere e occupati dalle grandi multinazionali, con governanti o impotenti o corrotti.
Poi ci sono anche le vittime delle società ricche: ci sono i giovani che crescono ignoranti e senza prospettive di futuro, i precari che non sanno se domani potranno mangiare, i soldati che vanno in missione di pace e la cui prima causa di morte è il suicidio, e la seconda il fuoco amico, e la terza i guasti agli elicotteri e ai camion (in pratica vengono mandati lì a morire dal loro governo, e solo occasionalmente capita che siano i nemici ad ucciderli), oppure i morti sia soldati che civili per l'uranio impoverito e per altre sostanze usate sperimentalmente dalle industrie di armi americane.

Ma forse le maggiori vittime di questa mancanza di libertà sono le persone comuni delle società occidentali, che vivono una vita gretta e vuota in balia di poteri che non comprendono, costretti ad essere assassini involontari di altri popoli, senza nessuna coscienza di se stessi, ma con un incrollabile orgoglio che li fa credere sempre migliori degli altri perchè hanno la "democrazia" e la "libertà". Gli abitanti di Tripoli almeno adesso attendono l'invasione della nato, e se anche moriranno almeno saranno morti per la loro libertà, ma a chi vive sotto il segno di Facebook, di Mediashopping e dell'Iphone non è concesso di morire per niente che, a torto o a ragione, consideri importante, può solo spendere tutti i suoi soldi per cercare di colmare il vuoto che è dentro di lui.

Ma non si può comprare l'umanità.

La vera essenza della libertà è nel dovere

June 24th, 2011 No comments

La libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri.
(Lettera di San Paolo ai galati)

Durante la seconda guerra mondiale gli americani usavano, per bombardare l’Italia, dei bombardieri chiamati “Liberator“, forse chi gli aveva dato questo nome era un fervente cristiano cosciente del fatto che i B24 avrebbero liberato gli italiani… anche se li avrebbero liberati solo del peso della fatica di vivere facendone massacri inutili.

Ci sono tanti modi di definire la parola “Libertà”. Nel mondo moderno parole come libertà e democrazia sono usate continuamente, sempre con una accezione positiva, e per indicare un gran numero di cose molto diverse tra loro. Questo porta a tanti errori, e soprattutto a tanti inganni: le “guerre per portare la democrazia” degli americani, l’educazione senza regole che hanno ricevuto i bambini negli ultimi 40 anni (e soprattutto 20) per non privarli della loro libertà, la privatizzazione dei servizi fondamentali dello stato in nome del libero mercato…

Anche gli antichi romani conquistavano gli altri popoli con la scusa di dargli delle leggi migliori, così come i crociati cercavano di conquistare la Palestina con la scusa di dargli una religione migliore, e gli inglesi crearono il loro impero sulla premessa del “fardello dell’uomo bianco” che doveva portare il progresso e la luce della modernità nel resto del mondo.
Tutte queste proposizioni sono sbagliate alla radice: se uno stato avesse una organizzazione, una religione, o delle tecniche chiaramente superiori al resto del mondo costituirebbe un esempio, tutti vorrebbero creare uno stato simile. Non ci sarebbe nessun bisogno di fare la guerra per portare la democrazia se gli stati democratici fossero visti come largamente migliori degli altri, come non ci sarebbe stato bisogno di portare il fardello dell’uomo bianco in giro per il mondo, sarebbe bastato chiedere alle popolazioni “incivili” di sottomettersi pacificamente, visti gli enormi vantaggi che avrebbero tratto dal diventare simii agli inglesi.

