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Archive for the ‘Scrittori’ Category

Zerocalcare e il successo dei fumetti in Italia

October 17th, 2013 No comments

Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è una delle maggiori rivelazioni letterario degli ultimi anni in Italia. In realtà non si tratta di uno scrittore ma di un fumettista, ed è questo che rende straordinario il suo successo perché è stato il primo a rendere popolare e vendibile il genere del fumetto di denuncia politica. Certo ci sono stati altri disegnatori in passato come Forattini che hanno fatto diversi libri con le loro vignette, ma sempre dopo aver ottenuto la fama pubblicandole per anni sui più noti quotidiani, mentre zerocalcare è stato il primo a sfruttare il web per ottenere pubblico e successo, diventando famoso e incominciando a vendere prima dei 30 anni, e senza bisogno di superare la censura e l’approvazione dei partiti e dei dirigenti dei giornali, come è sempre accaduto in passato agli altri fumettisti.

 

Il fenomeno del successo dei libri di Zerocalcare è positivo perché mostra l’interesse di molti italiani per le questioni politiche, rivitalizza il settore del fumetto, che non ha mai avuto in Italia grande successo a parte Topolino, Tex Willer o Dylan Dog, e quasi mai una funzione di satira e critica politica vera e libera. Dimostra anche che per un fumettista è possibile guadagnare e mantenersi col proprio lavoro, che è una cosa nient’affatto scontata e assolutamente necessaria per la libertà politica e la democrazia.

 

Qui potete trovare tutti i libri di Zerocalcare.

Di seguito, invece, una lista dei suoi libri più famosi con relativa descrizione.

 

I migliori libri di Zerocalcare

  • La profezia dell’armadillo

    Il primo libro di Zerocalcare. Dopo un’edizione autoprodotta andata esauritissima, il primo, introvabile libro di Zerocalcare torna in tutte le librerie e le fumetterie grazie a BAO Publishing, in un’inedita versione a COLORI curata da Makkox in persona. Le storie autobiografiche, dolciamare di Zerocalcare come non le avete mai viste prima, in un volume divertentissimo, imperdibile.

  • Un polpo alla gola

    Dopo lo straordinario successo de La profezia dell’armadillo, Zerocalcare torna con un romanzo grafico lungo e tutto nuovo. Tre capitoli. Tre stagioni della vita del giovane Calcare; le amicizie, le rivalità, i piccoli misteri dell’impresa che è crescere, raccontati nell’impareggiabile stile di Zerocalcare, in un crescendo sincopato di risate e singhiozzi. Un romanzo grafico scanzonato, ma profondo, ironico e amaro come solo la vita guardata da vicino sa essere.

  • Ogni maledetto lunedì su due

    Quasi due anni di blog. Il manifesto di una generazione raccontato attraverso le sfaccettate manifestazioni della coscienza, della morale e della cultura di Zerocalcare, che vanno dall’immancabile armadillo a un’infinità di icone dell’animazione, della TV, della cultura pop a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. Corredato da quasi cinquanta pagine di materiale inedito a colori, “Ogni maledetto lunedì su due” documenta in maniera onesta, divertita e spietata la perdita delle illusioni e il bisogno di protrarre il più possibile il tempo in cui ci si può dire responsabili, senza ammettere di essere adulti.

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Enzo Biagi – Il cronista e la coscienza del XX secolo

May 24th, 2011 No comments

Link a tutti i libri di Enzo Biagi su Amazon.

Quando ero piccolo e anche ragazzino qualche rara volta mi è capitato di vedere Enzo Biagi in televisione, e non mi piaceva per nulla. Aveva questo sguardo fisso, quel modo di parlare piatto e monotono, e sembrava quando intervistava qualcuno fare domande scontate.
Solo quando sono cresciuto e l’ho seguito con maggiore attenzione, e conoscevo meglio gli argomenti di cui parlava, e ho letto i suoi libri ne ho capito la grandezza.

