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Carlo Lucarelli – dai libri gialli a Blu Notte

February 15th, 2011 No comments

Carlo Lucarelli è un personaggio molto particolare per l’Italia in cui vive. E’ quel genere di persone che se fosse nata in America sarebbe diventata milionaria e famosa, se fosse nata in Russia o in Cina sarebbe finito mitragliato da qualche anonimo assassino o fucilato, in Italia invece sopravvive senza diventare milionario.

Come dice Lucarelli “La Storia è sempre piena di bugie, specie quella dell’Italia dalla fine della guerra…“. Queste bugie, questi misteri, lui li ha portati in televisione col suo programma Blu Notte (adesso reintitolato “Lucarelli racconta”) raccontandoli come se fossero libri scritti da lui, rompendo quella che in Italia è sempre stata una regola ferrea sempre rispettata: dei morti e della politica ne devono parlare solo i giornalisti, i giornalisti hanno una tessera di partito, o almeno chi gli ha dato il posto ce l’ha, e anche se non ce l’hanno ci tengono al loro stipendio, quindi sanno cosa possono dire e cosa non possono dire. Così la televisione e i giornali hanno sempre lasciato fuori storici, studiosi, ed intellettuali in genere (se non in rapporti amichevoli con qualche partito), perchè lo studioso quando analizza un’epoca storica (che può anche essere il presente o avvicinarsi molto ad esserlo) sicuramente trova molte cose che non vanno bene, mentre lo scopo della televisione è sempre stato quello di dire sempre che va tutto bene, che non ci sono problemi, e far credere alle verità che vengono calate dall’alto senza esaminarle.

Ma non si tratta solo dei giornalisti, anche la magistratura fa la sua parte. Lucarelli si è occupato in particolar modo delle stragi italiane: piazza Fontana, l’Italicus, la strage di Bologna, la strage di Ustica… e per nessuna di queste stragi è stato trovato il mandante, se si escludono le stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio, e solo nel caso della strage di Bologna sono stati condannati i presunti autori materiali del delitto, sebbene quasi certamente Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non c’entrino niente.

In un paese simile, dove ci sono giornalisti come Mauro de Mauro che vengono uccisi quando si avvicinano troppo alla verità di un mistero, dove vengono messi i segreti di stato su documenti compromettenti (su Ustica, Bologna e il rapimento di Moro), dove i servizi segreti depistano le indagini della magistratura, non è né facile né privo di pericoli parlare in prima o seconda serata di questi argomenti. Gli italiani non hanno la memoria corta, la memoria non ce l’hanno proprio, per Ustica era stato istituito un comitato dei parenti delle vittime, sono passati 30 anni e ora ci sono i figli dei parenti delle vittime, tra poco arriveremo alla seconda generazione… Per questo l’opera di Lucarelli è meritoria e difficile.

I libri di Lucarelli sono molto simili ai suoi programmi televisivi, in televisione parla come scrive i suoi libri così, soprattutto per chi lo legge dopo averlo visto sullo schermo, sembra di sentirgli raccontare la storia. Lucarelli si è laureato con una tesi sulla polizia della repubblica di Salò, e infatti i suoi primi libri hanno per protagonista il commissario De Luca, un poliziotto che dopo l’istituzione della repubblica di Salò continuò a fare il suo lavoro pensando che la polizia e i criminali non abbiano colore politico, e continuando nel dopoguerra con la paura di essere epurato o ucciso dai partigiani perchè considerato fascista.

Una delle caratteristiche principali dei libri di Lucarelli è la capacità di ricreare l’atmosfera del periodo storico in cui i libri sono ambientati usando semplici espedienti come ricordare le canzoni che erano in voga in quel memento o  quanto costava un pacchetto di sigarette, lo fa così spesso che questo portò Fabio de Luigi, quando faceva la sua imitazione, ad iniziare una volta così una storia “E’ il 1700 e nei giradischi impazza il minuetto”.

In una Italia in cui ogni giorno ci sono 2 o 3 omicidi che tengono impegnati Sposini e Barbara d’Urso, e consentono ai telegiornali di avere una scusa in più per non dire cosa succede nel mondo (i telegiornali italiani sono tutti così: dichiarazioni di Berlusconi, brevi dichiarazioni dell’opposizione, commento su un omicidio eccellente, notizia economica per dire che va tutto bene e l’Italia è sempre più ricca, notizia buffa o insulsa su concorsi per cani, piatti preferiti delle modelle o sondaggi sulla virilità degli italiani, e previsioni del tempo, in pratica d’estate è caldo e si intervista la gente che dice che ha caldo, e d’inverno è freddo, e la gente dice che ha freddo). Ogni 3 o 4 mesi si trova un nuovo caso da sfruttare e quello più vecchio finisce nel dimenticatoio (ormai non gliene frega più niente a nessuno di Annamaria Franzoni o del delitto di Perugia). In un paese così, in cui la gente non guarda più il grande fratello perchè ha scoperto che il reality polizesco è più interessante, leggere ed ascoltare Lucarelli è non solo piacevole ma anche medicamentoso: perchè ti ricorda che i morti sono morti, non sono una fiction con il sangue finto che finisce quando spegni il televisore, i delitti lasciano tracce di lacrime e sangue, e sono persone quelle che muoiono, persone con una loro vita, delle speranze, degli affetti… e così sono persone anche gli assassini.

