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Il generale Della Rovere di Indro Montanelli

January 11th, 2013 No comments

Il generale Della Rovere è uno dei soli due romanzi che ha scritto Montanelli in tutta la sua lunga vita (l’altro è “Qui non riposano”). Montanelli s’ispirò a un’esperienza realmente vissuta da lui durante la guerra, quando venne arrestato dai tedeschi e finì in carcere. Lì incontrò questo generale che si faceva chiamare Della Rovere, ed era in realtà un comune truffatore arrestato dai tedeschi e mandato nel carcere come spia sotto copertura con la speranza di ottenere la fiducia dei prigionieri e qualche informazione.

Nessuno sa come andò esattamente la storia, non si è neanche certi della vera identità del generale Della Rovere. Alcuni tra le guardie e i prigionieri, dopo che la storia divenne famosa negli anni ’50 con il libro di Montanelli e il film di Rossellini, sostennero che non era vero niente, che tutti sapevano che si trattava di una spia. Forse era vero, e forse addirittura Montanelli lo sapeva ma gli è piaciuto pensare a una storia differente, più interessante.

Montanelli immagina che quest’uomo, che è stato nell’esercito da giovane, ma poi fu congedato con disonore, fosse un piccolo truffatore che viveva alla giornata, che rimpiangesse la sua giovinezza, in cui ancora era un uomo onorato, e, trovandosi a vestire i panni di un generale, abbia finito per immedesimarsi in esso, tanto da non riuscire più a ricordarsi chi era e perché era lì. A differenza del generale nel film di Rossellini, quello del libro di Montanelli non era un partigiano, ma soldato dell’esercito di Salò, cioè un fascista e un perdente, e Montanelli fino ai suoi ultimi giorni continuò ad avercela con Rossellini perché gli aveva rovinato la storia. Per Montanelli era importante mostrare che anche i perdenti, i fascisti e gli imbroglioni possono morire con onore ed essere, a loro modo, degli eroi.

Questo generale fece subito impressione agli altri prigionieri, perché gli ridiede l’orgoglio di essere italiani e la forza di non abbattersi. Scriveva Montanelli “dopo averlo incontrato chiesi subito il sapone per lavarmi, e il barbiere per farmi la barba. E non ero il solo perché anche gli altri detenuti dopo essere stati a colloquio col generale nella sua cella fecero lo stesso”. Rappresentava ciò che avrebbe dovuto essere un grande militare, un uomo retto e con dei grandi ideali, capace di trascinare gli altri e di dare l’esempio.

Il generale Della Rovere fu prelevato assieme ad altri e giustiziato a Fossoli. Si trattava di un campo di concentramento in cui si trovavano principalmente prigionieri politici, cioè comunisti o partigiani di qualunque altra idea politica. Il finto generale Della Rovere fu fucilato insieme a loro, e Montanelli diceva che qualcuno che era presente gli aveva detto che era morto urlando “Viva il re!”, anche se non c’è nessuna prova che questo sia vero. I comunisti e i parenti delle vittime di Fossoli si risentirono di questa storia, perché secondo loro Montanelli aveva fatto di un criminale comune l’eroe di quell’eccidio, mentre tutti gli altri che erano stati uccisi assieme a lui perché si erano opposti ai tedeschi non comparivano nemmeno. Ma aveva ragione Montanelli, si tratta solo di un romanzo, è una storia che ammette fin dall’inizio di essere parzialmente inventata, perché nessuno sa qual è la verità. Quello che voleva negare Montanelli non era l’eroismo dei comunisti e degli altri partigiani, ma l’esclusività del loro eroismo, il fatto che loro dovessero essere tutti buoni e santi, e gli altri tutti completamente cattivi e criminali. In più c’era in lui un po’ di orgoglio italiano e di voglia di prendere in giro l’esercito dicendo che “durante la seconda guerra mondiale l’unico generale italiano che ha avuto il coraggio di affrontare la morte è stato un generale finto”.

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Carlo Lucarelli – dai libri gialli a Blu Notte

February 15th, 2011 No comments

Carlo Lucarelli è un personaggio molto particolare per l’Italia in cui vive. E’ quel genere di persone che se fosse nata in America sarebbe diventata milionaria e famosa, se fosse nata in Russia o in Cina sarebbe finito mitragliato da qualche anonimo assassino o fucilato, in Italia invece sopravvive senza diventare milionario.

