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L’educazione e la scuola secondo Don Milani

June 15th, 2011 No comments

Da bestia si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi: Ma da bestia a santi con un solo passo non si può diventare.
Don Lorenzo Milani, Da "Esperienze pastorali"

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Questa è una delle frasi più belle e significative di don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana che con la sua testardaggine si è guadagnato di dirito un posto nella storia italiana del ventesimo secolo.

Don Milani era molto critico verso la Chiesa, e soprattutto verso la distanza di questa dal popolo, perchè dopo essere stato mandato a Barbiana, un paesino di qualche casa sparsa sull'appennino toscano, vide come la gente di cui avrebbe dovuto occuparsi viveva nella povertà e nell'ignoranza. I bambini, tutti figli di pastori, non avevano tempo da perdere perchè dovevano aiutare in casa e lavorare, e così senza praticamente nessuna istruzione (c'era solo una scuola elementare) avrebbero continuato a fare i pastori anche loro, oppure spinti dalla fame sarebbero emigrati a Firenze come disoccupati in cerca di un lavoro qualunque.
Fu così che don Milani decise di creare una scuola per i bambini nella chiesa, insegnandogli italiano, matematica, inglese, storia, ed evitando di parlare di religione.

Per questo venne criticato da molti che dicevano che avrebbe dovuto attenersi ai suoi doveri di sacerdote invece di fare il mestro, e la risposta di don Milani era quella citata qui sopra: perchè se gli uomini sono ignoranti, se non hanno speranze per il futuro, se vivono isolati e fuori da una comunità in cui possono crescere umanamente, socialmente e moralmente, i preti non servono a nulla di più che celebrare matrimoni e funerali. E la Chiesa, con i suoi vescovi con gli anelli d'oro e i soldi che riceve dallo stato italiano e dalla carità dei fedeli, dovrebbe preoccuparsi prima di tutto di questo, soprattutto nei posti più sperduti dove l'ignoranza e la mancanza di scuole è maggiore, e dovrebbe farlo gratuitamente tramite i preti, non con scuole private a pagamento.

La Chiesa ha sempre mantenuto il potere tenendo la gente nell'ignoranza. Dopo che è stata l'unica depositaria della cultura classica nell'alto medioevo, una volta preso il potere la Chiesa trasformò il popolo in gregge da condurre dove voleva lei. Con la nascita dello stato moderno esso ha preso il posto della Chiesa nell'educazione, e la Chiesa non si è ancora oggi arresa a questo e continua a fare "concorrenza" allo stato con le sue scuole, paradossalmente però le scuole della Chiesa, che dovrebbe aiutare i più poveri e deboli, sono a pagamento, mentre le scuole statali sono gratuite. La diffidenza della Chiesa verso un popolo acculturato, che sappia riflettere e giudicare, non è ancora tramontata, e così preferisce ancora puntare sulla forza della superstizione che sul ragionamento, non capendo che se Galileo e tutti quelli che lo hanno seguito ha così danneggiato la Chiesa, non è stato perchè ha dimostrato che quello che era scritto nella Bibbia non era vero, ma perchè la Chiesa ha per secoli negato anche l'evidenza, non ammettendo di essersi sbagliata. Certo è vero che ammettendo un errore avrebbe anche ammesso di non essere infallibile, e quindi le si sarebbe potuta contestare qualunque altra idea, ma è comunque più credibile un prete che ha commesso qualche errore rispetto ad uno che vuole solo aver ragione a tutti i costi e non ammette alcuna critica.

