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Posts Tagged ‘filosofia orientale’

Tao Te Ching di Lao Tzu – Il libro della via e della virtù

July 17th, 2011 No comments

Il Tao Te Ching (o Daodejing in pinyin), è il più famoso e commentato libro della tradizione cinese assieme ai dialoghi di Confucio.
Si tratta di un libro molto difficile da comprendere ed aperto a diverse interpretazioni per via del modo oscuro in cui è scritto, da questo derivano le centinaia di commenti diversi e le molteplici traduzioni differenti del libro.

Tao in cinese significa via, Te è la virtù o il potere che ti rende in grado di seguire la via. Il Tao Te Ching è scritto in versi, non è quindi una trattazione filosofica sistematica ma un insieme di poesie il cui scopo è quello di indicare come l'uomo può trovare l'armonia con la natura e con gli altri uomini.

Non si sa nulla del suo autore Lao Tzu, e probabilmente non è mai esistito. Lo stesso nome Lao Tzu significa semplicemente "vecchio maestro", oppure, dato che il cinese non distingue singolari e plurali, potrebbe anche voler dire "vecchi maestri". Come per i dialoghi di Confucio e tutte le opere del periodo degli stati combattenti la preoccupazione fondamentale è quella di trovare un modo per organizzare lo stato in maniera che possa esserci pace e giustizia, essendo stato quello un periodo tormentato da guerre continue e molto sanguinose.

Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio
del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre
delle diecimila creature.

La via del Tao proposta dal Tao Te Ching è difficile spiegare cosa sia, si tratta di arrivare ad agire con così estrema naturalezza che l'azione non costa più alcuno sforzo, da cui il termine "non azione" (wu wei). La non azione taoista non significa affatto inattività o pigrizia, vuol dire che uno ha così assimilato le motivazioni e le tecniche di ciò che fa che non ha più bisogno di pensare consciamente a quello che sta facendo, come un pittore che mentre sta dipingendo non si sforza di ritrarre la realtà così com'è in ogni dettaglio ma la osserva ed automaticamente la sua mano si muove per mettere sulla tela ciò che sta vedendo senza esitazioni.

Non a caso il Tao Te Ching è scritto in versi, perchè questo modo di pensare è tipico di un artista. Un filosofo "standard" scriverebbe testi in prosa e con argomentazione e confutazioni ordinate come quelli dei confuciani o dei legalisti; un artigiano, un mercante o un contadino sarebbe invece più vicino alle idee di Mo Tzu sul valore dell'esperienza pratica e la necessità di ignorare le differenze di classi sociali per avere maggiore giustizia; il taoismo invece rappresenta una strada adatta per le menti portate alla creatività, all'immaginazione, alla sensibilità, più che alla fredda analisi logica o ad un realismo terra terra, è quindi la filosofia degli artisti e dei religiosi, dei poeti e dei mistici, non a caso il taoismo è l'unica filosofia cinese che si sia costituita in una vera e propria religione, con i suoi preti, i suoi templi e i suoi rituali.

Per chi vuole comprendere la Cina, sia quella passata che quella attuale, la conoscenza del Tao Te Ching è indispensabile, perchè dai confuciani a Mao anche chi non è stato d'accordo per niente o quasi con i pensieri di Lao Tzu ha dovuto affrontarli e contestarli, e qualunque idea dello stato, della giustizia e dell'individuo in Cina è influenzata in un modo o nell'altro dal taoismo.

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Bhagavad Gita – Come realizzare se stessi

July 9th, 2011 No comments

La Bhagavad Gita (o Bhagavadgītā, o Bagavad Gita) è il più popolare poema indiano, scritto con l'obiettivo di mostrare agli uomini come realizzare se stessi. Facente parte del Mahābhārata, il più grande poema epico della tradizione indiana, è soprattutto letto come opera a sé. La Gita, come viene di solito chiamata per brevità, è un'opera di carattere religioso e filosofico in forma poetica. L'interpretazione spirituale della Bhagavad Gita deve essere connessa con la società dei tempi in cui è stata scritta: poco dopo l'epoca dei due grandi riformatori Mahavira (fondatore del jainismo) e Buddha, l'induismo era indebolito. Molti si erano convertiti alle nuove religioni, e a parte quello le critiche fatte alle dottrine classiche della religione vedica erano pesanti e pericolose: il rifiuto dei sacrifici animali che erano alla base dell'induismo, il rifiuto alle divisioni castali, il vivere una vita ritirata e spesso nel celibato, quindi senza creare degli eredi per la famiglia, ed in generale la maggior spiritualità di jainismo e buddhismo metteva in luce la meccanicità e la freddezza del vecchio induismo, per il quale bastava che compissi i tuoi doveri di casta e i sacrifici, senza bisogno di avere alcuna morale, come un puro scambio commerciale con la divinità a cui tu fai un sacrificio e lei obbligatoriamente deve darti una ricompensa (visione questa frutto delle origini magiche dei veda, per cui erano non tanto preghiere per chiedere aiuto agli dei, ma formule magiche e riti per obbligarli ad aiutarti).

La Bhagavad Gita invece si pone su un piano superiore, su un piano spirituale e morale, e cerca di rispondere alle critiche di Mahavira e di Buddha giustificando il modo di vivere proprio dell'induismo, quindi sottolineando l'importanza di compiere i doveri della propria casta, minimizzando il fatto che si possa uccidere o rimanere uccisi, e criticando coloro che invece di vivere si tirano indietro rifugiandosi in meditazione al di fuori della società.

La Gita insegna pure che non è necessario rinunciare al mondo. Non vi dev'essere alcun vero conflitto fra vita ordinaria e vita spirituale: tutto quel che è necessario è agire liberi da attaccamento.
(Jean Campbell Cooper)

La Gita è un dialogo tra Krishna e Arjuna, nel momento in cui prima di iniziare la battaglia contro i suoi parenti e amici Arjuna ha dei dubbi e non vuole andare perchè non vuole ucciderli. Krishna, reincarnazione di Vishnu e simbolo dell'atma, l'anima universale che pervade tutto ciò che esiste, lo rassicura e ribatte a tutte le sue obiezioni cercando di mostrargli la strada giusta da seguire, quelle del Karma Yoga (cioè il "sentiero dell'azione"), Jñāna Yoga, Raja Yoga e Bhakti Yoga.

La Bhagavad Gita è un'opera fondamentale del sapere umano, ed ha ispirato molte persone in India (come ad esempio Ghandi, che sulla Gita scrisse un libro),  nonostante sia un libro che affronta temi della tradizione induista se accompagnato da un buon commento può essere letto da tutti.