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La storia maestra di vita – Historia magistra vitae

Historia magistra vitae
(Cicerone, De Oratore, II)

La poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia.
(Platone)

La teoria della storia maestra di vita si basa sull’idea che conoscendo gli errori passati sia possibile non ripeterli in futuro, ed anche trarre dei generali insegnamenti morali su come ci si deve comportare vedendo gli errori del passato come anche le cose ben riuscite.
Oggi, in un’epoca in cui siamo sommersi di libri e di informazioni, vi sono migliaia e migliaia di libri di storia su più o meno ogni argomento, tuttavia gli italiani (ma in misura minore anche gli stranieri), sono sempre più ignoranti dell’argomento, soprattutto i giovani. Questo mondo moderno è come una piovra che ti avvolge coi suoi tentacoli, solo che invece di divorarti si ciba di te poco a poco, facendoti vivere in un mondo di eterno presente, in cui non si sa, né si vuole sapere, nulla del passato, e non si ha nessuna attenzione o preoccupazione per il futuro prossimo e remoto. Questo mondo di nevrotici ricchi e infelici è un mondo di ignoranti, ma la cosa che la gente più ignora è che siano esistiti, o che esistano tuttora sulla terra, popoli che vivono diversamente: che non hanno i soldi come pensiero cardine della vita; non si fanno chiamare “ragazzi” fino a quando hanno 40 anni; lavorano nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche o come artigiani quasi tutto il giorno e non sono stressati; hanno degli ideali derivanti dall’educazione dei genitori e dallo stato e dall’epoca in cui vivono, dalla loro filosofia e dalla loro religione.

Un uomo moderno che si trova faccia a faccia con esempi di epoche passate cosa può pensare di se stesso? La persona che segue Berlusconi pensando che sia un grande statista cosa penserebbe se si trovasse a paragonarlo con De Gasperi, Giolitti, Napoleone o Augusto? Chi si trova ad andare a votare a testa bassa in Italia partiti che sono solo uno peggiore dell’altro che cosa penserebbe di se stesso confrontandosi con i francesi che hanno lottato per la rivoluzione? Chi è giovane e come unico obiettivo nella vita si trova finire la scuola, andare all’università e cercare di divertirsi il più possibile, e poi chissà… che cosa penserebbe di grandi moti ideali come la resistenza della repubblica romana, la grande marcia di Mao, o il sentiero di Ho Chi Minh?
Ma il problema è che la storia si fa col sudore e col sangue, proprio ed altrui, bisogna essere disposti a soffrire, a morire (o almeno a rischiare di morire), e spesso anche a uccidere, perchè i grandi cambiamenti, e spesso anche i piccoli, non arriverebbero mai se si aspettasse sempre che essi fossero “concessi dall’alto”. Oggi invece non c’è nessuno spirito di sacrificio, e paradossalmente la nostra è la società con più problemi psichici della storia dell’umanità: stress, nevrosi, paure di ogni genere, incapacità relazionali, violenze domestiche e stalking, droga e alcolismo, e una insoddisfazione generale che colpisce quasi tutti, dal milionario che non sa come spendere la sua esistenza perchè ha già tutto al precario che non si sente padrone della sua vita perchè non sa se domani avrà ancora un lavoro. Il paradosso sta nel fatto che se la gente è così infelice e insoddisfatta perchè non si dà da fare per cambiare le cose?

Credo che la ragione di questa inerzia stia nella storia, nel modo in cui la gente comune conosce e interpreta la storia del suo paese come anche la sua storia personale. La visione della storia non è, infatti, qualcosa di limitato alla Storia con la s maiuscola, ognuno ha anche un suo passato da interpretare e con cui convivere, e quel passato plasma l’idea che quella persona ha di se stesso, compreso quello che sa e non sa fare e quello che desidera essere.
Le persone di oggi apparentemente vivono in un mondo enormemente più libero e ricco di possibilità che in passato, quando spesso nascevi e morivi in un posto senza mai vedere nessun altro luogo, e facevi il mestiere di tuo padre o di tua madre. Tuttavia gli uomini finiscono per autolimitarsi perchè la società insegna molte cose ma non come si fa ad essere padroni di se stessi, cosa vuol dire sacrificarsi per qualcosa o qualcuno; così facendo finiscono per vivere solo per valori materiali e immediati: i soldi, il piacere, la moda, la carriera e il prestigio sociale, e lo fanno soprattutto perchè nessuno gli ha mai insegnato che potrebbero essere persone diverse, che potrebbero fare delle cose migliori nella loro vita.