Don Milani è stato un grande personaggio, certo oggi molti dei problemi di cui parlava non ci sono più: non c'è, se non in casi rari, quella povertà di Barbiana, tuttavia anche i ragazzi che vanno a scuola sono sempre più ignoranti; non ci sono più gli scontri tra comunisti e fascisti; non c'è più una scuola autoritaria che boccia i più sfortunati, ma c'è una scuola che promuove gli ignoranti dopo non essere stata capace di insegnargli nulla. E poi al di là dei problemi affrontati ciò che è importante in don Milani è il modo in cui ha organizzato la sua comunità di studio a Barbiana: studiando tutti insieme, discutendo, e scrivendo insieme anche i libri; ed anche gli ideali che erano alla base della sua vita: il cercare di servire gli altri, di migliorarne le condizioni morali e materiali, di offrire come alternativa al comunismo non un cieco anatema ma l'uso della ragione per trovare delle soluzioni alternative un po' meno drastiche, ma senza negare i problemi posti dai comunisti od affidarsi alla divina provvidenza per risolverli.

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Gli assassini non hanno cultura

March 21st, 2011 No comments

La cultura è qualcosa di vivo e concreto, o almeno così deve essere per avere un valore. L’ignoranza di un uomo non la si vede interrogandolo su ciò che sa o che non sa come a scuola, basta vedere cosa fa, e come lo fa, e da che persone si circonda.

La funzione dei libri (almeno di quelli che non sono semplicemente dei manuali tecnici,  che hanno solo uno scopo pratico preciso) è, come dice la frase di Giusti a corredo del sito, “rifare la gente”; non ha nessun senso scrivere qualcosa senza puntare a cambiare il lettore, perchè se il lettore dopo aver finito di leggerti se ne va via tranquillo a fare qualcos’altro come se niente fosse allora vuol dire che non gli è rimasto niente di quello che ha letto. Non che debba avere per forza chissà quale rivelazione, potrebbe anche solo fermarsi un attimo a riflettere, essere spinto ad approfondire qualche aspetto di quello che ha letto, anche solo guardare il significato di una parola che non conosce, anche ridere e migliorare l’umore sono effetti che cambiano un pochino la persona.

La funzione degli uomini però qual’è? Se i libri devono rifare gli uomini, vuol dire che gli uomini devono lasciarsi rifare dai libri. E qui sta il dramma della nostra era, in cui abbiamo a disposizione una quantità sterminata di sapere facilmente usufruibile ma gli uomini sono sempre più ignoranti.

Oggi sono incominciati i bombardamenti in Libia, e questo è un bellissimo esempio della ignoranza di cui parlo.
Se andassimo da un contadino analfabeta che è sempre vissuto nella sua valle isolata da tutto e da tutti, e cercassimo di spiegargli la faccenda il contadino risponderebbe “e che ve ne frega a voi se qualcuno è morto chissà dove nel deserto?”
Se andassimo da una persona con un minimo di cultura religiosa questa risponderebbe di guardare la trave che è nel nostro occhio e non la pagliuzza negli occhi degli altri, e che aggiungere altri morti ai morti che ci sono già stati aumenta solo il numero delle vittime.
Se andassimo da una persona con una buona cultura questa ci direbbe che i libici finora sono vissuti megli degli africani sotto regimi democratici, e quindi Gheddafi è stato un buon governante, capace di mantenere l’indipendenza e la fierezza del suo popolo intatte in un’epoca in cui quasi tutto il resto del mondo è  ridotto in schiavitù. Inoltre l’attacco straniero compatterà il popolo attorno a Gheddafi, e probabilmente anche se lui morisse i libici continuerebbero a combattere contro gli invasori, così come hanno combattutto gli ottomani e gli italiani.
Se andassimo da un uomo di profonda cultura non ci direbbe nulla, ci prenderebbe direttamente a martellate in testa. Poi ci spiegherebbe che siccome noi pensiamo di fare del bene ai civili bombardandoli lui pensava di fare del bene alla nostra testa prendendola a martellate.

