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Tutti i dialoghi di Platone in un solo libro, opera omnia di Platone

December 17th, 2012 No comments

Platone ha scritto moltissimi dialoghi, un problema per chi è interessato a studiare estensivamente il pensiero di Platone è che di solito si trovano libri solo su un singolo dialogo, oppure che ne raccolgono due o tre, ma è difficile trovarne uno che racchiuda l’opera omnia di Platone.

In questo libro invece potete trovare tutti i dialoghi platonici, e infatti è un libro imponente di 1843 pagine, adatto quindi solo agli appassionati. Anche se può sembrare un mattone (e lo è fisicamente parlando) bisogna considerare che prendendo i vari dialoghi in libri separati occupereste più spazio e spendereste anche di più, inoltre così potete passare da un dialogo all’altro e fare dei raffronti senza cambiare libro se volete.

Ovviamente non c’è il testo originale in greco (altrimenti avrebbe superato le tremila pagine e avrebbe potuto essere usato al posto dell’olio bollente in caso di assedio buttandolo giù dalla finestra), e le note per spiegare il testo sono minime, quindi è un libro adatto a lettori esperti che non hanno bisogno di tante spiegazioni e di una analisi approfondita dei dialoghi.

Questo libro è stato scritto da Giovanni Reale, che è il più famoso studioso di filosofia in Italia, autore di moltissimi libri sulla filosofia e anche di manuali per le scuole (clicca qui per trovare tutti i libri di Giovanni Reale su Amazon), quindi è una garanzia in fatto di affidabilità.
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Flatlandia – libro di Edwin Abbott sulle infinite possibilità dell’universo

June 20th, 2011 No comments

Flatlandia, libro di Edwin Abbott (scrittore, professore e teologo inglese del XIX secolo), è un libro molto particolare e assolutamente indefinibile, in quanto non inseribile in nessun genere predefinito. Si tratta di una satira allegorica che usa la geometria come strumento per cercare di fare capire ai lettori la limitatezza delle loro vedute.

Flatlandia è un universo in due dimensioni, in cui gli abitanti sono figure geometriche che vanno dalle linee a poligoni da moltissimi lati. Questo mondo immaginario è organizzato in maniera simile all’Inghilterra vittoriana del tempo di Abbott: la società è rigidamente gerarchica ed organizzata a seconda della ampiezza degli angoli posseduti, più una creatura aveva lati (e quindi angoli ampi) e più era importante, come nel mondo reale chi nasceva in famiglie nobili o ricche era in cima alla piramide.

La terra di Flatlandia voleva essere una critica di quella società ingiusta ed arrogante, del darwinismo sociale che teorizzava il predominio del più forte sul più debole e giustificava i sopprusi e le iniquità, sia con l’idea che quello era il progresso, e che esso era l’unico metro di giudizio con cui si potesse giudicare cosa è buono o cattivo, sia con la vaga promessa della possibilità di un avanzamento sociale per i poveracci, a patto che stessero buoni e non intralciassero la marcia trionfale della tecnologia e della scienza. Le donne poi, che in Flatlandia sono delle linee (e quindi non possono formare angoli), sono degli esseri inutili e impotenti, che hanno bisogno costante di protezione dall’uomo, perchè la seconda parte dell’800 è il periodo del trionfo della borghesia, e le donne borghesi avevano come segno distintivo il fatto che non lavorassero (e nemmeno studiassero o facessero nient’altro che stare in casa con la servitù).

Il libro di Flatlandia si potrebbe accompagnare bene con quello di Hobsbawm sul trionfo della borghesia, che descrive magnificamente quel periodo storico che in Flatlandia viene deriso.
Tuttavia limitarsi a queste considerazioni di carattere storico e sociologico sarebbe riduttivo. Il quadrato protagonista della storia incontra una sfera, che gli fa capire che esiste anche un universo in tre dimensioni, ma quando il quadrato si sofferma a pensare al fatto che potrebbero esistere universi anche con quattro o cinque dimensioni la sfera lo blocca dicendo che il mondo è a tre dimensioni e basta. In questo sta il senso profondo del libro, non tanto nella critica del periodo vittoriano e della borghesia, quanto nel cercare di far comprendere la limitatezza dei nostri sensi e delle nostre visioni.