Massimo Fini criticava Enzo Biagi dicendo che non si poteva parlare con lui di altro se non di fatti di cronaca, e questo rispetta almeno in parte la figura del personaggio. A differenza ad esempio di Montanelli, che era un intellettuale militante (pur non stando dentro nessun partito), Biagi non propagandava apertamente delle idee politiche o di altro genere, e non si interessava tanto alle idee e alle teorie ma agli uomini. Per questo Biagi non aveva la cultura e l’interesse per scrivere libri di storia, a parte quella parte di storia che lui visse sulla sua pelle durante la seconda guerra mondiale, ma poteva raccontare la vita, le idee, il carattere, le scelte, le illusioni di migliaia di uomini che aveva incontrato nel corso di 60 anni di carriera giornalistica. Uomini in tutte le parti del mondo, di tutte le nazionalità, di tutti i credi politici e religiosi, criminali e santi, piccoli e grandi, famosi e sconosciuti. Se si potesse raccogliere da una parte tutto il sapere dei migliori libri di storia del mondo, e dall’altra l’esperienza della vita di Enzo Biagi, la seconda supererebbe di gran lunga la prima se si ha lo scopo di comprendere l’animo umano, ciò che muove la storia e gli uomini, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è degno e ciò che è indegno.

Enzo Biagi non faceva nelle sue interviste quasi mai domande particolarmente argute o indiscrete, insomma chiedeva sempre delle cose che chiunque altro al suo posto avrebbe domandato conoscendo sommariamente il suo interlocutore: ad esempio parlando con un prigioniero di un lager chiede “com’era la vita lì dentro?”, “quali erano le cose più dure da sopportare?”, “come si comportavano gli altri detenuti”; oppure parlando col figlio o il nipote di qualche gerarca nazista, fascista o comunista chiede “come ricorda suo padre?”, “quali colpe crede che abbia avuto?”, “com’è vivere portando quel cognome?”. Non sono domande straordinarie, e infatti la qualità di Enzo Biagi non era nella scelta delle domande, ma nell’ottenere le risposte, e nel riuscire ad incontrare migliaia di personaggi, o parenti e amici di essi, che hanno fatto la storia o l’hanno subita. Biagi sapeva ottenere la fiducia delle persone per avere risposte che molti non avrebbero dato a chiunque, le domande erano magari scontate ma toccavano spesso ricordi dolorosi, a volte terrificanti, che nessuna persona è felice di rievocare. Inoltre Biagi viaggiò in tutto il mondo per ottenere queste interviste e vedere con i suoi occhi certe realtà di cui tanti altri giornalisti famosi, italiani e non, parlavano per sentito dire e per pregiudizi: la Germania dell’Est, la Russia prima e dopo Stalin, le rive del Mekong durante la guerra…

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Roberto Saviano e la mancata censura di Berlusconi e Mondadori

May 16th, 2011 No comments

Sembra che Roberto Saviano continuerà a pubblicare libri con Mondadori, una delle case editrici di Berlusconi.

Quello di Saviano è un caso emblematico di cosa è diventata l’Italia, ed è forse la migliore prova di quanto sia caduta in basso.
Saviano non ha fatto certo un favore a Berlusconi con le sue denunce della camorra in Gomorra e vieni via con me, non ci vuole un genio per capire le connessioni tra la crisi dei rifiuti di Napoli (scoppiata due mesi prima delle elezioni che si sapeva già Berlusconi avrebbe vinto), la tanto pubblicizzata falsa fine della crisi con l’intervento dell’esercito non contro la camorra o i politici locali che l’hanno favorita, ma contro la popolazione, e la permanenza della crisi fino ad oggi senza nessuno che ne parli, salvo fare intervenire l’esercito una settimana prima delle elezioni comunali.

