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Psicocibernetica – di Maxwell Maltz

September 21st, 2011 No comments

 Che cos'è la psicocibernetica? Non ha nulla a che fare con robot, cyborg, intelligenza artificiale o cose del genere, la psicocibernetica è la scienza che studia il modo in cui il cervello è programmato a rispondere automaticamente a certi stimoli, valutando la situazione esterna e prendendo le dovute misure per il raggiungimento di un fine; si tratta di meccanismi simili al pilota automatico di un aereo, che ha impostata la destinazione (il fine) e tiene conto della posizione dell'aereo in relazione ad essa (ha cioè dei sensori per valutare il mondo esterno), e in base ad essa effettua le opportune correzioni per compensare le eventuali deviazioni dalla rotta stabilita.

Il nostro cervello ha meccanismi simili, e questo libro cerca di spiegarli in maniera chiara. Psicocibernetica è un best seller nel campo dei libri motivazionali e di self help, anche perchè è stato uno dei primi (è del 1978), ma soprattutto perchè è molto chiaro e semplice e nonostante il titolo complicato non richiede una laurea in psicologia per poter essere compreso.

Gli uomini normalmente non si fermano a pensare a come funziona il loro cervello, i filosofi e gli psicologi sono in genere gli unici che si pongono queste domande, il che è strano se si considera che tutti quanti usiamo il nostro cervello per vivere così come usiamo il nostro corpo; sarebbe un po' come se ci rendessimo conto di avere le gambe ma per tutta la vita non volessimo perdere tempo per imparare a usarle stando in piedi.

Psicocibernetica si propone di spiegare quali sono i meccanismi mentali dietro il successo. La parola "successo" è di per sé molto vaga, in che cosa consista l'avere successo dipende tutto da chi siamo e cosa vogliamo fare e diventare; tuttavia al di là dei diversi obiettivi che si possono scegliere ci sono nella vita persone positive, che si pongono ed ottengono molti traguardi e sono felici e soddisfatte di sé, ed altre che o non hanno il coraggio di puntare a nulla o falliscono sempre miseramente, e passano le giornate a lamentarsi e a dire quello che avrebbero fatto o potrebbero fare in futuro se la vita fosse più generosa o meno ingiusta, se gli capitasse l'occasione buona. Il successo non è una questione di soldi e beni materiali, è la realizzazione di se stessi, l'ottenimento della serenità che deriva dal sapere dove si sta andando; per riprendere la metafora iniziale dell'aereo è la tranquillità di un pilota che sa che c'è il pilota automatico a fare tutto il lavoro, contro il nervosismo, la fatica e la paura di un pilota che vola manualmente e con una cartina che non sa quanto sia precisa.

La psicocibernetica pone gli uomini di fronte alla visione dell'immagine che loro hanno di se stessi e cerca di correggerne le distorsioni, cerca di favorire sentimenti positivi come il perdono, l'empatia, l'ottimismo, la fiducia in se stessi, sfruttando le stesse tecniche che fino ad oggi avete usato per scopi negativi: ripetendovi sempre che cosa non potete fare, immaginando gli scenari più negativi che potrebbero capitare, rodendovi per il rimorso o l'invidia, avendo paura di tentare e di fallire, e diverse altre.

Maxwell Maltz era un chirurgo plastico che poi si è interessato anche di psicologia, vedendo come il cambiamento radicale del volto (a quel tempo la chirurgia estetica non si occupava di rifare seni e nasi o liposuzioni e lifting, ma principalmente di curare cicatrici o ustioni molto gravi in seguito a incidenti) portasse spesso miglioramenti nella mente della persona che si sentiva brutta e sfigurata, ma non sempre questo accadesse. Vista la delicatezza del suo lavoro decise di studiare meglio la mente umana, anche per capire quando era appropriato accettare un lavoro (quando cioè un cambiamento fisico poteva risolvere un problema psicologico) e quando invece era necessario solo offrire un punto di vista migliore al paziente per metterlo nella giusta prospettiva.

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Get Off Your “But” di Sean Stephenson

August 12th, 2011 No comments

Get off your but è un libro eccezionale scritto da una persona eccezionale, o, come era il titolo di un suo programma televisivo in america "un gigante di 3 piedi".
Il "gigante" è Sean Stephenson, soprannominato così perchè alto appena tre piedi (90 cm). Sean è nato con una rara malattia genetica che rende le ossa molto fragili e pronte a spezzarsi alla minima pressione, infatti quando è nato, per via del trauma del parto e della pressione fisica che esercita sul bambino, quasi tutte le sue ossa erano rotte e braccia e gambe si muovevano qua e là in tutte le posizioni più anatomicamente innaturali come se fosse una bambola di pezza.

