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L’impero bonsai – di Indro Montanelli

August 18th, 2011 No comments
Quando le rivoluzioni le fanno i comunisti tutti diventano compagni, quando le fanno i borghesi tutti diventano signori, e quando, come in Giappone, le fanno i baroni tutti diventano "san", cioè "onorevoli".

L'impero bonsai è una raccolta degli articoli sul Corriere della Sera che Montanelli scrisse nel 1951-52, quando andò in Giappone come inviato speciale durante l'occupazione americana seguita alla sconfitta nella guerra.

Montanelli, come tutti gli italiani, non sapeva nulla del Giappone e era partito con poche e vaghe nozioni e i preguidizi tipici che erano in voga allora in Italia come nel resto del mondo. Tuttavia a differenza della maggior parte delle persone Montanelli è riuscito a fornire un quadro fresco e vivo della realtà giapponese, ammettendo la sua ignoranza, i suoi pregiudizi, e anche la sua parzialissima comprensione dei giapponesi e del loro modo di vivere.

Anche se non conosceva bene la storia e la società giapponese aveva cercato di farsele spiegare, e di spiegarle a sua volta al lettore italiano quel minimo necessario per riuscire a capire le sue cronache. Non si trattava di un'impresa facile perchè non poteva dilungarsi troppo a lungo, come non era facile spiegare i valori che reggevano la società giapponese, l'economia e la politica.

Montanelli aveva capito, per quanto istintivamente e superficialmente, perfettamente come il tentativo di instaurare la democrazia da parte degli americani fosse destinata al fallimento, e come fosse un errore cercare di snaturare una società che aveva i suoi equilibri e che solo per un caso era caduta nella dittatura militare, non perchè la sua struttura la portasse inevitabilmente a quella forma di governo.
Ed è straordinariamente attuale come Montanelli definisse "democrazia" il precedente stato giapponese, in cui le decisioni venivano prese dal consiglio dell'imperatore, dal consigliere principale che per molti decenni fu il principe Saionji, e dai capi dei vari zaibatsu (le famiglie a capo delle principali grandi società che dominavano, allora come oggi, l'economia e la politica giapponese). L'imperatore, e durante la dittatura militare anche Tojo che era il generale a capo del governo, si limitavano a mettere l'ultima parola, che poteva certo influire in maniera determinante a volte, ma le decisioni erano sempre collegiali, e mai in mano ad una o due persone sole.

Quando chiese all'ammiraglio Nomura che cosa si sapeva dell'attacco a Pearl Harbour nei giorni precedenti, quanto Tojo lo stava preparando, la risposta dell'ammiraglio fu "E chi vi dice che Tojo preparasse qualcosa?", e Montanelli rispose "Lo ha detto lui al processo". Allora Nomura rispose "Certo bisognava che qualcuno si prendesse la responsabilità di quanto accaduto. Tojo lo ha fatto e per questo è morto. Quanto alla responsabilità di decidere quel che deve accadere, credete voi che un uomo solo possa prendersela? Ciò può accadere oggi che il Presidente del Consiglio, che è anche capo del partito maggioritario, non ha più nessun freno, nemmeno quello del Privato Consiglio dell'Imperatore come avveniva una volta. Vi sembra ben costruito un edificio politico in cui si possa identificare l'apice, cioè la suprema responsabilità?". 

Si potrebbe confrontare quel Giappone con l'America di oggi, in cui Bush ha potuto invadere l'Afghanistan senza chiedere nulla al congresso e senza fornire alcuna prova delle responsabilità dei talebani nella strage dell'11 settembre, e così ha potuto fare tranquillamente anche Obama bombardando la Libia, il che dimostra che non vi è alcuna democrazia in America, poiché anche lì c'è un Imperatore, anche lì non si sa chi prende realmente le decisioni, ma si finge che non sia così. I giapponesi almeno non fingevano, e in genere chi aveva la responsabilità di decidere lo faceva in nome del bene del paese, magari anche sbagliando, ma essendo in buona fede.

