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L’età degli imperi di Eric J. Hobsbawm

June 28th, 2011 No comments

Oggi imperialismo fa rima con antiamericanismo, ed è una parola che come borghesia, lotta di classe, o proletari debba essere propria degli ultimi irriducibili comunisti.
In realtà la politica mondiale americana, pur con le diversità proprie degli americani e dell'epoca moderna, ha molti punti in comune con l'imperialismo britannico o romano, quindi è una definizione storicamente sensata.

L'età degli imperi di Eric J. Hobsbawm ci porta indietro al tempo di massima espansione delle potenze europee dall'ultimo quarto del diciannovesimo secolo alla prima guerra mondiale. Quasi tutto il mondo allora era stato colonizzato, o si trovava in uno stato di servaggio come la Cina e il sud America, c'era un impero inglese, uno francese, uno tedesco, e i resti dei vecchi imperi spagnoli e portoghesi, più le colonie olandesi e belghe, pur senza titoli imperiali.

Questa epoca del colonialismo viene analizzata da Hobsbawm dal punto di vista delle conquiste sociali e tecnologiche che poi hanno caratterizzato il ventesimo secolo: l'urbanizzazione, la scolarizzazione, la democratizzazione degli stati, l'emancipazione femminile, le rivoluzione nei campi della scienza e delle arti con i raggi x e la teoria della relatività, o il cubismo di Picasso; inoltre il libro cerca di comprendere come la borghesia liberale abbia tenuto il potere in questo periodo per poi perderlo in favore dei grandi movimenti di massa socialisti e nazionalisti, e dopo la guerra anche fascisti, nazisti e comunisti. Tutto questo quadro infine serve per cercare di spiegare come mai si è finiti per arrivare alla prima guerra mondiale, non per cercare delle colpe da gettare su qualcuno ma per comprendere quali sono i meccanismi che negli ultimi anni prima del 1914 avevano reso una guerra generale inevitabile nonostante nessuno dei governanti la desiderasse.

Se la storia è maestra di vita il capire che cosa portò alla tragedia della grande guerra può aiutarci ad evitare che qualcosa di simile accada. Oggi ad esempio né europei, né americani, né cinesi, né russi vogliono la guerra, gli americani sono i soli a combattere, ma sempre contro entità militarmente inesistenti coma la Libia o l'Iraq, guerre in cui la maggior parte dei morti sono dovuti al fuoco amico e ad incidenti degli elicotteri o dei camion; tuttavia la crisi economica che impoverisce gli stati e la lotta sempre più accanita per le risorse potrebbero anche scatenare una terza guerra mondiale, nonostante il mondo moderno sia ormai dominato dall'economia e dal commercio e nessuno stato abbia interesse ad interrompere la pace per una guerra che rischierebbe di essere nucleare e di distruggere il pianeta. Se non sarà solo la Grecia ad essere sull'orlo della bancarotta ma qualche paese più potente come ad esempio la Francia, non è irragionevole pensare ad un ritorno di fascismo e nazismo per risolvere i problemi economici, come già accadde in Italia e in Germania, e delle dittature sarebbero una variabile molto più pericolosa delle deboli democrazie attuali.

Le odierne democrazie occidentali sono morenti come i governi liberali della fine dell'ottocento, il punto è se saranno sostituite semplicemente da dittature militari di vecchio stampo oppure se esiste la possibilità di una evoluzione positiva e pacifista della attuale situazione politica. Conoscere le idee, gli atteggiamenti, e gli errori che furono commessi un secolo fa, sicuramente può aiutare a trovare delle buone strategie per il futuro, nonostante la situazione sia di certo molto grave, sia per l'attuale debolezza del potere centrale, sia per i gravi problemi che i singoli stati e l'umanità si trovano ad affrontare: l'aumento della povertà, le grandi concentrazioni di denaro e potere nelle mani di poche centinaia di uomini, e grandi migrazioni dall'Africa e, in misura minore, dall'America latina e dall'Asia verso gli stati più ricchi, le nazioni più deboli che non sono ancora padrone del loro territorio e delle loro risorse, le nazioni più ricche che hanno una popolazione sempre più stupida, ignorante, egoista ed indolente...