Essendo la cultura qualcosa di concreto, che vive nell’animo delle persone e si esplica nelle parole e nei comportamenti di esse, una guerra simile non sarebbe mai stata possibile in un mondo di gente con un minimo di cultura. Basterebbe anche solo la sana cultura del contadino, che è ignorante e sa di esserlo, e che bada al suo campo e non si occupa d’altro, così facendo il contadino almeno è modesto, non si impiccia di problemi che non capisce e che non lo riguardano, ed evita di fare danni agli altri.
Ci sono tanti tipi di cultura, in senso lato la cultura è quella lente della mentre attraverso cui l’uomo vede la realtà, che lo aiuta a dare un senso sia alla vita quotidiana (alla noia, alla fatica, al lavoro), sia ai fatti eccezionali, piacevoli e spiacevoli della vita (nascite, morti, matrimoni, guerre, fame, malattia…).
Prendendo sempre come esempio la guerra in Libia si può vedere come le popolazioni europee siano rimaste imbambolate davanti alla televisione senza ricevere alcuna idea che giustifichi la guerra, se non che si bombarda per il bene dei civili (neanche la propaganda nazista è mai arrivata a sostenere delle tesi così assurde). Neanche un minorato mentale avrebbe difficoltà a capire che essere bombardato non è proprio piacevole, anche nel caso si cerchi di colpire solo obiettivi militari c’è sempre qualche poveretto che disgraziatamente vive vicino a una torretta antiaerea. Ma sembra che nessuno se ne renda conto.

La mancanza di cultura è mancanza di responsabilità: gli europei continuano la loro vita come se niente fosse, non si sentono complici di eccidi di massa, vedono la guerra in tv come se fosse un film, sperano nella vittoria dei “buoni”, anzi come nei film sono certi che vinceranno e seguono la storia solo per vedere il lieto fine, in cui possono sospirare felici e dire “un altro paese liberato”… senza rendersi conto che nel mondo le persone maggiormente prive di libertà sono proprio loro: incapaci di pensare, incapaci di agire, incapaci di credere in nulla, costrette dai loro governi ad essere complici silenziosi di assassinii fatti solo in nome del denaro, e che se qualche volta si guardano le mani rosse, finiscono per credere alla storia che quello sulle loro mani non è sangue, ma solo succo di pomodoro, perchè se lo dice la televisione deve essere la verità.

Una volta c’erano i contadini del Verga che andavano a combattere gli austriaci senza sapere neanche non solo la ragione, ma anche contro chi dovessero andare in guerra, erano ignoranti, certo, ma alla fine andando al fronte erano sempre uomo contro uomo, potevano uccidere senza sapere per quale ragione lo stessero facendo, ma potevano anche essere uccisi allo stesso modo.
Oggi no, i soldati che bombardano nelle missioni di pace i civili per fargli del bene sono nei loro aerei supertecnologici e rischiano di morire solo nel caso abbiano un infarto improvviso, le popolazioni europee che seguono il dramma in tv non rischiano di subire bombardamenti né hanno visto figli, fratelli e amici partire per il fronte obbligatoriamente come ai tempi delle guerre mondiali, chi ci va lo fa per scelta e per soldi, o per un ancor più malsano desiderio di aiutare gli altri.

E intanto questo mondo va a rotoli, i giovani sono semianalfabeti, senza lavoro, senza un futuro, ma con molti amici su facebook e due o tre cellulari… siamo proprio una società che può permettersi di bombardare gli altri per insegnargli com’è che si deve vivere.

I miei auguri al colonnello Gheddafi e al popolo libico, con la speranza che non debba subire il centinaio di migliaia di morti che fece Graziani per domare la rivolta 80 anni fa, e che gli americani hanno già fatto in Afghanistan. E con la speranza che europei ed americani invadano la Libia e siano costretti a combattere palmo a palmo in quell’inferno, subendo più perdite possibili, perchè quando non hai cultura e ti dimostri allergico ad essa l’unica cosa che può farti imparare qualcosa è il dolore, come un bambino che deve bruciarsi prima di capire che non deve toccare il fuoco.

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