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I Quaderni del carcere – di Antonio Gramsci

Antonio Gramsci è stato il più grande intellettuale italiano del ventesimo secolo, questo credo che più o meno chiunque possa condividerlo, indipendentemente da quanta simpatia abbia per il comunismo.
Gramsci fu un uomo unico, e non fu un caso se anche Togliatti e gli altri comunisti, pur rispettandolo per la sua intelligenza ed il suo coraggio, non furono scontenti del fatto che fosse stato arrestato. Mussolini non fece vittime tra i suoi nemici politici, il confino e l’esilio di alcune centinaia delle persone più importanti era più che sufficiente per dargli il controllo del potere senza alcun pericolo di agitazioni. Mussolini avrebbe voluto liberarlo, soprattutto dopo che la sua salute era peggiorata molto, ma in carcere arrivò una lettera anonima che accusava Gramsci di vari reati, e il direttore del carcere leggendola gli disse “Eh sembra proprio che i suoi amici non la vogliano fare uscire da qui”. Quella lettera che condannò Gramsci era stata mandata da qualcuno del partito, forse per ordine di Togliatti o per iniziativa personale di qualcun’altro, perchè se Mussolini non aveva ragione di avere paura di lui, i suoi “compagni” ne avevano eccome.

Durante la prigionia Gramsci scrive i “Quaderni del carcere“, che verranno poi pubblicati postumi dopo la fine della guerra. Approfittando della inattività forzata cui lo costringe la prigione Gramsci cerca di impegnarsi nella creazione di un’opera letteraria, l’unica cosa utile che possa fare mentre è rinchiuso, e così nascono i quaderni. Si tratta di un libro di riflessioni teoriche avulse dal un contesto politico specifico, visto che Gramsci non aveva notizie di cosa stesse succedendo fuori dalla sua prigione né poteva avere contatti e scambi di idee e notizie con l’esterno. E forse la cosa che rese Gramsci e questa sua opera pericolosi è proprio questo porsi al di sopra del contesto storico, perchè i comunisti dovevano giustificare il fatto di essere fuggiti all’estero durante il fascismo, poi l’essere scesi a patti con la democrazia cristiana in certi momenti, l’avere protetto molti volgari assassini che approfittarono della lotta contro i fascisti per fare le proprie vendette private, o uccidere e derubare qualche ricco personaggio accusandolo di essere fascista (come nel caso della strage dei conti Manzoni), o l’amnistia concessa da Togliatti ai delitti politici compiuti durante e dopo la guerra. Tutte queste cose e molte altre, senza andare ancora in avanti nel tempo al compromesso storico ad esempio, erano tutte scelte dettate dal momento, dalla convenienza politica, cosa che conveniva molto ai politici ma non era di nessun aiuto al partito e ai cittadini, che non hanno mai trovato nel partito comunista una visione chiara, condivisa e generale di ciò che è giusto e auspicabile. Basta pensare all’atteggiamento con l’Unione Sovietica, di distacco però non troppo, con Stalin che poteva essere criticato ma comunque la Russia doveva rimanere il faro della civiltà.

I quaderni del carcere di Gramsci sono una lettura molto complessa, e per poterli comprendere bisogna pensare al tempo in cui sono stati scritti, un mondo in cui vi era una realtà molto diversa da quella di oggi. Tuttavia molti problemi possono essere attualizzati: ad esempio Gramsci cerca di capire come il proletariato possa raggiungere il potere, oggi invece ci si può chiedere come può la gente comune riprendersi il potere che è nelle mani dei partiti, dei politici, delle mafie e della Chiesa; il ruolo degli intellettuali in Italia è un problema che ancora oggi non ha avuto soluzione perchè sono ancora di più che in passato gli intellettuali asserviti al potere, inutili o più spesso dannosi; il problema della valutazione del risorgimento oggi potrebbe diventare la rivalutazione del periodo di Craxi, di mani pulite e di Berlusconi, e di come l’Italia non abbia saputo reagire alle sopraffazioni del potere, come il popolo sia uscito sconfitto e ferito da questo periodo storico, perchè così come Berlusconi ha cercato di riabilitare Craxi, il suo successore cercherà di riabilitare Berlusconi, e la verità storica, come nel caso del risorgimento, verra sepolta sotto gli interessi politici.

Il comunismo ha avuto delle pagine tragiche nella sua storia, e soprattutto a causa di Stalin la sua realizzazione pratica è stata non solo un fallimento sociale ed economico, ma una grande tragedia, forse la più grande della storia dell’umanità. Tuttavia sia negli ideali del comunismo sia nelle molte persone che li hanno abbracciati si può trovare anche tanta speranza, sensibilità ed amore, perchè anche se irrealizzabile se non con i metodi di Stalin, o comunque con enormi sacrifici, l’idea di un mondo che appiani le differenze economiche, che liberi dallo sfruttamento e dalla miseria, che renda tutti compagni invece che cittadini di serie A e di serie B, è qualcosa che ancor oggi ha il suo fascino. Molte persone che abbracciarono il comunismo, come ad esempio Che Guevara, lo fecero con animo ingenuo volendo semplicemente stare dalla parte dei più deboli, senza aver mai letto il capitale di Marx e senza avere la più pallida idea di come si possa organizzare uno stato comunista.
Gramsci cerca di unire queste due parti che sono sempre state disgiunte, in quanto i dirigenti del partito, anche quando avevano buoni sentimenti, erano costretti quasi sempre a sacrificarli sull’altare dell’interesse del partito. L’unica riserva che si può fare a Gramsci è che lui non ebbe mai il potere, quindi non poté mai essere tentato dalla possibilità di scendere a compromessi, e non avendo responsabilità basta essere onesti per non sporcarsi le mani, ma certo non si può fare di questo una colpa a Gramsci, semmai è una attenuante per Togliatti e gli altri dirigenti del partito comunista, quanto poi possa attenuare le loro colpe è difficile dirlo.

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