L'età degli imperi di Eric J. Hobsbawm è un libro fondamentale per capire il ventesimo secolo e l'epoca moderna, anche alla luce del fatto che quella era un'epoca in cui c'era meno ipocrisia rispetto ad oggi e non ci si inventava la scusa dei "crimini contro l'umanità" per fare guerre coloniali, e le colonie venivano chiamate colonie, non "paesi in via di sviluppo", e si imponeva per legge che non potessero industrializzarsi e dovessero commerciare solo con la madrepatria.

La vera essenza della libertà è nel dovere

June 24th, 2011 No comments

La libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri.
(Lettera di San Paolo ai galati)

Durante la seconda guerra mondiale gli americani usavano, per bombardare l’Italia, dei bombardieri chiamati “Liberator“, forse chi gli aveva dato questo nome era un fervente cristiano cosciente del fatto che i B24 avrebbero liberato gli italiani… anche se li avrebbero liberati solo del peso della fatica di vivere facendone massacri inutili.

Ci sono tanti modi di definire la parola “Libertà”. Nel mondo moderno parole come libertà e democrazia sono usate continuamente, sempre con una accezione positiva, e per indicare un gran numero di cose molto diverse tra loro. Questo porta a tanti errori, e soprattutto a tanti inganni: le “guerre per portare la democrazia” degli americani, l’educazione senza regole che hanno ricevuto i bambini negli ultimi 40 anni (e soprattutto 20) per non privarli della loro libertà, la privatizzazione dei servizi fondamentali dello stato in nome del libero mercato…

Anche gli antichi romani conquistavano gli altri popoli con la scusa di dargli delle leggi migliori, così come i crociati cercavano di conquistare la Palestina con la scusa di dargli una religione migliore, e gli inglesi crearono il loro impero sulla premessa del “fardello dell’uomo bianco” che doveva portare il progresso e la luce della modernità nel resto del mondo.
Tutte queste proposizioni sono sbagliate alla radice: se uno stato avesse una organizzazione, una religione, o delle tecniche chiaramente superiori al resto del mondo costituirebbe un esempio, tutti vorrebbero creare uno stato simile. Non ci sarebbe nessun bisogno di fare la guerra per portare la democrazia se gli stati democratici fossero visti come largamente migliori degli altri, come non ci sarebbe stato bisogno di portare il fardello dell’uomo bianco in giro per il mondo, sarebbe bastato chiedere alle popolazioni “incivili” di sottomettersi pacificamente, visti gli enormi vantaggi che avrebbero tratto dal diventare simii agli inglesi.

La libertà è un concetto sfuggente perchè richiede delle catene per essere vissuta. In parte è vero che essere stati prigionieri è importante per saper godersi la libertà e farne buon uso, infatti le generazioni precedenti che avevano vissuto il fascismo e la guerra davano molta più importanza al fatto di poter votare e al non sprecare il cibo, perchè da giovani erano stati abituati a non potersi permettere di fare quelle cose. Ma non è solo quello, è necessario avere un altro tipo di catene per essere liberi: le catene del dovere. Oggi purtroppo si parla solo di diritti e mai di doveri, senza capire che i primi non possono esistere senza i secondi. Inoltre la concezione di “libertà” è infantile perchè legata soprattutto all’idea di non avere doveri nei confronti di nessuno, come un bambino che non vuole fare i compiti, andare a scuola, o avere i genitori che gli dicono quello che deve fare.

Infine se fossimo un popolo libero e democratico perchè dovremmo imporre con la forza il nostro modo di essere agli altri? Sarebbe come se un santo, che ha trovato la sua pace ed è felice con se stesso, occupasse tutto il suo tempo a dare bastonate alla gente per convincerla a vivere come vive lui, che senso e che credibilità avrebbe un personaggio simile? Non solo un simile comportamento non è giustificato dal fatto di essere stati liberi e democratici, ma è anche la dimostrazione che non lo si è.