Abbott era un teologo ed un uomo di fede, e la fede consiste nel credere in ciò che non si può vedere coi propri occhi e che la Chiesa non può dimostrare scientificamente. A quel tempo, forse ancora più di oggi, chi ridicolizzava gli uomini di fede sostenendo l’idea di un materialismo assoluto, dell’importanza della sola ragione e dell’inesistenza di Dio e dell’anima, veniva applaudito e considerato “moderno”; Abbott invece vuole mostrare come questo tipo di punto di vista sia miope, come sia solo una negazione di tutto quello che non è visibili, quantificabile e prevedibile.
Certo il significato del libro di Flatlandia è anche che questo tipo di approccio mentale alla realtà, oltre ad essere sbagliato perchè falso, crea anche una società ingiusta, e quindi non è solo un problema di filosofia o di fisica, ma è soprattutto sociale e morale.

Abbott era un pedagogo, e il più grande insegnamento che si possa dare ai giovani è di non essere mai convinti di sapere tutto, o di poter sapere tutto, o di poter sapere abbastanza da non aver più bisogno di imparare, ci sono sempre orizzonti impensati e inesplorati, alcuni terribili ed altri bellissimi, che aspettano solo di essere scoperti. I giovani devono prima rendersi conto di come la società in cui sono nati a creato per se stessa e per loro dei paletti, dei recinti, dei muri e dei fossati, perchè solo rendendosi conto di quelle false premesse e promesse in cui sono cresciuti potranno diventare dei veri uomini, capaci di non fermarsi all’apparenza e in grado di cambiare il mondo e renderlo migliore, capendo che il modo in cui si vive oggi non è l’unico modo possibile, e la struttura in cui è organizzata la nostra società e la nostra vita è solo una delle innumerevoli strutture possibili.

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Come si diventa un uomo buono per Platone

June 3rd, 2011 No comments

Tutti quanti gli uomini sono buoni nella stessa maniera: infatti, diventano buoni, venendo in possesso delle medesime cose.
(Socrate nel “Menone” di Platone)

Nel Menone Platone esprime questa idea per cui la bontà dell’uomo non è qualcosa che sia riservata per nascita ad alcuni e ad altri no, ma è una conseguenza delle doti intellettuali possedute da tutti gli esseri umani.

Il Menone si accentra sul tema della insegnabilità della virtù, e Socrate sostiene che la virtù è insegnabile perchè al mondo non esiste niente di buono in assoluto, tutto ciò che esiste se usato in modi o quantità o momenti sbagliati può essere dannoso, quindi la virtù deve consistere nella ragionevolezza, nella capacità di saper capire quando qualcosa è appropriato o no, o quando un ragionamento è sensato e vero o non è invece una nostra opinione sbagliata o illusione.

Dato che la ragione è una dote comune a tutti gli uomini chiunque può imparare a diventare buono, basta che capisca come usare la ragione per discriminare le idee che gli vengono in mente scegliendo quelle buone e scartando quelle cattive. Può sembrare alla fine una idea molto semplice e perfino banale, ed in effetti è essenzialmente così, nonostante tutti i ragionamenti e le possibili confutazioni che Platone ci mette intorno, ma nel vivere la vita è facile dimenticarsene: le guerre per “portare la democrazia” in medioriente, ad esempio, sono state fatte tutte col presupposto che gli arabi sono esseri subumani incapaci di governarsi da soli bene, quindi bisogna imporgli un buon governo con la forza; oppure chi ha un figlio spesso, invece di cercare di insegnargli perchè è meglio fare o non fare certe cose, si limita o a lasciarlo libero di fare quello che vuole, o a sgridarlo e punirlo dicendogli cosa deve o non deve fare; o semplicemente tutte quelle volte in cui pretendiamo di avere ragione e basta, senza concedere a nessuno di mettere in dubbio quanto diciamo.

Questa idea di Platone è tipicamente illuminista, anche se Platone amava anche la poesia e non pensava che la ragione dovesse dominare totalmente l’uomo come la Dea Ragione di Voltaire, né avrebbe mai ritenuto sensata l’idea positivista per cui grazie alla ragione l’umanità procederà sempre in un progressivo miglioramento delle sue condizioni. Oggi l’illuminismo solo apparentemente è una delle cause storiche da cui ha origine il mondo moderno, in realtà gli uomini di oggi non hanno niente dell’età dei lumi: bombardano popolazioni innocenti dicendo che lo fanno per proteggere la loro vita, distruggono l’ambiente indiscriminatamente perchè l’economia ogni anno deve crescere di qualche punto percentuale, si fanno influenzare dalla pubblicità al punto di comprare macchine che costano decine di migliaia di euro, oppure comprano l’iphone solo per fare vedere che ce l’hanno, anche se magari non lo usano mai.
Se l’uomo moderno si fermasse un attimo a riflettere ci sarebbe la più grande rivoluzione della storia, e la politica, l’economia e la società crollerebbero.

