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Biografia di Alcide De Gasperi – di Maria Romana De Gasperi

September 19th, 2011 No comments
Lo scoraggiamento è il pericolo principale delle democrazie. Non occorrono mezzi artificiosi, promesse mirabolanti, per infondere coraggio; questi sono mezzi degli assolutismi. Basta la coscienza profonda e la certezza di attuare il proprio proposito. La pazienza è la virtù dei riformatori; riformare vuol dire superare il passato; la pazienza è virtù dei forti, di chi ha fede e coscienza dei problemi e li segue con tutta attenzione.
Reggere uno stato crea un vincolo intimo con Dio, una responsabilità immediata verso il popolo come apportatore della volontà divina che ci regge.

Questo libro della figlia di De Gasperi Maria Romana è una biografia vera e profonda del più grande statista che l'Italia abbia mai avuto: Alcide De Gasperi. 
In un'epoca governata dalla corruzione, dalla criminalità, dalla sete di potere e di denaro, la figura di De Gasperi sembra irreale e favolosa; gli italiani ormai non possono più concepire un uomo pulito, dedito al servizio dello stato, tormentato da dubbi sul futuro del paese e non sui propri profitti personali, che quando si rivolge a Dio non lo fa per catturare i voti dei bigotti e l'appoggio della Chiesa, e quando si rivolge al popolo non lo fa come se stesse girando lo spot di un dentifricio.

Chiunque voglia intraprendere la carriera politica deve leggere questo libro, indipendentemente dal fatto che sia cattolico o meno e si possa ritrovare nella religiosità di De Gasperi, perchè l'impegno politico è come l'impegno ecclesiastico: si può essere veri politici solo prendendo i voti di povertà, castità e obbedienza. Alla fine cambiano solo gli ideali, e neanche tanto, soprattutto cambia l'idea di stato che si ha in mente, il modo di organizzarlo, ma alla base ci deve essere sempre l'impegno ed il sacrificio per il popolo.

Ma anche chi non vuole fare politica dovrebbe leggerlo, per capire che cosa significa realmente governare ed essere uomini politici, per rendersi conto che la politica non è necessariamente una cosa schifosa come gli italiani hanno finito di pensare dopo Andreotti, De Mita, Craxi, Berlusconi, Bossi... Un tempo Montanelli aveva lanciato lo slogan "turatevi il naso e votate DC" per spingere la gente a votare ed evitare che i comunisti raggiungessero la maggioranza; allora questo modo di pensare aveva un senso, purtroppo si è poi cronicizzato come una cattiva abitudine, per cui l'italiano pensa che non ci sia niente di male nel votare sempre "il meno peggio". Questo atteggiamento ha contribuito ad affossare ulteriormente il livello dei politici italiani, cui si chiede solo di essere un po' meno peggio di Berlusconi (anche un manichino ce la farebbe) e che quindi possono navigare tranquillamente nel loro mare di mediocrità.

Alcide De Gasperi era un mistico, se non fosse stato un politico sarebbe diventato prete e santo (e avrebbe dovuto essere santificato lo stesso pur non prendendo i voti religiosi e non avendo mai fatto miracoli). In questo libro si trovano alcuni passi di questo suo misticismo che aiutano a gettare luce su che tipo di uomo fosse, mentre quando era in vita i comunisti lo accusavano, un po' per ignoranza e un po' perchè faceva parte del copione, di essere il portavoce e il protettore del Vaticano, di essere un servo del Papa. De Gasperi era invece solo un devoto fedele, che amava la Chiesa ma era d'accordo con Cavour nel volere uno stato libero e laico, sia per il bene dello stato che per quello della Chiesa; così voleva anche governare assieme alle altre forze politiche (comunisti a parte, dopo un primo tentativo di integrarli, perchè riteneva che il loro solo scopo fosse quello di far affondare il governo e lo stato per poter fare la rivoluzione) e non essere costretto a fare governi monocolore con solo la democrazia cristiana. Era insomma un credente ma non un clericale, a differenza dei democristiani che lo seguirono.