La violenza in alcuni rari casi è una necessità, ma quasi sempre è solo un segno di debolezza che dimostra che non si ha nulla da dire e da dare, soprattutto quando si è nella condizione dei paesi della nato, che sono ricchi e avrebbero infinite possibilità di impiego dei loro soldi, della loro tecnologia e delle loro intelligenze. Il discorso è un po’ diverso per i poveri e le vittime, come ad esempio i tanti kamikaze in Iraq, Afghanistan e Pakistan, o per i terroristi ceceni, in questo caso la violenza è una risposta disperata che sembra l’unica possibile nel momento in cui ti trovi di fronte un esercito superarmato a cui puoi fare a malapena qualche graffio. Pensate se vi trovaste al posto dei libici sotto i bombardamenti della nato e non vorreste arrendervi, ci sono delle navi al largo ma non avete navi o missili con cui colpirle, ci sono bombardieri che vi bombardano ma non avete radar e antiaerea con cui abbatterli, gli aerei e i carri armati sono stati tutti distrutti, e allora che cosa potete fare? Fare attentati terroristici nei paesi della nato apparirebbe come l’unico modo di colpire i nemici, perchè altrimenti non c’è nessuno scontro militare, è solo una carneficina in cui i libici possono solo scegliere se arrendersi o rischiare ogni giorno di essere uccisi. Ma la causa di questi pensieri è la guerra stessa che è stata creata dalla nato, sono stati gli americani a mettere molti popoli dei paesi arabi di fronte al dilemma di vivere come schiavi degli americani in un governo fantoccio o cercare di combattere.

I governi fantoccio sono l’ultima creazione della libertà moderna, perchè paradossalmente si pensa che un governo fasullo che sulla carta garantisce tutti i diritti fondamentali dell’uomo sia necessario se non si può avere di meglio. Quindi il ragionamento è che bisogna privare i popoli barbari della libertà per dargli la libertà, che è molto simile all’idea della nato di bombardare la Libia per evitare che Gheddafi bombardi la Libia, e di uccidere migliaia di civili nel tentativo di impedire a Gheddafi di uccidere qualche decina o centinaia di civili.

Chi ama la libertà evita le guerre proprio perchè sa che portano a questi paradossi. Se fai una guerra devi giustificarla, cioè devi incominciare a mentire per far credere di avere tutte le ragioni dalla tua parte, poi devi cercare di denigrare l’avversario, inventando fatti inesistenti o distorcendo quelli veri, infine devi sostenere che tu hai il diritto di uccidere, distruggere e privare gli altri della libertà ma lo fai a fin di bene, mentre gli altri non ne hanno alcun diritto e lo fanno solo per il proprio interesse. Se uno fosse un uomo libero come potrebbe accettare tutta questa serie di menzogne in cui sarebbe costretto a vivere? E se un popolo fosse libero come potrebbe accettare di essere complice di questi massacri ed averli sulla coscienza?

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Frasi di Gandhi – Aforismi e citazioni del Mahatma

June 23rd, 2011 No comments

Alcune citazioni di Gandhi prese da Wikiquote:

Il genere umano può liberarsi della violenza soltanto ricorrendo alla non-violenza. L’odio può essere sconfitto soltanto con l’amore. Rispondendo all’odio con l’odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso. (da Harijan, 7 luglio 1947; citato in Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni Cultura della Pace, Firenze 1988, p. 183)

La non-violenza non prende il potere, non lo desidera neanche. È il potere che va verso di lei. (citato in George Woodcock, Gandhi, Mondadori, 1990, p. 113)

Per una scodella d’acqua, rendi un pasto abbondante; per un saluto gentile, prostrati a terra con zelo; per un semplice soldo, ripaga con oro; se ti salvano la vita, non risparmiare la tua. Così parole e azione del saggio riverisci; per ogni piccolo servizio, dà un compenso dieci volte maggiore: chi è davvero nobile, conosce tutti come uno solo e rende con gioia bene per male. (da L’arte di vivere)

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Tutti i libri di Gandhi in vendita su Amazon.it.

Quando non avete niente su cui scrivere o niente da leggere andate su Wikiquote e cercate a caso qua e là le citazioni di qualche personaggio famoso, o anche di qualcuno che non avete idea di chi sia, è facile trarre ispirazione così.

