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Get Off Your “But” di Sean Stephenson

Get off your but è un libro eccezionale scritto da una persona eccezionale, o, come era il titolo di un suo programma televisivo in america "un gigante di 3 piedi".
Il "gigante" è Sean Stephenson, soprannominato così perchè alto appena tre piedi (90 cm). Sean è nato con una rara malattia genetica che rende le ossa molto fragili e pronte a spezzarsi alla minima pressione, infatti quando è nato, per via del trauma del parto e della pressione fisica che esercita sul bambino, quasi tutte le sue ossa erano rotte e braccia e gambe si muovevano qua e là in tutte le posizioni più anatomicamente innaturali come se fosse una bambola di pezza.

I medici dissero che probabilmente non avrebbe superato la notte, e quando ce la fece un'infermiera andò dalla madre per applicarle uno strumento per succhiare il latte materno, quando lei chiese perchè mai avrebbe dovuto fare una cosa simile l'infermiera gli rispose "Non penserà mica di allattare quel coso là?".

Ma nonostante fosse piccolo e deforme, e condannato a vivere per tutta la vita sulla sedia a rotelle e ad avere bisogno dell'aiuto degli altri per lavarsi i capelli e andare in bagno Sean non sviluppò, come molti disabili ma anche tantissime persone sane con qualche problema che ritengono insuperabile, una mentalità vittimistica che lo avrebbe portato a vivere semplicemente di una pensione dello stato, impegnandosi ad odiare gli altri ritenendosi non accettato e rimanendo chiuso in casa, o uscendo solo per cercare di ispirare pietà e compassione negli altri.

Questo libro è la storia di Sean Stephenson e di come è riuscito a vivere una vita piena ed intensa: viaggiando per tutta l'America facendo lo speaker, lavorando alla casa bianca, facendo lo psicoterapeuta, scrivendo questo libro, avendo più relazioni amorose della maggior parte degli uomini "normali", tutto coi suoi 90 cm di altezza e la sua carrozzina.
 

Ma non è tanto una autobiografia, quanto un manuale su come seguire il suo esempio, perchè nessuno nasce sapendo dare un senso e un limite al dolore, o avendo scritto in fronte lo scopo della propria vita, sono cose che si imparano (quando si imparano) vivendo, e non importa quanto tu sia alto, quanti soldi tu abbia, dove tu viva, e quali fortune o sfortune ti siano capitate, dipende solo da te quanto del bene e del male che hai ricevuto nella vita sei riuscito a usare positivamente.

Una dozzina di anni fa ero seduto con un altro ragazzo davanti a un liceo, facevamo entrambi una scuola privata ed eravamo andati lì per consegnare la domanda per fare l'esame di maturità in quel liceo. Questo ragazzo era figlio di un dentista, aveva una famiglia molto ricca, il padre voleva che studiasse odontoiadria così avrebbe potuto lavorare nel suo studio, e per i suoi 18 anni, senza dover far niente, aveva ricevuto in regalo una macchina. Eppure nonostante potesse avere tutto ciò che si poteva comprare, e avesse l'opportunità di avere un lavoro sicuro e molti soldi in futuro non era per nulla felice.
Berlusconi può essere un altro esempio: gli italiani, abituati come sono a pensar male e nel contempo invidiare "quelli con i soldi", hanno dato il potere a Belusconi perchè lo vedono come una persona realizzata, sicura di sé e felice. In realtà Berlusconi è il più riuscito di quel gruppo di imprenditori che alla fine degli anni 70 grazie ai soldi della mafia poterono soppiantare i vecchi ed onesti imprenditori lombardi e del resto dell'Italia settentrionale; avendo a disposizione una quantità virtualmente illimitata di denaro senza dover fare nulla il loro successo era prevedibile, e non dovuto certo a qualche loro particolare capacità. Oggi Berlusconi si trova ad essere il secondo uomo più ricco d'Italia e uno degli uomini più potenti del mondo, ma sa che l'impero sia economico che politico che ha costruito non è opera sua, ma gentile concessione della mafia e della massoneria; sa che nessuno lo ama veramente, nessuno piangerà la sua morte, nessuno lo ricorderà positivamente come nessuno ricorda una puntata del gioco delle coppie o della ruota della fortuna oggi; ha avuto il potere di cambiare radicalmente il mondo per anni, ma non ha fatto altro che cercare di sopravvivere, di guadagnare più soldi possibile, e anche quando, come nel caso dell'attacco alla Libia, gli sarebbe bastato avere un po' di coraggio e di umanità per imporre il suo rifiuto evitando una ingiustizia e salvando un amico ha preferito seguire il carro dei presunti vincitori, sempre senza il coraggio di avere nessuna idea e nessun ideale.
Deve essere un uomo molto infelice.

La felicità non dipende da ciò che hai ma da ciò che sei, e per essere ciò che sei devi superare tutti i "ma" che la tua mente ti pone quando sei di fronte a un cambiamento o a una decisione che ti fa paura ("ma non ho abbastanza soldi", "ma non ho abbastanza tempo", "ma sono troppo giovane/vecchio", "ma non sono abbastanza bello"...); e se non prendi decisioni ma ti lasci trasportare dalla corrente farai oggi le stesse cose che hai fatto ieri; e se fai le stesse cose continuerai ad essere sempre la stessa persona.

Questo libro non è un libro facile, tanti altri libri motivazionali possono essere letti tranquillamente, magari ti danno una carica iniziale e poi li riponi e te li dimentichi, o magari nemmeno finisci di leggerli. La difficoltà di questo libro non sta tanto in quello che dice o in come è scritto, perchè non è in sé migliore o diverso da molti altri, è nella persona di Sean Stephenson, soprattutto se vai a cercare qualche suo video e vedi com'è realmente, perchè viene naturale fare un confronto con te stesso e chiederti "Ma se ce l'ha fatta uno così perchè non puoi farcela anche tu?". (il libro è nella versione originale in inglese, non ne ho trovato una traduzione in italiano)

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