Prendiamo come esempio i ragazzini che ammirano i ragazzi di Amici di Maria de Filippi, o i tronisti, o le veline, non lo fanno perchè siano nati stupidi o senza ambizioni, ma perchè non vedono nessun altro esempio diverso. Chi è che oggi potrebbe voler fare l’intellettuale quando l’unico “intellettuale” che si vede in televisione è Sgarbi che urla e insulta a casaccio tanto per fare audience? Chi è che potrebbe pensare di fare il medico, aiutare gli altri, o fare il ricercatore, quando in televisione si vedono solo servizi sulle operazioni di chirurgia plastica delle star, e nessuna storia di medici che raccontano di pazienti a cui hanno salvato la vita?
Questi ragazzi vivono in una vita di plastica, in cui nulla ha realmente valore e tutto è usa e getta, perchè non riescono a immaginarsi diversi da così, né ad immaginare un mondo diverso. La storia invece insegna che ci sono tantissimi modi diversi di vivere, e che questi modi sono in continui cambiamento, a volte rapidamente e a volte lentamente, ma sempre inesorabilmente. Solo che se non si è attivi, se non si fa qualcosa per cambiare e non si riflette su cosa e come si vuole cambiare, si finirà per essere dalla parte di quelle persone passive che subiscono solo il cambiamento, che accettano quanto deciso dagli altri. E’ curioso come oggi uno come Berlusconi od Obama possa sembrare, grazie alla televisione, molto più lontano ed irraggiungibile di uno come il re Sole, o qualche imperatore romano; il popolo minuto in passato non è che credesse che queste persone fossero diverse da loro, credevano solo che per diritto di nascita a quelle era toccato di comandare, e a loro di servire, mentre oggi c’è, nei confronti delle persone che stanno in televisione, una sorta di senso di inferiorità da parte della gente comune, inferiorità che può essere colmata solo dal raggiungere la notorietà diventando famosi; mentre invece in passato si poteva pensare di elevarsi socialmente cambiando la società e le regole che la organizzano, oggi nessuno pensa che il “sistema” sia ingiusto e vada cambiato, questo soprattutto negli ultimi anni con l’arrivo del grande fratello e del gossip ad ogni ora del giorno e della notte, perchè ora chiunque dal niente, senza fare niente, senza saper fare niente, e senza sapere niente, può diventare famoso con un po’ di fortuna, mentre in passato nessuno poteva diventare re, duca o barone nascendo contadino.

Lo studio della storia non è semplicemente la memorizzazione di fatti e date, è lo studio dell’uomo e di tutto quanto di bene e di male non solo ha fatto, ma soprattutto è in grado di fare. Studiare la storia significa amare l’uomo e se stessi, comprendere meglio chi siamo ed imparare ad avere un miglior rapporto con gli altri, perchè fino a quando il tuo orizzonte è ristretto e pensi solo all’immediato che sta sotto il tuo naso sarai sempre egoista e infelice.
Oggi si dà molta più importanza alle materie scientifiche per via dei grandi progressi che si continuano a fare e che sono sotto gli occhi di tutti, e non è sbagliato perchè è necessario il progresso scientifico per risolvere i problemi dell’inquinamento, della mancanza di risorse, della sovrappopolazione, tuttavia anche la storia, la morale e il diritto sono importanti: che senso ha che qualche ricercatore scopra come salvare dei bambini da qualche malattia rara, se poi degli altri bambini vengono uccisi sotto i bombardamenti della nato o muoiono di fame perchè è nell’interesse delle nazioni ricche lasciare nella povertà e nella dipendenza lo stato in cui quei bambini sono nati? La scienza può salvare e costruire, ma molto più facilmente può uccidere e distruggere, è compito della storia insegnare quando le distruzioni sono inutili (cioè quasi sempre), e quali sono i valori e le imprese che sono degni di ammirazione per uno stato e per la singola persona.

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