Come dice Lucarelli “La Storia è sempre piena di bugie, specie quella dell’Italia dalla fine della guerra…“. Queste bugie, questi misteri, lui li ha portati in televisione col suo programma Blu Notte (adesso reintitolato “Lucarelli racconta”) raccontandoli come se fossero libri scritti da lui, rompendo quella che in Italia è sempre stata una regola ferrea sempre rispettata: dei morti e della politica ne devono parlare solo i giornalisti, i giornalisti hanno una tessera di partito, o almeno chi gli ha dato il posto ce l’ha, e anche se non ce l’hanno ci tengono al loro stipendio, quindi sanno cosa possono dire e cosa non possono dire. Così la televisione e i giornali hanno sempre lasciato fuori storici, studiosi, ed intellettuali in genere (se non in rapporti amichevoli con qualche partito), perchè lo studioso quando analizza un’epoca storica (che può anche essere il presente o avvicinarsi molto ad esserlo) sicuramente trova molte cose che non vanno bene, mentre lo scopo della televisione è sempre stato quello di dire sempre che va tutto bene, che non ci sono problemi, e far credere alle verità che vengono calate dall’alto senza esaminarle.

Ma non si tratta solo dei giornalisti, anche la magistratura fa la sua parte. Lucarelli si è occupato in particolar modo delle stragi italiane: piazza Fontana, l’Italicus, la strage di Bologna, la strage di Ustica… e per nessuna di queste stragi è stato trovato il mandante, se si escludono le stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio, e solo nel caso della strage di Bologna sono stati condannati i presunti autori materiali del delitto, sebbene quasi certamente Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non c’entrino niente.

In un paese simile, dove ci sono giornalisti come Mauro de Mauro che vengono uccisi quando si avvicinano troppo alla verità di un mistero, dove vengono messi i segreti di stato su documenti compromettenti (su Ustica, Bologna e il rapimento di Moro), dove i servizi segreti depistano le indagini della magistratura, non è né facile né privo di pericoli parlare in prima o seconda serata di questi argomenti. Gli italiani non hanno la memoria corta, la memoria non ce l’hanno proprio, per Ustica era stato istituito un comitato dei parenti delle vittime, sono passati 30 anni e ora ci sono i figli dei parenti delle vittime, tra poco arriveremo alla seconda generazione… Per questo l’opera di Lucarelli è meritoria e difficile.

I libri di Lucarelli sono molto simili ai suoi programmi televisivi, in televisione parla come scrive i suoi libri così, soprattutto per chi lo legge dopo averlo visto sullo schermo, sembra di sentirgli raccontare la storia. Lucarelli si è laureato con una tesi sulla polizia della repubblica di Salò, e infatti i suoi primi libri hanno per protagonista il commissario De Luca, un poliziotto che dopo l’istituzione della repubblica di Salò continuò a fare il suo lavoro pensando che la polizia e i criminali non abbiano colore politico, e continuando nel dopoguerra con la paura di essere epurato o ucciso dai partigiani perchè considerato fascista.

Una delle caratteristiche principali dei libri di Lucarelli è la capacità di ricreare l’atmosfera del periodo storico in cui i libri sono ambientati usando semplici espedienti come ricordare le canzoni che erano in voga in quel memento o  quanto costava un pacchetto di sigarette, lo fa così spesso che questo portò Fabio de Luigi, quando faceva la sua imitazione, ad iniziare una volta così una storia “E’ il 1700 e nei giradischi impazza il minuetto”.

In una Italia in cui ogni giorno ci sono 2 o 3 omicidi che tengono impegnati Sposini e Barbara d’Urso, e consentono ai telegiornali di avere una scusa in più per non dire cosa succede nel mondo (i telegiornali italiani sono tutti così: dichiarazioni di Berlusconi, brevi dichiarazioni dell’opposizione, commento su un omicidio eccellente, notizia economica per dire che va tutto bene e l’Italia è sempre più ricca, notizia buffa o insulsa su concorsi per cani, piatti preferiti delle modelle o sondaggi sulla virilità degli italiani, e previsioni del tempo, in pratica d’estate è caldo e si intervista la gente che dice che ha caldo, e d’inverno è freddo, e la gente dice che ha freddo). Ogni 3 o 4 mesi si trova un nuovo caso da sfruttare e quello più vecchio finisce nel dimenticatoio (ormai non gliene frega più niente a nessuno di Annamaria Franzoni o del delitto di Perugia). In un paese così, in cui la gente non guarda più il grande fratello perchè ha scoperto che il reality polizesco è più interessante, leggere ed ascoltare Lucarelli è non solo piacevole ma anche medicamentoso: perchè ti ricorda che i morti sono morti, non sono una fiction con il sangue finto che finisce quando spegni il televisore, i delitti lasciano tracce di lacrime e sangue, e sono persone quelle che muoiono, persone con una loro vita, delle speranze, degli affetti… e così sono persone anche gli assassini.

In questa Italia invece sembra che tutto scada, tutto diventa piatto e banale, e ormai molta gente sente come più reali le storie d’amore di Maria de Filippi che non le proprie, l’amore come la morte non ha più alcuna dignità.

Se vuoi comprare qualcuno dei suoi libri guarda i libri di Lucarelli su Amazon. Puoi anche vedere sul sito della rai molte delle puntate di Blu Notte.