La libertà è un concetto sfuggente perchè richiede delle catene per essere vissuta. In parte è vero che essere stati prigionieri è importante per saper godersi la libertà e farne buon uso, infatti le generazioni precedenti che avevano vissuto il fascismo e la guerra davano molta più importanza al fatto di poter votare e al non sprecare il cibo, perchè da giovani erano stati abituati a non potersi permettere di fare quelle cose. Ma non è solo quello, è necessario avere un altro tipo di catene per essere liberi: le catene del dovere. Oggi purtroppo si parla solo di diritti e mai di doveri, senza capire che i primi non possono esistere senza i secondi. Inoltre la concezione di “libertà” è infantile perchè legata soprattutto all’idea di non avere doveri nei confronti di nessuno, come un bambino che non vuole fare i compiti, andare a scuola, o avere i genitori che gli dicono quello che deve fare.

Infine se fossimo un popolo libero e democratico perchè dovremmo imporre con la forza il nostro modo di essere agli altri? Sarebbe come se un santo, che ha trovato la sua pace ed è felice con se stesso, occupasse tutto il suo tempo a dare bastonate alla gente per convincerla a vivere come vive lui, che senso e che credibilità avrebbe un personaggio simile? Non solo un simile comportamento non è giustificato dal fatto di essere stati liberi e democratici, ma è anche la dimostrazione che non lo si è.

La violenza in alcuni rari casi è una necessità, ma quasi sempre è solo un segno di debolezza che dimostra che non si ha nulla da dire e da dare, soprattutto quando si è nella condizione dei paesi della nato, che sono ricchi e avrebbero infinite possibilità di impiego dei loro soldi, della loro tecnologia e delle loro intelligenze. Il discorso è un po’ diverso per i poveri e le vittime, come ad esempio i tanti kamikaze in Iraq, Afghanistan e Pakistan, o per i terroristi ceceni, in questo caso la violenza è una risposta disperata che sembra l’unica possibile nel momento in cui ti trovi di fronte un esercito superarmato a cui puoi fare a malapena qualche graffio. Pensate se vi trovaste al posto dei libici sotto i bombardamenti della nato e non vorreste arrendervi, ci sono delle navi al largo ma non avete navi o missili con cui colpirle, ci sono bombardieri che vi bombardano ma non avete radar e antiaerea con cui abbatterli, gli aerei e i carri armati sono stati tutti distrutti, e allora che cosa potete fare? Fare attentati terroristici nei paesi della nato apparirebbe come l’unico modo di colpire i nemici, perchè altrimenti non c’è nessuno scontro militare, è solo una carneficina in cui i libici possono solo scegliere se arrendersi o rischiare ogni giorno di essere uccisi. Ma la causa di questi pensieri è la guerra stessa che è stata creata dalla nato, sono stati gli americani a mettere molti popoli dei paesi arabi di fronte al dilemma di vivere come schiavi degli americani in un governo fantoccio o cercare di combattere.

I governi fantoccio sono l’ultima creazione della libertà moderna, perchè paradossalmente si pensa che un governo fasullo che sulla carta garantisce tutti i diritti fondamentali dell’uomo sia necessario se non si può avere di meglio. Quindi il ragionamento è che bisogna privare i popoli barbari della libertà per dargli la libertà, che è molto simile all’idea della nato di bombardare la Libia per evitare che Gheddafi bombardi la Libia, e di uccidere migliaia di civili nel tentativo di impedire a Gheddafi di uccidere qualche decina o centinaia di civili.

Chi ama la libertà evita le guerre proprio perchè sa che portano a questi paradossi. Se fai una guerra devi giustificarla, cioè devi incominciare a mentire per far credere di avere tutte le ragioni dalla tua parte, poi devi cercare di denigrare l’avversario, inventando fatti inesistenti o distorcendo quelli veri, infine devi sostenere che tu hai il diritto di uccidere, distruggere e privare gli altri della libertà ma lo fai a fin di bene, mentre gli altri non ne hanno alcun diritto e lo fanno solo per il proprio interesse. Se uno fosse un uomo libero come potrebbe accettare tutta questa serie di menzogne in cui sarebbe costretto a vivere? E se un popolo fosse libero come potrebbe accettare di essere complice di questi massacri ed averli sulla coscienza?