I medici dissero che probabilmente non avrebbe superato la notte, e quando ce la fece un'infermiera andò dalla madre per applicarle uno strumento per succhiare il latte materno, quando lei chiese perchè mai avrebbe dovuto fare una cosa simile l'infermiera gli rispose "Non penserà mica di allattare quel coso là?".

Ma nonostante fosse piccolo e deforme, e condannato a vivere per tutta la vita sulla sedia a rotelle e ad avere bisogno dell'aiuto degli altri per lavarsi i capelli e andare in bagno Sean non sviluppò, come molti disabili ma anche tantissime persone sane con qualche problema che ritengono insuperabile, una mentalità vittimistica che lo avrebbe portato a vivere semplicemente di una pensione dello stato, impegnandosi ad odiare gli altri ritenendosi non accettato e rimanendo chiuso in casa, o uscendo solo per cercare di ispirare pietà e compassione negli altri.

Questo libro è la storia di Sean Stephenson e di come è riuscito a vivere una vita piena ed intensa: viaggiando per tutta l'America facendo lo speaker, lavorando alla casa bianca, facendo lo psicoterapeuta, scrivendo questo libro, avendo più relazioni amorose della maggior parte degli uomini "normali", tutto coi suoi 90 cm di altezza e la sua carrozzina.
 

Ma non è tanto una autobiografia, quanto un manuale su come seguire il suo esempio, perchè nessuno nasce sapendo dare un senso e un limite al dolore, o avendo scritto in fronte lo scopo della propria vita, sono cose che si imparano (quando si imparano) vivendo, e non importa quanto tu sia alto, quanti soldi tu abbia, dove tu viva, e quali fortune o sfortune ti siano capitate, dipende solo da te quanto del bene e del male che hai ricevuto nella vita sei riuscito a usare positivamente.

Una dozzina di anni fa ero seduto con un altro ragazzo davanti a un liceo, facevamo entrambi una scuola privata ed eravamo andati lì per consegnare la domanda per fare l'esame di maturità in quel liceo. Questo ragazzo era figlio di un dentista, aveva una famiglia molto ricca, il padre voleva che studiasse odontoiadria così avrebbe potuto lavorare nel suo studio, e per i suoi 18 anni, senza dover far niente, aveva ricevuto in regalo una macchina. Eppure nonostante potesse avere tutto ciò che si poteva comprare, e avesse l'opportunità di avere un lavoro sicuro e molti soldi in futuro non era per nulla felice.
Berlusconi può essere un altro esempio: gli italiani, abituati come sono a pensar male e nel contempo invidiare "quelli con i soldi", hanno dato il potere a Belusconi perchè lo vedono come una persona realizzata, sicura di sé e felice. In realtà Berlusconi è il più riuscito di quel gruppo di imprenditori che alla fine degli anni 70 grazie ai soldi della mafia poterono soppiantare i vecchi ed onesti imprenditori lombardi e del resto dell'Italia settentrionale; avendo a disposizione una quantità virtualmente illimitata di denaro senza dover fare nulla il loro successo era prevedibile, e non dovuto certo a qualche loro particolare capacità. Oggi Berlusconi si trova ad essere il secondo uomo più ricco d'Italia e uno degli uomini più potenti del mondo, ma sa che l'impero sia economico che politico che ha costruito non è opera sua, ma gentile concessione della mafia e della massoneria; sa che nessuno lo ama veramente, nessuno piangerà la sua morte, nessuno lo ricorderà positivamente come nessuno ricorda una puntata del gioco delle coppie o della ruota della fortuna oggi; ha avuto il potere di cambiare radicalmente il mondo per anni, ma non ha fatto altro che cercare di sopravvivere, di guadagnare più soldi possibile, e anche quando, come nel caso dell'attacco alla Libia, gli sarebbe bastato avere un po' di coraggio e di umanità per imporre il suo rifiuto evitando una ingiustizia e salvando un amico ha preferito seguire il carro dei presunti vincitori, sempre senza il coraggio di avere nessuna idea e nessun ideale.
Deve essere un uomo molto infelice.

La felicità non dipende da ciò che hai ma da ciò che sei, e per essere ciò che sei devi superare tutti i "ma" che la tua mente ti pone quando sei di fronte a un cambiamento o a una decisione che ti fa paura ("ma non ho abbastanza soldi", "ma non ho abbastanza tempo", "ma sono troppo giovane/vecchio", "ma non sono abbastanza bello"...); e se non prendi decisioni ma ti lasci trasportare dalla corrente farai oggi le stesse cose che hai fatto ieri; e se fai le stesse cose continuerai ad essere sempre la stessa persona.