I napoletani continuano a morire di cancro per via dei rifiuti, di quelli bruciati negli inceneritori, di quelli bruciati per le strade, di quelli sotterrati dalla camorra e che hanno inquinato le falde acquifere… le mozzarelle di bufala campana e le carni dei poveri animali costretti a pascolare in quelle zone è piena di diossina e metalli pesanti, all’inizio della crisi il Giappone ne vietò l’importazione dopo aver fatto delle analisi, adesso nessuno dice più niente. Non che il problema sia stato risolto, semplicemente nessuno fa più analisi, e se qualcuno le fa di certo non c’è qualche giornalista che possa pubblicare i risultati, così come non c’è giornale o telegiornale che dica che i malati di cancro in campania sono il triplo che nel resto d’Italia.
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Giovannino Guareschi e il mondo di Don Camillo e Peppone

March 14th, 2011 No comments

Giovannino Guareschi è stato uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, anche se purtroppo è stato sempre sottovalutato in Italia, dove non c’è mai stato (e non c’è tuttora) rispetto per la satira politica e si pensa (soprattutto oggi) che chi non è un politico non debba “fare politica” (come piace dire a Berlusconi: i magistrati fanno politica, i giornalisti fanno politica, i sindacalisti fanno politica… almeno è sempre stato sincero da non aver mai detto di aver mai fatto anche lui un qualche genere di politica).

Al tempo del dopoguerra però era diverso, allora tutti si mobilitarono per le elezioni che avrebbero deciso da che parte sarebbe stata l’Italia nella guerra fredda che stava incominciando, se dalla parte degli americani o dei russi. Quello fu il periodo d’oro di Guareschi, quello e gli anni immediatamente successivi in cui ci fu l’attentato a Togliatti e c’erano ancora le armi della resistenza nascoste da Pietro Secchia in attesa del momento giusto per lanciare la rivoluzione. Allora, come dice spesso Guareschi nei racconti di Don Camillo, “si respirava aria pesante”.

Guareschi era già divenuto abbastanza famoso durante il fascismo con la rivista satirica “Il Bertoldo”, e dopo la guerra dirigerà fino al 1957 “Il Candido”, fondato con l’ingiustamente ormai dimenticato Giovanni Mosca (il padre di Maurizio Mosca) e in cui scriveranno anche Montanelli, Longanesi ed altri tra i migliori giornalisti del tempo. Ma il successo di Guareschi fu dato dai “racconti del mondo piccolo”, come si chiamavano le storie di Don Camillo e Peppone, fu da esse che derivò anche il successo internazionale di Guareschi perchè i suoi libri furono tradotti in tutto il mondo ed arrivarono anche i film del cinema su Don Camillo e Peppone (film che Guareschi non andava mai a vedere, e che in uno dei suoi racconti prende anche in giro facendo andare Don Camillo e Peppone a vedere il loro stesso film).

Soprattutto successivamente, da chi non ha vissuto e non conosce questo periodo, Guareschi è stato sottovalutato perchè considerato solo come un autore di qualche storiella umorista, ma i suoi scritti ebbero un buon peso nel determinare la sconfitta del fronte popolare e fu lui ad inventare diversi degli slogan più riusciti dei demoscristiani come “Nel segreto del seggio Dio ti vede, Stalin no!” e “100.000 soldati italiani non sono tornati dalla Russia. Mamma, votagli contro anche per me”. In realtà Guareschi ebbe più effetto sulla società italiana di grandi scrittori come Verga, Sciascia o Pasolini, che parlavano in un linguaggio che era poco compreso o, nel caso di Pasolini, era considerato eccessivo, e trattavano di problemi che purtroppo non interessavano nessuno.

La grandezza di Guareschi, come diceva Montanelli, si vede  da quanto sia stato tradotto, da come anche i giapponesi leggessero i suoi racconti, vedessero i film e capissero anche senza sapere nulla dell’Italia. L’unico altro scrittore italiano che sia riuscito a raggiungere questa fama in Giappone è Dante.