Questo aforisma di Platone rappresenta una speranza per tutti gli uomini di poter riuscire a trovare un giorno la strada giusta per avere una vita virtuosa, buona e quindi anche serena e felice.

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Il libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi

February 20th, 2011 No comments

Miyamoto Musashi è diventato famoso il Giappone come il più grande samurai di tutti i tempi ed il simbolo del Giappone del passato. Questo deriva soprattutto dal romanzo di Eiji Yoshikawa degli anni ’30 “Musashi” , che è una biografia romanzata con molte invenzioni dovute alle esigenze narrative ed al fatto che la vita di Musashi non è ben conosciuta visto che non ci sono molti documenti. In quel periodo il Giappone stava per entrare in guerra con la Cina, e questo stimolò le velleità guerriere dei giapponesi che pensarono di vedere in Musashi il simbolo della nipponicità, il vero spirito combattivo del loro popolo.

Il libro di Yoshikawa è un bellissimo romanzo, la cui importanza in Giappone potrebbe un po’ essere paragonata ai promessi sposi e al libro cuore in Italia, libri che senza volerlo hanno creato una falsa identità nazionale mistificando un periodo storico passato ed una popolazione presente, non per colpa degli autori ma dei governi che hanno visto in essi un utile strumento di indottrinamento delle masse.

Il libro dei cinque anelli (五輪の書 Go Rin no Sho in giapponese) è un manuale di strategia, o meglio un libro filosofico scritto nella forma di un manuale di strategia, come già aveva fatto Sun Tzu in Cina con “l’arte della guerra” molti secoli prima, venendo poi imitato da tanti altri, sebbene con molto minor successo, ed è l’unico scritto che abbiamo di Musashi, che dice di scriverlo perchè “si dice che la via del samurai è la doppia via del pennello e della spada”.

Si tratta di una sorta di testamento scritto negli ultimi anni della sua vita, quando si ritirò a vivere in una grotta come un eremita, ed è scritto nella forma di un libro di arti marziali sull’uso della spada, le varie tecniche per combattere duelli e guerre, le diverse scuole di scherma in Giappone, le armi che è possible utilizzare, e cose simili. Si chiama libro dei cinque anelli perchè è diviso in cinque capitoli (il libro del fuoco, dell’acqua, del vento, della terra, e del vuoto) e parla della via del guerriero (“bushido”), ma in realtà tutto ciò che viene detto può essere applicato a chiunque come Musashi cerca di spiegare all’inizio dicendo che ci sono tante vie diverse: la via del contadino, la via dell’artigiano, la via del Buddha, la via di Confucio… la via del guerriero è per lui quella che meglio permette il perfezionamento di un uomo, ed è quella a cui ha dedicato tutta la vita, tuttavia anche chi non è un samurai può trarre comunque giovamento dai sui insegnamenti cercando di traslarli nella vita diversa che il lettore vive, e in cui i nemici non saranno soldati e le armi non saranno spade.

Il libro dei cinque anelli è di difficile comprensione, bisogna leggerlo e rileggerlo perchè ogni parola ha un doppio senso, tutto deve essere interpretato. La scelta di questo sistema per scrivere un libro di filosofia è data, oltre che dalla tradizione dai tempi di Sun Tzu, dal fatto di credere che “dalla conoscenza profonda di una cosa derivi la conoscenza di tutto l’universo”, così qualunque specialista che fosse espertissimo nel suo campo e fosse arrivato a diventare tutt’uno con esso potrebbe scrivere un libro simile, solo non sulla via del guerriero ma su qualche altra via; perchè la vita alla fine è sempre vita, e gli uomini sono sempre uomini, quindi in qualunque modo tu viva e qualunque sia il tuo carattere e la tua professione puoi raggiungere le poche grandi verità dell’universo a cui tutti possono arrivare a loro modo.