Home > Scrittori > Giovannino Guareschi e il mondo di Don Camillo e Peppone

Giovannino Guareschi e il mondo di Don Camillo e Peppone

Giovannino Guareschi è stato uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, anche se purtroppo è stato sempre sottovalutato in Italia, dove non c’è mai stato (e non c’è tuttora) rispetto per la satira politica e si pensa (soprattutto oggi) che chi non è un politico non debba “fare politica” (come piace dire a Berlusconi: i magistrati fanno politica, i giornalisti fanno politica, i sindacalisti fanno politica… almeno è sempre stato sincero da non aver mai detto di aver mai fatto anche lui un qualche genere di politica).

Al tempo del dopoguerra però era diverso, allora tutti si mobilitarono per le elezioni che avrebbero deciso da che parte sarebbe stata l’Italia nella guerra fredda che stava incominciando, se dalla parte degli americani o dei russi. Quello fu il periodo d’oro di Guareschi, quello e gli anni immediatamente successivi in cui ci fu l’attentato a Togliatti e c’erano ancora le armi della resistenza nascoste da Pietro Secchia in attesa del momento giusto per lanciare la rivoluzione. Allora, come dice spesso Guareschi nei racconti di Don Camillo, “si respirava aria pesante”.

Guareschi era già divenuto abbastanza famoso durante il fascismo con la rivista satirica “Il Bertoldo”, e dopo la guerra dirigerà fino al 1957 “Il Candido”, fondato con l’ingiustamente ormai dimenticato Giovanni Mosca (il padre di Maurizio Mosca) e in cui scriveranno anche Montanelli, Longanesi ed altri tra i migliori giornalisti del tempo. Ma il successo di Guareschi fu dato dai “racconti del mondo piccolo”, come si chiamavano le storie di Don Camillo e Peppone, fu da esse che derivò anche il successo internazionale di Guareschi perchè i suoi libri furono tradotti in tutto il mondo ed arrivarono anche i film del cinema su Don Camillo e Peppone (film che Guareschi non andava mai a vedere, e che in uno dei suoi racconti prende anche in giro facendo andare Don Camillo e Peppone a vedere il loro stesso film).

Soprattutto successivamente, da chi non ha vissuto e non conosce questo periodo, Guareschi è stato sottovalutato perchè considerato solo come un autore di qualche storiella umorista, ma i suoi scritti ebbero un buon peso nel determinare la sconfitta del fronte popolare e fu lui ad inventare diversi degli slogan più riusciti dei demoscristiani come “Nel segreto del seggio Dio ti vede, Stalin no!” e “100.000 soldati italiani non sono tornati dalla Russia. Mamma, votagli contro anche per me”. In realtà Guareschi ebbe più effetto sulla società italiana di grandi scrittori come Verga, Sciascia o Pasolini, che parlavano in un linguaggio che era poco compreso o, nel caso di Pasolini, era considerato eccessivo, e trattavano di problemi che purtroppo non interessavano nessuno.

La grandezza di Guareschi, come diceva Montanelli, si vede  da quanto sia stato tradotto, da come anche i giapponesi leggessero i suoi racconti, vedessero i film e capissero anche senza sapere nulla dell’Italia. L’unico altro scrittore italiano che sia riuscito a raggiungere questa fama in Giappone è Dante.

Guareschi era anticomunista e monarchico, e questo si vede nei suoi racconti in cui Peppone finisce quasi sempre o per avere torto o per non dar ragione al partito, ma alla fine c’è sempre un certo equilibrio, anche perchè Guareschi era consapevole che anche se era necessario affidarsi alla Democrazia Cristiana per sconfiggere il pericolo di una dittatura comunista, il partito e la Chiesa erano pieni di ipocriti, bacchettoni, e con troppo poco di quell’amore cristiano per cui si proponevano come difensori. Così alla fine nei racconti il giorno delle elezioni sia Don Camillo che Peppone finiscono per votare scheda bianca. La fede monarchica si vede a volte in certi episodi: il più bello è anche a mio avviso il miglior momento di tutti i film che hanno fatto su Don Camillo e Peppone, quando la vecchia maestra del paese muore e in punto di morte chiede di essere portata al cimitero con “la sua bandiera”, cioè la bandiera monarchica, perchè “non si mandano via i re”; Peppone, dopo aver ascoltato tutti i suoi compagni che dicono quanto sarebbe improprio e politicamente pericoloso fare una cosa del genere, e che se la maestra voleva la bandiera monarchica sarebbe dovuta morire sotto la monarchia, risponde che vista la delicatezza della situazione, siccome rispettava lei più di tutti loro messi assieme, la maestra avrebbe avuto la sua bandiera (come poi accadrà allo stesso Guareschi nel suo funerale).

Mentre il “don di Guareschi” rappresentava quel clero minuto, che viene dal popolo e vive col popolo, ed ha una fede grande, semplice e sincera, Peppone era il simbolo del comunismo più vero e genuino, che derivava non dall’indottrinamento ma dal desiderio di un mondo migliore, di risollevare i poveri dalla loro condizione, infatti a differenza di Togliatti e degli altri quadri del partito Peppone era ignorante, era un uomo del popolo. Ma nonostante questo Guareschi non aveva fiducia nel fatto che il partito comunista italiano avrebbe potuto non legarsi troppo alla Russia ed evitare di instaurare un regime dittatoriale, se avesse vinto le elezioni gli uomini come Peppone non sarebbero stati quelli al comando del paese, ma sarebbero stati quelli che avevano studiato, soprattutto quelli che, come Togliatti, avevano studiato in Russia, a prendere le redini della situazione.

Guareschi fu poi dimenticato dai democristiani che non lo ricompensarono mai per i servigi che gli aveva reso, nel momento in cui avevano ormai saldamente il potere in mano e non c’era più il pericolo di perdere le elezioni pensarono solo a spartirsi il potere. Così terminò anche il coinvolgimento popolare alle vicende della nazione, la gente si abituò ad andare sempre a votare, e quasi tutti votavano sempre o per la democrazia cristiana o per il partito comunista, vedendo nella fede politica una fede assoluta e indissolubile come quella per una squadra di calcio, e così è stato fino ad oggi (non è un caso che Berlusconi sia stato eletto anche per la fama creatasi come presidente del Milan).

Ora i partiti sono visti proprio come squadre di calcio, infatti gli attacchi di Berlusconi ai magistrati non sono niente di diverso dal dare del cornuto all’arbitro, e i cortei con le bandiere hanno sostituito i comizi perchè i politici non hanno assolutamente nulla da dire, l’importante è girare sulle strade col simbolo della propria squadra. Negli anni di piombo i ragazzi si dividevano tra fascisti e comunisti, oggi sono una amalgama unica di indifferenza, non si discute più, anche a cazzotti, come ai tempi di Guareschi, non ci si ammazza più come ai tempi del terrorismo solo perchè si è della parte avversaria, oggi si lascia che sia il potere l’unico a discutere dei propri privilegi e l’unico ad ammazzare (fisicamente o più spesso moralmente e spiritualmente) chi si interpone alla realizzazione di essi.

Guareschi oggi probabilmente invece che racconti satirici scriverebbe delle tragedie.

Qui potete trovare la lista dei libri di Guareschi su Amazon.it.

Categories: Scrittori Tags: ,
  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.