Guareschi era anticomunista e monarchico, e questo si vede nei suoi racconti in cui Peppone finisce quasi sempre o per avere torto o per non dar ragione al partito, ma alla fine c’è sempre un certo equilibrio, anche perchè Guareschi era consapevole che anche se era necessario affidarsi alla Democrazia Cristiana per sconfiggere il pericolo di una dittatura comunista, il partito e la Chiesa erano pieni di ipocriti, bacchettoni, e con troppo poco di quell’amore cristiano per cui si proponevano come difensori. Così alla fine nei racconti il giorno delle elezioni sia Don Camillo che Peppone finiscono per votare scheda bianca. La fede monarchica si vede a volte in certi episodi: il più bello è anche a mio avviso il miglior momento di tutti i film che hanno fatto su Don Camillo e Peppone, quando la vecchia maestra del paese muore e in punto di morte chiede di essere portata al cimitero con “la sua bandiera”, cioè la bandiera monarchica, perchè “non si mandano via i re”; Peppone, dopo aver ascoltato tutti i suoi compagni che dicono quanto sarebbe improprio e politicamente pericoloso fare una cosa del genere, e che se la maestra voleva la bandiera monarchica sarebbe dovuta morire sotto la monarchia, risponde che vista la delicatezza della situazione, siccome rispettava lei più di tutti loro messi assieme, la maestra avrebbe avuto la sua bandiera (come poi accadrà allo stesso Guareschi nel suo funerale).

Mentre il “don di Guareschi” rappresentava quel clero minuto, che viene dal popolo e vive col popolo, ed ha una fede grande, semplice e sincera, Peppone era il simbolo del comunismo più vero e genuino, che derivava non dall’indottrinamento ma dal desiderio di un mondo migliore, di risollevare i poveri dalla loro condizione, infatti a differenza di Togliatti e degli altri quadri del partito Peppone era ignorante, era un uomo del popolo. Ma nonostante questo Guareschi non aveva fiducia nel fatto che il partito comunista italiano avrebbe potuto non legarsi troppo alla Russia ed evitare di instaurare un regime dittatoriale, se avesse vinto le elezioni gli uomini come Peppone non sarebbero stati quelli al comando del paese, ma sarebbero stati quelli che avevano studiato, soprattutto quelli che, come Togliatti, avevano studiato in Russia, a prendere le redini della situazione.

Guareschi fu poi dimenticato dai democristiani che non lo ricompensarono mai per i servigi che gli aveva reso, nel momento in cui avevano ormai saldamente il potere in mano e non c’era più il pericolo di perdere le elezioni pensarono solo a spartirsi il potere. Così terminò anche il coinvolgimento popolare alle vicende della nazione, la gente si abituò ad andare sempre a votare, e quasi tutti votavano sempre o per la democrazia cristiana o per il partito comunista, vedendo nella fede politica una fede assoluta e indissolubile come quella per una squadra di calcio, e così è stato fino ad oggi (non è un caso che Berlusconi sia stato eletto anche per la fama creatasi come presidente del Milan).

Ora i partiti sono visti proprio come squadre di calcio, infatti gli attacchi di Berlusconi ai magistrati non sono niente di diverso dal dare del cornuto all’arbitro, e i cortei con le bandiere hanno sostituito i comizi perchè i politici non hanno assolutamente nulla da dire, l’importante è girare sulle strade col simbolo della propria squadra. Negli anni di piombo i ragazzi si dividevano tra fascisti e comunisti, oggi sono una amalgama unica di indifferenza, non si discute più, anche a cazzotti, come ai tempi di Guareschi, non ci si ammazza più come ai tempi del terrorismo solo perchè si è della parte avversaria, oggi si lascia che sia il potere l’unico a discutere dei propri privilegi e l’unico ad ammazzare (fisicamente o più spesso moralmente e spiritualmente) chi si interpone alla realizzazione di essi.

Guareschi oggi probabilmente invece che racconti satirici scriverebbe delle tragedie.

Qui potete trovare la lista dei libri di Guareschi su Amazon.it.

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