In questa Italia invece sembra che tutto scada, tutto diventa piatto e banale, e ormai molta gente sente come più reali le storie d’amore di Maria de Filippi che non le proprie, l’amore come la morte non ha più alcuna dignità.

Se vuoi comprare qualcuno dei suoi libri guarda i libri di Lucarelli su Amazon. Puoi anche vedere sul sito della rai molte delle puntate di Blu Notte.

Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano del XX secolo

February 13th, 2011 No comments

Mi fa piacere dedicare a Indro Montanelli il primo articolo di questo sito, perchè le finalità a cui esso mira sono le stesse che hanno spinto Montanelli a continuare a lavorare per 70 anni: mostrare al lettore uno squarcio di verità che lo renda un uomo ed un cittadino migliore, la verità degli occhi di un testimone che vede i fatti ed i protagonisti e li giudica col suo metro, la sua sensibilità, il suo cervello e il suo cuore, insomma la sua verità, l’unica verità di cui qualunque uomo possa essere certo.

In Italia ci sono stati solo tre giornalisti famosi che hanno capito l’essenza del popolo italiano e quindi il modo in cui bisogna rivolgersi ad esso: Montanelli, Biagi e Funari. Tutti e tre sapevano che gli italiani sono ignoranti, e che i potenti che li dominano hanno sempre giocato con questa ignoranza in maniera da non fargli capire che cosa stesse succedendo, quindi il giornalista per fare il suo mestiere in Italia deve scrivere in maniera il più possible semplice e comprensibile per tutti, certo questo si applica ai giornalisti di tutto il mondo e Montanelli lo aveva imparato a Chicago (“deve poterti capire anche il lattaio dell’Ohio“), ma è vero soprattitto in Italia.

Montanelli divenne famoso soprattutto per fortuna: ai tempi dello scoppio della guerra si trovava in Germania e assistette al discorso di guerra di Hitler al parlamento, poi seguì i tedeschi in polonia e, quando venne cacciato perchè i tedeschi avevano capito che parteggiava per i poveri polacchi che attaccavano i panzer con la cavalleria, se ne andò in Estonia, che dopo poco sarebbe stata invasa dai russi, e poi in Lituania e in Finlandia, dove fu l’unico italiano (almeno inizialmente, poi viste le sue cronache sgradite ai tedeschi Mussolini mandò anche un altro giornalista del Popolo d’Italia) ad assistere alla guerra d’inverno con la Russia, raccontando l’eroica resistenza dei finlandesi per cui anche il popolo italiano, leggendolo, parteggiava. Seppe trovarsi sempre al memento giusto, un po’ per fortuna e un po’ capendo in anticipo quelli che dovevano essere gli accordi tra Hitler e Stalin e i piani di quest’ultimo sulla scandinavia, e da lì ebbe inizio la sua grande carriera.

In un paese diverso forse Montanelli non sarebbe stato così speciale: la sua abilità nel tratteggiare i caratteri dei grandi uomini che incontrava era sicuramente fuori del comune, ed aveva una grande capacità di analisi sia della situazione presente che del passato, e una ironia e una capacità di semplificazione che lo rendevano in grado di farsi capire da chiunque, ma non è tuttavia per queste sue doti che è stato così importante per l’Italia. L’esempio che ha dato Montanelli è stato prima di tutto politico e umano: è stato uno dei pochissimi a non aver finto di non essere mai stato fascista, a non rinnegare e nascondere per pura convenienza il passato suo e del suo paese, ad additare gli assassini, gli approfittatori, e coloro che si erano venduti al nuovo potere per un piatto di minestra, come già in passato avevano fatto col fascismo. Questa rettitudine, questo non voler piegare la schiena e chiudere gli occhi, che al di fuori dell’Italia sarebbero certo delle doti meritevoli ma non così eccezionali, in Italia sono merce rarissima, cosa che gli valse sempre il rispetto di tutti: amici e nemici, democristiani e comunisti, finanche ai terroristi delle brigate rosse che gli spararono. Solo gli intellettuali italiani lo hanno per buona parte sempre cordialmente odiato, in parte perchè lui se ne stava fuori dal coro, cosa che in qualunque ambiente in Italia è malvista, e probabilmente molto per invidia, perchè lui rappresentava quello che loro avrebbero dovuto e potuto essere, ma avevano coscientemente scelto di non essere.

Credo che la cultura, l’umanità, consistano sostanzialmente nell’essere se stessi, nel non farsi comprare o spaventare dal mondo, poi certo non tutti sono dei geni e ci sarà sempre chi ha molto da dare e chi ha poco, ma la cosa più importante è lo spirito con cui si vive e con cui si dà quello che si ha, e un uomo anche non particolarmente intelligente o con grandi capacità ma che va per la sua strada e cerca di aiutare gli altri sarà sempre superiore a chi, pur dotato di grande intelligenza e profondi studi, si è venduto al servizio del potere. Oggi questi uomini li possiamo vedere tutti in televisione: Sgarbi, Vespa, Ferrara, Feltri… ma in realtà sono tanti di più perchè ci sono tutti i loro piccoli imitatori che aspirano a sostituirli, e invece Montanelli rimane solo nei suoi libri e in qualche registrazione televisiva, per questo per chi aspira a quel modello guardare la televisione oggi è qualcisa che sta a metà tra la tortura ed il veleno, e consiglio infatti di non guardarla, o limitarsi al massimo a “Chi vuol esser milionario?”, qualche documentario sugli animali, qualche cartone animato, e le previsioni del tempo. Tutto il resto è come il tabacco: NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE.

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