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La guerra nucleare in un vasetto di marmellata

June 11th, 2011 No comments

Il video qui sopra è la conferenza di un fisico nucleare americano sugli armamenti nucleari della Corea del nord, dopo un viaggio fatto là per verificare la capacità produttiva dei nord coreani e l’effettivo potenziale nucleare del loro esercito.
Il discorso, a parte questo, verteva anche su come potesse essere possibile spingere i nord coreani ad evitare la produzione di armamenti nucleari e cosa potrebbe andare storto in futuro che potrebbe causare l’uso di queste armi (una guerra con la corea del sud, una rivoluzione interna o un golpe militare, la vendita di armi ai terroristi o ad altri stati).

La cosa più interessante per me è stato quando questo fisico ha descritto come i coreani gli abbiano, dietro sua richiesta della prova di poter costruire bombe atomiche, portato un contenitore con dentro una specie di vaso di marmellata contenente il plutonio prodotto dalle centrali atomiche coreane. Lui lo ha preso il mano per verificarne il peso (il plutonio ha un peso specifico molto alto, quindi anche solo un vasetto pesa qualche chilo), capendo che era realmente plutonio.
Essendo un fisico nucleare non si è particolarmente scomposto nel tenere tra le mani un contenitore che, se si fosse aperto, avrebbe ucciso lui e tutti quelli che erano in quella stanza, perchè il plutonio ha un basso livello di radioattività e una semplice parete di vetro o di plastica basta ad isolarla.

Filosoficamente questo episodio può fare pensare a come nel mondo moderno sia possibile letteralmente tenere in mano la futura morte di centinaia di migliaia o milioni di persone, una cosa che le persone comuni quasi mai riescono a concepire. Tuttavia non si tratta di questo di cui volevo parlare, ma di come si devono sentire le persone non comuni, quelli che sono abituati a maneggiare questi strumenti di morte ogni giorno, e i politici e militari che ne hanno il controllo e possono usarli.

Se in quell’incontro si fosse fatto presente ai coreani l’insensatezza delle loro azioni e la quantità di morte e distruzione che, in un modo o nell’altro, esse causaranno (perchè quelle bombe prima o poi ci sarà qualcuno che le userà in qualche modo, e il fatto che dal tempo di Nagasaki nessuno l’abbia più fatto non significa nulla, se non che siamo stati abbastanza fortunati), difficilmente avrebbero potuto ribattere qualcosa di sensato.
Il problema di come convincere i nord coreani a non creare un arsenale atomico è un falso problema, le ragioni per non farlo sono ovvie e le capirebbe anche un bambino, il problema è: chi è che glielo deve andare a dire? Sì perchè se sono gli americani a dirglielo, che hanno 8500 testate atomiche pronte al lancio, il discorso sembrerebbe un pochino ipocrita, e così anche se fossero i cinesi con le loro 250 testate atomiche. Inoltre le invasioni di Afghanistan ed Iraq e i bombardamenti sulla Libia hanno dimostrato che i paesi senza bomba atomica o si piegano agli americani o vengono bombardati e invasi, anche se la corea del nord non fosse retta da una dittatura familiare che pensa solo alla sua autoconservazione, e avesse a cuore l’interesse del popolo, la costruzione di armamenti nucleari potrebbe apparire come una logica necessità per proteggere lo stato.

Per questa ragione questo fisico nucleare non ha fatto altro che verificare che si trattasse di plutonio senza dire niente, perchè sa anche lui che non è in una posizione tale da poter dettare regole morali.
Il pacifismo è una questione di cultura, sia dei governanti che del popolo, non è qualcosa che possa essere imposto con la forza dall’esterno, e se non si è coerenti, nemmeno con la ragione. La cultura potrebbe essere descritta come quell’insieme di idee, di tecniche e di arti che permette di mettere a buon frutto l’intelletto umano, evitando morti inutili, migliorando con tanto la quantità (come la medicina che permette di vivere fino ad 80 anni o anche 100), ma la qualità della vita, offrendo agli uomini non merce da consumare ma ideali in cui credere, speranze da realizzare.