La sua serietà e pacatezza stonano se confrontate con personaggi come Craxi e Berlusconi, così come l'impegno al servizio del paese e del popolo. Pensare a quante cose fece De Gasperi nei pochi anni che poté governare prima di morire nel 1953 è impressionante, anche visto lo stato disastroso del paese e le laceranti lotte politiche sia tra i partiti che all'interno della democrazia cristiana (e tra De Gasperi e il Papa); ed è sconfortante se si pensa a come Berlusconi in quasi vent'anni non si sia dedicato a fare neanche una legge che non riguardasse se stesso o fosse dettata da ragioni elettorali o politiche (tipo la Bossi-Fini per fingere di lottare contro l'immigrazione clandestina, o la legge sul testamento biologico preparata in pochi giorni dopo il caso Englaro per accontentare la Chiesa). Infine si può notare anche il grande senso di responsabilità di De Gasperi, che si sentiva quasi investito di un dovere divino di aiutare gli altri dirigendo al meglio il paese, a differenza di tutti gli altri capi di stato della storia che al massimo sostenevano di avere ricevuto il potere per diritto divino. Oggi invece nessuno si sente responsabile: Berlusconi accusa i giudici del fatto di non poter governare (come se avesse mai avuto qualche progetto o ideale da realizzare), le presunte opposizioni accusano Berlusconi e chiedono continuamente le sue dimissioni (mentre avrebbero potuto proibirgli di candidarsi già nel '94, oppure presentare un qualunque vero piano di governo agli elettori per battere Berlusconi), e il popolo si lamenta (come se non fosse responsabile di aver mandato al potere Craxi e Berlusconi sapendo benissimo che erano dei ladri, e invidiandoli e ammirandoli proprio per quello).

Carlo e Nello Rosselli vissuti e morti per la libertà

July 6th, 2011 No comments
Carlo e Nello Rosselli. Giustizia e Libertà. Per questo morirono. Per questo vivono.
(Epitaffio riportato da Piero Calamandrei sulla lapide di Carlo e Nello Rosselli, cimitero di Trespiano, Firenze) 

Carlo e Nello Rosselli furono due famosi (a quel tempo) socialisti ed antifascisti, finiti prima in esilio a Parigi con l'avvento del fascismo e poi uccisi nel 1937 da elementi dell'estrema destra. Sono stati tra i maggiori esponenti dell'antifascismo, e si attribuì a Mussolini l'ordine di ucciderli, probabilmente sbagliando perchè Mussolini non era il tipo da far assassinare gli avversari politici, e poi non costituivano certo un pericolo per il suo potere, ancor meno in quel momento in cui godeva del massimo supporto della popolazione.

Non occorre qui ripercorrere la vita, le idee, e le lotte dei fratelli Rosselli, potete guardare la pagina linkata sopra di Wikipedia che li riguarda. La citazione qui sopra non è in un libro ma è il loro epitaffio, e di tutti gli epitaffi che sono stati scritti o possono essere inventati credo sia uno dei più belli, ogni Uomo dovrebbe desiderare di poter essere ricordato in questo modo.

Oggi i fratelli Rosselli sono stati dimenticati, ma del resto oggi si è dimenticato tutto quanto quindi la cosa non fa testo, questo sito serve soprattutto per trovare degli spunti e delle idee, dei personaggi e degli avvenimenti in cui molto difficilmente vi capiterà di imbattervi guardando la televisione o leggendo gli ultimi best seller.

Questi sono alcuni libri sui fratelli Rosselli:

 

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Biografia di Garibaldi – di Indro Montanelli

June 8th, 2011 No comments

Questa non è una biografia romanzata, è una biografia e basta. Se qua e là somiglia a un romanzo il merito è solo di Garibaldi, non dei suoi ritrattisti.

 

 
Questa biografia di Garibaldi di Indro Montanelli e Marco Nozza risale al 1962, tuttavia è ancora attuale per chi voglia comprendere l’eroe dei due mondi.
Come tutti i libri di Montanelli si tratta di un testo particolare e non banale, che non tratta la storia come una sequenza di date ed eventi ma cerca di comprenderne i protagonisti dal punto di vista umano, e fornire un ritratto vivo dell’epoca e delle persone.