Gli aforismi di Gandhi sulla non violenza, la pace, l’amore ed il cambiare il mondo assumono un suono strano nel mondo moderno, in cui chi vive nei paesi ricchi ha dimenticato cosa sia la guerra, e la pace la dà come una cosa scontata, e al tempo stesso guarda in televisione i bombardamenti della nato come se stesse vedendo un film.
Gli italiani soprattutto sono campioni di questa sensibilità scombinata e patologica: si rivoltano perchè un terrorista di 30 anni fa viene lasciato libero, vanno a portare fiori sui luoghi dei delitti eccellenti come quello di Avetrana, ma non dicono e non provano niente quando decine di migliaia di persone vengono uccise dai propri militari, con portaerei nelle proprie acque, e con soldi delle proprie tasse. I morti causati da Battisti sono morti e basta, e lui ormai è inoffensivo, i morti in Libia invece potrebbero essere evitati se si facesse qualcosa, ma non c’è nessuna sensibilità, nessun vero sentimento, la gente ormai sembra che riesca a commuoversi solo davanti ai film e alle storie dei telegiornali, non ha una vita vera né pensa di poter avere alcuna influenza sulla vita reale, molti temo non abbiano neanche idea che esista una vita reale, in cui altre persone combattono, soffrono e muoiono.

Già 70 anni gli insegnamenti di Gandhi erano difficili da seguire, perchè occorrevano degli uomini puri e forti, convinti del fatto che stavano lottando per una causa giusta e che la non violenza avrebbe potuto evitare inutili bagni di sangue. Purtroppo gli esperimenti di Gandhi sostanzialmente fallirono, perchè laddove lui era presente riusciva a controllare la folla e impedirgli di rispondere alle provocazioni degli inglesi, ma negli altri raduni di protesta, senza la sua guida carismatica, c’era sempre qualcuno che prima o poi dava il via alla violenza, causando così la reazione dei militari inglesi e trasformando il tutto in una carneficina.

Perchè la non violenza è una tecnica che richiede grande padronanza di se stessi e conoscenza del mondo, bisogna essere fermamente convinti di non voler fare del male a nessuno, e si deve avere un obiettivo importante da raggiungere per cui può valere la pena di sacrificare la propria vita.
Così quando leggete gli aforismi di Gandhi ricordatevi che sono parole dette da un vero uomo per veri uomini.

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L’Antologia di Spoon River – poesie di Edgar Lee Masters

June 14th, 2011 No comments


Non avete mai pensato che la libertà individuale
è la libertà della mente,
non la libertà del ventre?


Dare un significato alla vita può sortire follia,
ma la vita senza significato è la tortura
dell’irrequietezza e del desiderio vago
è una nave che anela il mare eppure lo teme

L’antologia di Spoon River è stata una delle più grandi opere di poesia del ventesimo secolo, creata dall’americano Edgar Lee Masters un secolo fa.
Il libro è una raccolta di poesie in cui si descrivono i morti del cimitero di questa ipotetica città di Spoon River, parlando delle passioni che hanno caratterizzato la loro vita, dei loro peccati, dei loro rimpianti o della pace trovata dopo la morte, della falsità della gente e della vanità della vita.

Non è un caso che le cose migliori che l’America ha prodotto siano sempre state contrarie alla sua cultura dominante: oggi gli americani sono orgogliosi ad esempio di Martin Luther King, ma quando era vivo rappresentava per molti americani una vergogna per come mostrava l’ipocrisia della libertà della società americana, che in realtà negava la dignità alla metà della sua popolazione solo per il colore della sua pelle. La cultura americana è bellicista, individualista, anarchica nel senso peggiore del termine (cioè non nel senso della critica al potere e della libertà intellettuale, ma del diritto di ognuno a farsi gli affari propri senza essere disturbato dal governo, capitalista fino all’estremo di sacrificare alla libertà del mercato la vita degli individui che al mercato si devono piegare).
L’antologia di Spoon River, con poesie pacifiste, contro il capitalismo che fa l’interesse dei più ricchi e rovina il popolo, contro il clero troppo ipocrita e attaccato ai beni e alle passioni terrene, contro l’eccessivo interesse per la materialità, perchè alla fine tanto dopo la morte tutto quello che abbiamo passerà a qualcun altro, e ciò che resterà e ci rimarrà sarà solo ciò che siamo stati e ciò che abbiamo fatto, era rivoluzionaria anche per quell’epoca, in cui Ford incominciava la produzione in serie della Ford T, la prima macchina per le persone comuni, e in cui di lì a qualche anno sarebbero arrivati i supermercati e i centri commerciali; ma ancora più rivoluzionaria è oggi nel mondo del consumismo sfrenato, delle guerre globali (che sarebbe meglio definire massacri globali), del materialismo più freddo e ignorante.