L’America ha ancora le migliori università del mondo e la maggiore produzione industriale, anche se sta per essere sorpassata dalla Cina in entrambe le cose, ma ha anche il maggior numero di fabbriche di armi, il maggiore esercito (e il più attivo in tutto il mondo), dei servizi segreti che consumano 80 miliardi di dollari all’anno senza che il popolo americano o chiunque altro nel mondo sappia che cosa stanno facendo e contro chi… Quando  Stalin cercò di arrivare alla bomba atomica mise un mitra alla testa dei suoi migliori scienziati per farlo, gli americani invece hanno ottenuto tutte le loro armi tecnologiche, dal napalm ai satelliti spia, dalle bombe a grappolo ai missili intercontinentali, dai bombardieri invisibili ai proiettili all’uranio impoverito, da scienziati pagati dallo stato, che non avevano nessun obbligo di fare quelle ricerche, avrebbero potuto creare un nuovo vaccino per qualche malattia, studiare forme di energia alternativa per inquinare di meno l’ambiente, occuparsi dei processi cognitivi del cervello in modo da poter insegnare alla gente come diventare più intelligenti e risolvere diversi problemi mentali, invece hanno liberamente scelto di costruire macchine di morte, e lo hanno fatto solo per soldi.

Non si tratta solo delle bombe atomiche e del pericolo di una guerra nucleare, nel mondo ogni anno muoiono milioni di persone in conflitti “normali”, durante la seconda guerra mondiale morirono più persone nei bombardamenti a tappeto di Tokyo che non nei due bombardamenti nucleari, e in Africa muoiono milioni di persone ogni anno di fame e di sete perchè il loro governi sono corrotti o impotenti, ed i veri padroni sono le multinazionali straniere che possono così comprare a prezzo di favore le loro materie prime.
Se si vogliono cambiare le cose, cambiare i metodi e le finalità dei governi, delle industrie e delle economie, bisogna prima di tutto gettare via le armi. Non si può parlare di pacifismo quando si ha un esercito superarmato, e nemmeno quando se ne ha uno un po’ meno armato, come non si può accusare gli altri di essere criminali, come contro Gheddafi o Saddam, quando il tuo esercito ha ucciso milioni di persone negli ultimi decenni, e le tue industrie nel mondo milioni ogni anno.

Se si vuole prendere in mano la penna bisogna lasciare la spada, altrimenti la gente guarderà solo alla spada per paura di essere uccisa, e si dimenticherà della penna.

Il libro qui sotto è la storia di  Robert Oppenheimer, uno dei principali creatori della bomba atomica assieme ad Einstein e Fermi, e di come si sia poi pentito di quello che aveva fatto (l’unico assieme ad Einstein) e abbia cercato di proporre un controllo internazionale degli armamenti atomici, non rendendoli disponibili alle decisioni dei singoli stati, spesso dettate da ragioni nazionaliste, economiche, irrazionali o in ogni caso sbagliate.

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La storia maestra di vita – Historia magistra vitae

June 7th, 2011 No comments

Historia magistra vitae
(Cicerone, De Oratore, II)

La poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia.
(Platone)