Questo libro non è un libro facile, tanti altri libri motivazionali possono essere letti tranquillamente, magari ti danno una carica iniziale e poi li riponi e te li dimentichi, o magari nemmeno finisci di leggerli. La difficoltà di questo libro non sta tanto in quello che dice o in come è scritto, perchè non è in sé migliore o diverso da molti altri, è nella persona di Sean Stephenson, soprattutto se vai a cercare qualche suo video e vedi com'è realmente, perchè viene naturale fare un confronto con te stesso e chiederti "Ma se ce l'ha fatta uno così perchè non puoi farcela anche tu?". (il libro è nella versione originale in inglese, non ne ho trovato una traduzione in italiano)

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Diventa ciò che vuoi con la legge di attrazione di Bob Proctor (dal film “The Secret”)

July 8th, 2011 No comments

Se prendete una ghianda essa potrà crescere solo in una quercia, perchè la sua natura è limitata.
Sapete cosa ci rende speciali? Il fatto che possiamo diventare tutto ciò che desideriamo.
(Bob Proctor in uno dei suoi seminari)

Bob Proctor è diventato famoso anche in Italia per il film “The secret” e la sua teoria sulla legge di attrazione, che per la verità non è una sua teoria, come lui stesso ammette, ma è una legge dell’universo da sempre nota ai grandi pensatori dell’umanità.

Dalla bibbia al buddhismo, dal mito della caverna di Platone ai seminari e libri di Bob Proctor, l’idea è sempre che siamo e diventiamo quello che pensiamo. Se ci poniamo dei limiti, se pensiamo a noi stessi come delle persone inconcludenti, incapaci, pigre, stupide, non faremo altro che autolimitarci diventando quello che pensiamo di essere, perchè nessuno è in grado di fare meglio dell’immagine che ha di se stesso.

La citazione di Bob Proctor sull’uomo che sorpassa la ghianda perchè è libero di essere tutto ciò che vuole è molto importante, perchè è l’essenza dell’essere umani. Anche le scimmie hanno una certa intelligenza e una loro società, anche gli animali sanno soffrire o gioire, anche se per ragioni più limitate rispetto agli esseri umani, l’unica cosa che distingue veramente gli uomini dagli animali è la capacità di avere una immagine di se stessi, e di poterla modificare indipendentemente dalle esperienze vissute.
Gli elefanti quando venivano usati come animali da lavoro o per la guerra erano presi da piccoli e venivano incatenati ad un palo, cercavano di smuovere il palo ma non ci riuscivano, così dopo qualche giorno desistevano. Una volta diventati grandi alla fine della giornata venivano riattaccati a quel palo, e nonostante fossero capaci di strapparlo via facilmente non ci provavano nemmeno, credendo di non esserne in grado come quando erano piccoli.
La differenza è che gli uomini, anche senza provare ad affrontare problemi mai risolti prima come per l’elefante il problema del palo, possono capire di essere in grado di cambiare, che non necessariamente il passato deve ripetersi sempre uguale. Gli animali no, imparano tutto quello che sanno sul mondo e su se stessi dall’esperienza, ed essa è, assieme all’istinto e ad una dose più o meno piccola di intelligenza, l’unico strumento che possiedono per decidere cosa fare.

Se vi sentite come l’elefante dell’esempio incatenati ad una vita che non vi piace, provate i libri e i dvd di Bob Proctor:

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Viktor Frankl e il significato della vita nel campo di concentramento di Auschwitz

June 13th, 2011 No comments

Viktor Frankl è stato un famoso psicologo del secolo scorso, fu catturato dai nazisti e tenuto prigioniero in vari campi di concentramento tra cui Auschwitz. Il suo libro “Uno psicologo nei lager” racconta l’esperienza della sua prigionia, ma lo fa in maniera unica rispetto a tutti gli altri racconti di progionieri dei lager, Viktor Frankl infatti per riuscire a sopravvivere a quelle condizioni di vita si mette a studiare i suoi compagni di prigionia, cercando di capire cosa li spingeva a vivere nonostante tutto e cosa invece spingeva altri ad abbandonarsi e lasciarsi morire.

