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L’età degli imperi di Eric J. Hobsbawm

Oggi imperialismo fa rima con antiamericanismo, ed è una parola che come borghesia, lotta di classe, o proletari debba essere propria degli ultimi irriducibili comunisti.
In realtà la politica mondiale americana, pur con le diversità proprie degli americani e dell'epoca moderna, ha molti punti in comune con l'imperialismo britannico o romano, quindi è una definizione storicamente sensata.

L'età degli imperi di Eric J. Hobsbawm ci porta indietro al tempo di massima espansione delle potenze europee dall'ultimo quarto del diciannovesimo secolo alla prima guerra mondiale. Quasi tutto il mondo allora era stato colonizzato, o si trovava in uno stato di servaggio come la Cina e il sud America, c'era un impero inglese, uno francese, uno tedesco, e i resti dei vecchi imperi spagnoli e portoghesi, più le colonie olandesi e belghe, pur senza titoli imperiali.

Questa epoca del colonialismo viene analizzata da Hobsbawm dal punto di vista delle conquiste sociali e tecnologiche che poi hanno caratterizzato il ventesimo secolo: l'urbanizzazione, la scolarizzazione, la democratizzazione degli stati, l'emancipazione femminile, le rivoluzione nei campi della scienza e delle arti con i raggi x e la teoria della relatività, o il cubismo di Picasso; inoltre il libro cerca di comprendere come la borghesia liberale abbia tenuto il potere in questo periodo per poi perderlo in favore dei grandi movimenti di massa socialisti e nazionalisti, e dopo la guerra anche fascisti, nazisti e comunisti. Tutto questo quadro infine serve per cercare di spiegare come mai si è finiti per arrivare alla prima guerra mondiale, non per cercare delle colpe da gettare su qualcuno ma per comprendere quali sono i meccanismi che negli ultimi anni prima del 1914 avevano reso una guerra generale inevitabile nonostante nessuno dei governanti la desiderasse.

Se la storia è maestra di vita il capire che cosa portò alla tragedia della grande guerra può aiutarci ad evitare che qualcosa di simile accada. Oggi ad esempio né europei, né americani, né cinesi, né russi vogliono la guerra, gli americani sono i soli a combattere, ma sempre contro entità militarmente inesistenti coma la Libia o l'Iraq, guerre in cui la maggior parte dei morti sono dovuti al fuoco amico e ad incidenti degli elicotteri o dei camion; tuttavia la crisi economica che impoverisce gli stati e la lotta sempre più accanita per le risorse potrebbero anche scatenare una terza guerra mondiale, nonostante il mondo moderno sia ormai dominato dall'economia e dal commercio e nessuno stato abbia interesse ad interrompere la pace per una guerra che rischierebbe di essere nucleare e di distruggere il pianeta. Se non sarà solo la Grecia ad essere sull'orlo della bancarotta ma qualche paese più potente come ad esempio la Francia, non è irragionevole pensare ad un ritorno di fascismo e nazismo per risolvere i problemi economici, come già accadde in Italia e in Germania, e delle dittature sarebbero una variabile molto più pericolosa delle deboli democrazie attuali.

Le odierne democrazie occidentali sono morenti come i governi liberali della fine dell'ottocento, il punto è se saranno sostituite semplicemente da dittature militari di vecchio stampo oppure se esiste la possibilità di una evoluzione positiva e pacifista della attuale situazione politica. Conoscere le idee, gli atteggiamenti, e gli errori che furono commessi un secolo fa, sicuramente può aiutare a trovare delle buone strategie per il futuro, nonostante la situazione sia di certo molto grave, sia per l'attuale debolezza del potere centrale, sia per i gravi problemi che i singoli stati e l'umanità si trovano ad affrontare: l'aumento della povertà, le grandi concentrazioni di denaro e potere nelle mani di poche centinaia di uomini, e grandi migrazioni dall'Africa e, in misura minore, dall'America latina e dall'Asia verso gli stati più ricchi, le nazioni più deboli che non sono ancora padrone del loro territorio e delle loro risorse, le nazioni più ricche che hanno una popolazione sempre più stupida, ignorante, egoista ed indolente...

L'età degli imperi di Eric J. Hobsbawm è un libro fondamentale per capire il ventesimo secolo e l'epoca moderna, anche alla luce del fatto che quella era un'epoca in cui c'era meno ipocrisia rispetto ad oggi e non ci si inventava la scusa dei "crimini contro l'umanità" per fare guerre coloniali, e le colonie venivano chiamate colonie, non "paesi in via di sviluppo", e si imponeva per legge che non potessero industrializzarsi e dovessero commerciare solo con la madrepatria.

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