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Il giorno della civetta – La mafia raccontata da Leonardo Sciascia

May 22nd, 2011 No comments

Il giorno della civetta è il più famoso libro di Leonardo Sciascia, soprattutto perchè è stato il primo a parlare di mafia e a mostrarne i delitti e le connessioni con la politica.
Siamo nel 1961, e ancora nessuno ha il coraggio di pronunciare la parola “mafia”. Secondo l’allora cardinale di Palermo la mafia non esiste ed è una invenzione dei comunisti, per i politici non esiste un problema mafioso in Sicilia, nei verbali dei tribunali e dei carabinieri solo rarissimamente salta fuori questa parola, senza mai che vi siano indagini approfondite e sistematiche sull’organizzazione, la sua struttura e la sua esatta natura. Ovviamente non esiste nessun reato di associazione mafiosa (bisognerà aspettare il 1982, dopo l’omicidio del generale Dalla Chiesa, per quello).

Il giorno della civetta è un giallo sull’omicidio di un proprietario di una impresa edile da parte della mafia. Si tratta ovviamente di una storia non a lieto fine, perchè le collusioni con la politica e il potere della mafia riescono facilmente a fare sgonfiare la storia dirottando i sospetti dal vero colpevole all’amante della moglie dell’assassinato, un particolare tipicamente mafioso quello della scusa delle corna, che infatti sarà usato più di una volta dalla mafia per cercare di coprire vari delitti: carabinieri e magistrati venivano gentilmente invitati a fare qualche indagine in più sulla vittima e sui suoi parenti perchè magari si poteva trovare qualcosa, e quel qualcosa di solito veniva fuori.

Il libro di Sciascia impressiona due volte: la prima se pensiamo a come 50 anni fa non si sapesse nemmeno cosa fosse la mafia, che qualcuno poteva tranquillamente sostenere che non esistesse; la seconda è se pensiamo a cosa dirà la gente tra 50 anni guardando indietro ad oggi, come si chiederà come potevano gli italiani non sapere dei rapporti di Berlusconi con la mafia, come poteva qualcuno rischiare di essere denunciato per milioni di euro di danni se ne parlava in televisione, e come poteva la televisione stessa trasmettere film sulla mafia fatti dallo stesso Berlusconi?
50 anni in Italia sono il margine minimo per parlare con un po’ di libertà del passato, perchè tanto tutti i protagonisti sono morti o con un piede nella fossa, e la gente ha altri problemi di cui preoccuparsi. Così si possono fare i processi ai nazisti come Priebke ed essere orgogliosi di mandare in galera un vecchio che quando era un giovane tenentino, per chissà quale ragione, invece che 333 condannati a morte ne mandò a morire tre in più nelle fosse ardeatine. Non si sa se il processo gli sia stato fatto per via della strage (che aveva ordinato Hitler, non certo lui), o per quei tre morti in più che suonano così poco teutonici, senza il rispetto dalla precisione.
Gli italiani sono maestri ad accusare i morti, i moribondi, i vecchi, e in generale tutti coloro che sono caduti dal carro del vincitore, che sono deboli e vulnerabili ma un tempo sono stati potenti. Il fallimento della costruzione dell’Italia e degli italiani lo si trova in Piazzale Loreto e in tutti gli episodi simili successivi. Leonardo Sciascia era un uomo diverso, invece di accusare 50 anni dopo ha incominciato a parlare 20 anni prima, e questo è sicuramente un suo grande merito.
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