Questo studio sul significato della vita nei lager, una volta finita la guerra Viktor Frankl lo elaborò più genericamente come studio sul modo di dare un significato alla vita e infondere quindi speranza e fiducia in persone infelici e depresse. Questo segnò l’inizio della logoterapia, una scuola di psicoterapia che si contrappone alle idee di Freud in quanto secondo la classica psicoterapia freudiana il paziente deve tornare indietro nel tempo fino all’evento traumatico che è stato causa dei suoi problemi attuali, mentre la logoterapia guarda avanti, cerca di far trovare al paziente dentro di sé una buona ragione per cui vivere ed affrontare le sue paure e i suoi limiti, partendo dal presupposto che l’obiettivo della psicanalisi è il bene del paziente, non arrivare a capire che cosa ha causato il suo malessere decenni prima (sempre che ci sia realmente una causa passata come sosteneva Freud). Se il paziente trova il coraggio di affrontare le sue paure poi le supera naturalmente, senza bisogno di capire che cosa le ha causate.
Frankl fa un esempio di una persona che era venuta a parlargli perchè era stato in cura alcuni anni da uno psicologo perchè si sentiva insoddisfatto del suo lavoro, e lo psicologo continuava a dirgli che doveva riappacificarsi col padre, perchè il padre era il simbolo dell’autorità e quindi doveva essere la causa dei suoi problemi coi superiori. Frankl gli chiese semplicemente se gli piacesse il lavoro che faceva, e venne semplicemente fuori che era quello il problema, cambiò lavoro facendo quello che avrebbe voluto fare quando era ragazzo e riuscì ad avere successo, e stette subito meglio.

Il libro “Uno psicologo nei lager” è diviso in due parti: nella prima Frankl racconta la sua esperienza nei campi di concentramento, nella seconda parla delle sue teorie sulla logoterapia facendo degli esempi di suoi pazienti o di compagni del lager.
Si tratta di un libro molto particolare, che non si sofferma sull’orrore o le sofferenze, non cerca di ispirare pietà, è una visione lucida di quei momenti, per quanto potesse essere lucido il suo ricordo vista la debolezza fisica e psicologica, e non è un libro indirizzato agli esperti del settore ma è fatto per la gente comune, perchè quella del lager è una situazione eccezionale, è vero, ma anche nella vita di tutti i giorni gli uomini si disperano facilmente, anche di fronte a problemi semplici o addirittura inesistenti. Tutti gli uomini in qualunque situazione hanno bisogno di dare un significato alla loro esistenza, e deve essere un significato che vada oltre il “devo resistere!” ripetuto all’infinito, deve essere qualcosa che si desidera fare, persone a cui si desidera stare vicino, nuove idee che si vuole diffondere e a cui si vuole dare concretezza, o anche solo l’idea che ci sia un Dio o un Destino che ne sa più di noi e che ci fa vivere certe esperienze dolorose per una qualche ragione.

Un’altra parte molto bella del libro è quella in cui parla dei suoi carcerieri, e ricorda come ci fosse una guardia che ogni tanto di nascosto gli dava qualche briciola del suo pranzo, dandogli così molte possibilità in più rispetto agli altri di sopravvivere; oppure di come ad Auschwitz dopo l’arrivo degli americani un gruppo di prigionieri avesse fatto fuggire il direttore del campo nascondendolo nei boschi lì vicino e fosse poi tornato dal comandante degli americani dicendogli che gli avrebbero consegnato il direttore solo a condizione che non gli fosse fatto nulla, perchè aveva fatto il possibile per aiutare i prigionieri più che poteva. D’altro canto i kapo, cioè i prigionieri a cui le SS davano autorità nei confronti degli altri prigionieri e che fungevano da intermediari con le guardie, erano quasi sempre peggiori delle SS, più crudeli e sadici nel colpire gli altri prigionieri anche solo per il semplice gusto di farli soffrire. Anche quelle sono scelte di vita, le guardie a volte riuscivano a ritenere in sé un po’ di umanità e la esprimevano aiutando come potevano qualche prigioniero, i prigionieri invece potevano scegliere di allearsi coi loro carcerieri e diventare peggio di loro, tutto dipendeva dal fatto che riuscissero o meno a dare un significato alla loro vita.

Questo libro è consigliato anche da Bob Proctor, il famoso speaker motivazionale americano, è infatti un testo molto utile per chi ha bisogno di crescere e trovare fiducia in se stesso, per chi vuole capire meglio se stessi e gli altri, perchè come dice Bob Proctor “fondamentalmente siamo tutti uguali”, e a seconda dei casi della vita e della storia possiamo trovarci ad essere prigionieri, guardie, direttori o kapo. Ma possiamo almeno riuscire ad evitare di scegliere di fare i kapo.