La teoria della storia maestra di vita si basa sull’idea che conoscendo gli errori passati sia possibile non ripeterli in futuro, ed anche trarre dei generali insegnamenti morali su come ci si deve comportare vedendo gli errori del passato come anche le cose ben riuscite.
Oggi, in un’epoca in cui siamo sommersi di libri e di informazioni, vi sono migliaia e migliaia di libri di storia su più o meno ogni argomento, tuttavia gli italiani (ma in misura minore anche gli stranieri), sono sempre più ignoranti dell’argomento, soprattutto i giovani. Questo mondo moderno è come una piovra che ti avvolge coi suoi tentacoli, solo che invece di divorarti si ciba di te poco a poco, facendoti vivere in un mondo di eterno presente, in cui non si sa, né si vuole sapere, nulla del passato, e non si ha nessuna attenzione o preoccupazione per il futuro prossimo e remoto. Questo mondo di nevrotici ricchi e infelici è un mondo di ignoranti, ma la cosa che la gente più ignora è che siano esistiti, o che esistano tuttora sulla terra, popoli che vivono diversamente: che non hanno i soldi come pensiero cardine della vita; non si fanno chiamare “ragazzi” fino a quando hanno 40 anni; lavorano nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche o come artigiani quasi tutto il giorno e non sono stressati; hanno degli ideali derivanti dall’educazione dei genitori e dallo stato e dall’epoca in cui vivono, dalla loro filosofia e dalla loro religione.

Un uomo moderno che si trova faccia a faccia con esempi di epoche passate cosa può pensare di se stesso? La persona che segue Berlusconi pensando che sia un grande statista cosa penserebbe se si trovasse a paragonarlo con De Gasperi, Giolitti, Napoleone o Augusto? Chi si trova ad andare a votare a testa bassa in Italia partiti che sono solo uno peggiore dell’altro che cosa penserebbe di se stesso confrontandosi con i francesi che hanno lottato per la rivoluzione? Chi è giovane e come unico obiettivo nella vita si trova finire la scuola, andare all’università e cercare di divertirsi il più possibile, e poi chissà… che cosa penserebbe di grandi moti ideali come la resistenza della repubblica romana, la grande marcia di Mao, o il sentiero di Ho Chi Minh?
Ma il problema è che la storia si fa col sudore e col sangue, proprio ed altrui, bisogna essere disposti a soffrire, a morire (o almeno a rischiare di morire), e spesso anche a uccidere, perchè i grandi cambiamenti, e spesso anche i piccoli, non arriverebbero mai se si aspettasse sempre che essi fossero “concessi dall’alto”. Oggi invece non c’è nessuno spirito di sacrificio, e paradossalmente la nostra è la società con più problemi psichici della storia dell’umanità: stress, nevrosi, paure di ogni genere, incapacità relazionali, violenze domestiche e stalking, droga e alcolismo, e una insoddisfazione generale che colpisce quasi tutti, dal milionario che non sa come spendere la sua esistenza perchè ha già tutto al precario che non si sente padrone della sua vita perchè non sa se domani avrà ancora un lavoro. Il paradosso sta nel fatto che se la gente è così infelice e insoddisfatta perchè non si dà da fare per cambiare le cose?

Credo che la ragione di questa inerzia stia nella storia, nel modo in cui la gente comune conosce e interpreta la storia del suo paese come anche la sua storia personale. La visione della storia non è, infatti, qualcosa di limitato alla Storia con la s maiuscola, ognuno ha anche un suo passato da interpretare e con cui convivere, e quel passato plasma l’idea che quella persona ha di se stesso, compreso quello che sa e non sa fare e quello che desidera essere.
Le persone di oggi apparentemente vivono in un mondo enormemente più libero e ricco di possibilità che in passato, quando spesso nascevi e morivi in un posto senza mai vedere nessun altro luogo, e facevi il mestiere di tuo padre o di tua madre. Tuttavia gli uomini finiscono per autolimitarsi perchè la società insegna molte cose ma non come si fa ad essere padroni di se stessi, cosa vuol dire sacrificarsi per qualcosa o qualcuno; così facendo finiscono per vivere solo per valori materiali e immediati: i soldi, il piacere, la moda, la carriera e il prestigio sociale, e lo fanno soprattutto perchè nessuno gli ha mai insegnato che potrebbero essere persone diverse, che potrebbero fare delle cose migliori nella loro vita.