Nel libro sono poi raccontate anche altre storie, come quella del principe Saionji che, pur essendo l'uomo più potente del Giappone, viveva in una modesta casetta in un villaggio di pescatori, e che rappresenta l'ideale del perfetto politico per Montanelli: una persona che si occupa del potere senza sporcarsi le mani, rimanendo povero e umile, cosa che in Italia è accaduta solo con De Gasperi e pochi altri ("uno che in Italia fosse diventato ciambellano del re a sei anni sarebbe cresciuto tra divise lucide e baffi arricciati diventando un idiota"). Un'altra storia è quella di Shimoi, l'unico giapponese che fece la marcia su Roma e che combatté nella seconda guerra mondiale in Italia ("gli austriaci mi guardavano increduli, dovevo essere il più strano italiano che avevano mai visto"). E poi Montanelli descrive il teatro No e il Kabuki, le prostitute giapponesi e le geishe ("un proverbio giapponese dice che ci vogliono 5 anni di educazione per fare una moglie, 10 per fare una prostituta, e 15 per fare una geisha"), la condizione della donna e i rapporti sindacali.

Il libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi

February 20th, 2011 No comments

Miyamoto Musashi è diventato famoso il Giappone come il più grande samurai di tutti i tempi ed il simbolo del Giappone del passato. Questo deriva soprattutto dal romanzo di Eiji Yoshikawa degli anni ’30 “Musashi” , che è una biografia romanzata con molte invenzioni dovute alle esigenze narrative ed al fatto che la vita di Musashi non è ben conosciuta visto che non ci sono molti documenti. In quel periodo il Giappone stava per entrare in guerra con la Cina, e questo stimolò le velleità guerriere dei giapponesi che pensarono di vedere in Musashi il simbolo della nipponicità, il vero spirito combattivo del loro popolo.

Il libro di Yoshikawa è un bellissimo romanzo, la cui importanza in Giappone potrebbe un po’ essere paragonata ai promessi sposi e al libro cuore in Italia, libri che senza volerlo hanno creato una falsa identità nazionale mistificando un periodo storico passato ed una popolazione presente, non per colpa degli autori ma dei governi che hanno visto in essi un utile strumento di indottrinamento delle masse.

Il libro dei cinque anelli (五輪の書 Go Rin no Sho in giapponese) è un manuale di strategia, o meglio un libro filosofico scritto nella forma di un manuale di strategia, come già aveva fatto Sun Tzu in Cina con “l’arte della guerra” molti secoli prima, venendo poi imitato da tanti altri, sebbene con molto minor successo, ed è l’unico scritto che abbiamo di Musashi, che dice di scriverlo perchè “si dice che la via del samurai è la doppia via del pennello e della spada”.

Si tratta di una sorta di testamento scritto negli ultimi anni della sua vita, quando si ritirò a vivere in una grotta come un eremita, ed è scritto nella forma di un libro di arti marziali sull’uso della spada, le varie tecniche per combattere duelli e guerre, le diverse scuole di scherma in Giappone, le armi che è possible utilizzare, e cose simili. Si chiama libro dei cinque anelli perchè è diviso in cinque capitoli (il libro del fuoco, dell’acqua, del vento, della terra, e del vuoto) e parla della via del guerriero (“bushido”), ma in realtà tutto ciò che viene detto può essere applicato a chiunque come Musashi cerca di spiegare all’inizio dicendo che ci sono tante vie diverse: la via del contadino, la via dell’artigiano, la via del Buddha, la via di Confucio… la via del guerriero è per lui quella che meglio permette il perfezionamento di un uomo, ed è quella a cui ha dedicato tutta la vita, tuttavia anche chi non è un samurai può trarre comunque giovamento dai sui insegnamenti cercando di traslarli nella vita diversa che il lettore vive, e in cui i nemici non saranno soldati e le armi non saranno spade.

Il libro dei cinque anelli è di difficile comprensione, bisogna leggerlo e rileggerlo perchè ogni parola ha un doppio senso, tutto deve essere interpretato. La scelta di questo sistema per scrivere un libro di filosofia è data, oltre che dalla tradizione dai tempi di Sun Tzu, dal fatto di credere che “dalla conoscenza profonda di una cosa derivi la conoscenza di tutto l’universo”, così qualunque specialista che fosse espertissimo nel suo campo e fosse arrivato a diventare tutt’uno con esso potrebbe scrivere un libro simile, solo non sulla via del guerriero ma su qualche altra via; perchè la vita alla fine è sempre vita, e gli uomini sono sempre uomini, quindi in qualunque modo tu viva e qualunque sia il tuo carattere e la tua professione puoi raggiungere le poche grandi verità dell’universo a cui tutti possono arrivare a loro modo.