L’importanza delle poesie dell’antologia di Spoon River sta nella loro semplicità, sono scritte in una lingua facilmente accessibile a tutti, sono comprensibili e moderne, e tutte, in un modo o nell’altro, parlano del senso della vita, di ciò per cui una vita merita o non merita di essere vissuta. Tutti gli uomini, chi più chi meno, hanno commesso e commettono certi errori dei personaggi del libro di Edgar Lee Masters: c’è chi non trova il coraggio di vivere, chi è diventato famoso ed ora tutti i giornali parlano delle sue relazioni, ma poi da morto sarà dimenticato, chi è un imprenditore e specula facendosi dare soldi dai piccoli risparmiatori per poi dichiarare fallimento, cho vive con una moglie o un marito che odia ma non ha il coraggio di lasciare, chi si nasconde per paura dei pregiudizi della gente, e chi non si nasconde e per i pregiudizi vive in miseria. Tutti possiamo trovare qualche nostro difetto da correggere, qualche atteggiamento che ci fa solo stare male, che ferisce gli altri, che ci fa perdere tempo, che ci impedisce di essere felici, ed è particolarmente efficace sentire delle persone ormai morte, che non possono più tornare indietro, parlare di questi argomenti, perchè se anche noi proseguiremo sulla nostra strada un giorno saremo anche noi nella tomba in quel modo.

Il miglior modo per capire se ciò che siamo e ciò che facciamo è giusto è pensare se saremmo contenti di morire vivendo in questo modo, se vorremmo essere ricordati per ciò che stiamo facendo; se non è così, allora vuol dire che stiamo sbagliando tutto, anche se ci diciamo magari che è solo un periodo, che adesso non abbiamo tempo ma in futuro sarà diverso, che dobbiamo pensare ai soldi e a guadagnare adesso e una volta fatti i soldi potremmo pensare ad altro, che prima dobbiamo aspettare che i figli crescano e intanto dobbiamo solo occuparci di loro. Questo non solo perchè potremmo anche morire oggi, ma anche perchè non è detto che poi troveremo il tempo per fare od essere quello che vogliamo: ad esempio la prostituta che dice di volersi prostituire solo per qualche tempo per fare un po’ di soldi si può abituare a spendere tanto, o può incominciare a drogarsi ed avere sempre bisogno di soldi, continuando a prostituirsi fino a che non diventa vecchia; oppure la madre che vive solo per il suo bambino potrebbe rimanere incinta altre due o tre volte, e quando anche l’ultimo bambino è cresciuto potrebbe essere già arrivato il primo nipotino, così questa donna potrebbe finire per non avere mai la possibilità di pensare a se stessa come individuo, e alla sua vita come qualcosa di più che occuparsi e sacrificarsi continuamente per dei bambini.

L’antologia di Spoon River fu a lungo vietata in Italia, perchè per il fascismo le idee antimilitariste e anticonformiste erano pericolose e contrarie ad una società fascista; nell’epoca fascista del resto gli inni patriottici ed al duce erano l’unica forma di “poesia” accettata dal regime, infatti proprio allora si sviluppò l’ermetismo, che era un tentativo degli scrittori italiani di nascondersi dalla censura. Forse le uniche poesie che per schiettezza possono ricordare quelle di Edgar Lee Masters in Italia sono quelle di Belli e Trilussa, purtroppo la semplicità e l’immediatezza non hanno mai fatto parte della cultura letteraria italiana, sia in prosa che in poesia, e non solo durante il fascismo.