Prendiamo come esempio i ragazzini che ammirano i ragazzi di Amici di Maria de Filippi, o i tronisti, o le veline, non lo fanno perchè siano nati stupidi o senza ambizioni, ma perchè non vedono nessun altro esempio diverso. Chi è che oggi potrebbe voler fare l’intellettuale quando l’unico “intellettuale” che si vede in televisione è Sgarbi che urla e insulta a casaccio tanto per fare audience? Chi è che potrebbe pensare di fare il medico, aiutare gli altri, o fare il ricercatore, quando in televisione si vedono solo servizi sulle operazioni di chirurgia plastica delle star, e nessuna storia di medici che raccontano di pazienti a cui hanno salvato la vita?
Questi ragazzi vivono in una vita di plastica, in cui nulla ha realmente valore e tutto è usa e getta, perchè non riescono a immaginarsi diversi da così, né ad immaginare un mondo diverso. La storia invece insegna che ci sono tantissimi modi diversi di vivere, e che questi modi sono in continui cambiamento, a volte rapidamente e a volte lentamente, ma sempre inesorabilmente. Solo che se non si è attivi, se non si fa qualcosa per cambiare e non si riflette su cosa e come si vuole cambiare, si finirà per essere dalla parte di quelle persone passive che subiscono solo il cambiamento, che accettano quanto deciso dagli altri. E’ curioso come oggi uno come Berlusconi od Obama possa sembrare, grazie alla televisione, molto più lontano ed irraggiungibile di uno come il re Sole, o qualche imperatore romano; il popolo minuto in passato non è che credesse che queste persone fossero diverse da loro, credevano solo che per diritto di nascita a quelle era toccato di comandare, e a loro di servire, mentre oggi c’è, nei confronti delle persone che stanno in televisione, una sorta di senso di inferiorità da parte della gente comune, inferiorità che può essere colmata solo dal raggiungere la notorietà diventando famosi; mentre invece in passato si poteva pensare di elevarsi socialmente cambiando la società e le regole che la organizzano, oggi nessuno pensa che il “sistema” sia ingiusto e vada cambiato, questo soprattutto negli ultimi anni con l’arrivo del grande fratello e del gossip ad ogni ora del giorno e della notte, perchè ora chiunque dal niente, senza fare niente, senza saper fare niente, e senza sapere niente, può diventare famoso con un po’ di fortuna, mentre in passato nessuno poteva diventare re, duca o barone nascendo contadino.

Lo studio della storia non è semplicemente la memorizzazione di fatti e date, è lo studio dell’uomo e di tutto quanto di bene e di male non solo ha fatto, ma soprattutto è in grado di fare. Studiare la storia significa amare l’uomo e se stessi, comprendere meglio chi siamo ed imparare ad avere un miglior rapporto con gli altri, perchè fino a quando il tuo orizzonte è ristretto e pensi solo all’immediato che sta sotto il tuo naso sarai sempre egoista e infelice.
Oggi si dà molta più importanza alle materie scientifiche per via dei grandi progressi che si continuano a fare e che sono sotto gli occhi di tutti, e non è sbagliato perchè è necessario il progresso scientifico per risolvere i problemi dell’inquinamento, della mancanza di risorse, della sovrappopolazione, tuttavia anche la storia, la morale e il diritto sono importanti: che senso ha che qualche ricercatore scopra come salvare dei bambini da qualche malattia rara, se poi degli altri bambini vengono uccisi sotto i bombardamenti della nato o muoiono di fame perchè è nell’interesse delle nazioni ricche lasciare nella povertà e nella dipendenza lo stato in cui quei bambini sono nati? La scienza può salvare e costruire, ma molto più facilmente può uccidere e distruggere, è compito della storia insegnare quando le distruzioni sono inutili (cioè quasi sempre), e quali sono i valori e le imprese che sono degni di ammirazione per uno stato e per la singola persona.

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