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Il Signore degli Anelli – di John R. R. Tolkien

Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze. (Gandalf)

Il Signore degli Anelli è il libro più famoso di Tolkien. Reso famoso negli ultimi anni dai film ad esso ispirati, il libro di Tolkien è il primo romanzo fantasy della storia della letteratura, ed ancor oggi ne è l’insuperato capolavoro.

Oggi c’è un po’ meno diffidenza nei confronti della letteratura fantasy, in genere la gente fino a non molto tempo fa pensava che le storie di draghi, orchi e nani fossero fatte per i bambini e non avessero niente di serio. Il Signore degli Anelli invece non è un libro pensato solo per bambini o ragazzi, affonda le sue radici nella antica cultura gaelica, quando i celti ancora dominavano quei territori e i boschi erano popolati di druidi e di fate.

Tolkien era un linguista specializzato in finnico e gaelico antico, e le sue storie richiamano le antiche leggende celtiche, eccheggiano della malinconia di un mondo ormai perduto. Era nato in Sudafrica, ma visse fin da bambino in Inghilterra, in una città industriale dove da una parte poteva vedere la nebbia grigiastra derivante dall’inquinamento del carbone, e dall’altra c’era la campagna verde e pulita. Si sono volute dare molte interpretazioni politiche del Signore degli Anelli, dicendo ad esempio che il grande male che veniva dall’est era il comunismo russo, ma Tolkien ha sempre negato queste interpretazioni, le sue storie possono avere al massimo una interpretazione ecologista, infatti Mordor è una terra brulla e sterile su cui non può crescere più niente, a monito di quello che diventerà la terra se gli esseri umani continueranno ad essere preda dell’egoismo e dell’indifferenza verso la vita delle altre creature.

Anche chi non conosce o non ama particolarmente il genere fantasy dovrebbe leggere il signore degli anelli, un vecchio proverbio celtico diceva che ogni volta che un bambino dice che le fare non esistono, una fata muore; così anche gli uomini che non si vogliono lasciare trasportare dalle leggende, dall’epica e dalla magia rimarranno sempre dei bambini cresciuti che dicono che le fate non esistono, e questo modo di pensare è solo di danno agli uomini ed al mondo. Il più grande peccato della nostra società è il non lasciare più nessuno spazio per l’immaginazione e la fantasia, ormai non solo i bambini non credono più alle fate, ma nemmeno credono al più commerciale e nostrano Babbo Natale.

Tolkien fece notare come la seconda guerra mondiale non potesse fare molta impressione ad uno che aveva combattuto da ragazzino nella prima, a significare come non vi fosse alcuna critica del comunismo o del nazismo nel signore degli anelli, ma la sua origine fosse nella prima guerra mondiale, in quella violenza insensata in cui Tolkien rischiò di morire, e in cui rimasero uccisi tutti i suoi amici. Anche nel signore degli anelli ci sono uccisioni e battaglie, ma quantomeno in esso c’è un male assoluto da combattere che giustifica i sacrifici e le violenze, e coloro che muoiono lottando contro Sauron quantomeno possono dire di essere morti per una buona causa, mentre la tragedia della prima guerra mondiale non fu solo la morte dei soldati, ma l’inutilita, la futilità e la stupidità di quelle morti; nessuno poteva dire che fossero morti eroicamente per la patria, semmai dalla patria erano stati ingannati per essere spinti a combattere una guerra, magari arruolandosi volontari come fecero Tolkien ed i suoi amici, o come adesso fanno i soldati americani: e se una frase di un bambino può uccidere una fata, quante fate saranno uccise da un bombardamento?

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