Montanelli amava Garibaldi. Anche se non era un intellettuale e aveva “poche idee ma ben confuse”, Garibaldi rappresentava quell’ideale anarchico, coraggioso e popolare che era l’ideale di Montanelli. In questa biografia Garibaldi viene svelato come semplice uomo, con gradi qualità e grossi limiti, cancellando definitivamente quell’aura leggendaria che su di lui era stata costruita anche quando era in vita, e che si rafforzò nel momento in cui venne istituzionalizzato come uno dei quattro “padri della patria” (assieme a Vittorio Emanuele III, Cavour, e Mazzini).

La vita di Garibaldi è la vita avventurosa di un uomo che da ragazzo, non avendo voglia di studiare, passava tutto il tempo al porto di Nizza, ed incominciò ad andare per mare, navigando per il Mediterraneo per tutta la sua giovinezza. Un giorno conobbe un uomo che gli parlò delle idee rivoluzionarie di Saint Simon, di come si dovesse lottare contro i tiranni e le ingiustizie in ogni parte del mondo; l’idea piacque a Garibaldi, che la abbracciò con la semplicità e lo slancio proprio del suo animo, e non lo abbandonò per tutta la vita. Entrò poi nella carboneria cercando di partecipare ai moti mazziniani, ma nel momento in cui era pronto a far scoppiare la rivoluzione si accorse di essere solo, nella piazza in cui dovevano essere riuniti migliaia di congiurati ad aizzare il popolo contro il re tutto era tranquillo, fu allora che capì che seguendo Mazzini non sarebbe riuscito a fare nulla. Quel tentativo gli costò poi la condanna a morte da parte del regno di Sardegna, ma non riuscirono a prenderlo e così poté scappare all’estero iniziando i suoi lunghi viaggi al di là dell’oceano…

Garibaldi è stato un grande protagonista della storia italiana, certo Cavour era un grandissimo diplomatico e fu decisivo nel riuscire ad ottenere l’appoggio di Napoleone III alla guerra contro l’Austria, ma non fu un bel modo di fare l’Italia quello di usare eserciti stranieri per una conquista militare mascherata da rivoluzione con qualche plebiscito. Aveva ragione Garibaldi a volere una Italia creata dal popolo, non dal re, dal suo primo ministro, e dalla diplomazia. Garibaldi rappresenta quel sogno mancato di una Italia vera, in cui la povera gente può essere protagonista e decidere del proprio destino, e quelli che lo seguirono sperarono in un futuro molto diverso da quello che poi è stato.

Fa anche un po’ di tristezza pensare a Garibaldi, nel ventesimo secolo l’unico che un po’ poteva ricordarlo era Che Guevara, nel ventunesimo secolo invece appare improbabile che possano nascere nuovamente delle figure del genere, non sembra essere più tempo di leggende. Le guerre che si combattono sono ormai semplici massacri: o i bombardamenti della nato su qualche stato arabo, o i massacri dei palestinesi da parte dell’esercito israeliano, o dei ceceni da parte dell’esercito russo, o le guerre civili in Africa, e qualche volta in Asia ed America latina, che contrappongono dittatori che si combattono solo per ottenere il potere. La guerra in Libia adesso è forse l’unica eccezione, l’unica guerra di popolo per la liberazione di uno stato, solo che paradossalmente chi combatte per il popolo è Gheddafi, mentre dall’altra parte ci sono gli eserciti di rivoltosi creati dal nulla, come già fatto in passato in Nicaragua dalla cia con i contras. Ovviamente tutti i media e tutti i politici sono contro Gheddafi, ormai sembra impossibile creare un altro mito di un uomo o un popolo che lotta per la libertà, perchè oggi l’uomo moderno è troppo schiavo per rendersi conto di che cos’è la libertà.
Purtroppo oggi non ci sono italiani od europei che vanno a combattere in guerre per la difesa di popoli stranieri, gli unici sono i mercenari che combattono solo per soldi, ma combattenti per ideali non ce n’è più.

Speriamo che almeno in questo secolo si possa combatere con la cultura, se non con le armi. La cultura permette di capire la crudeltà, l’irrazionalità, il razzismo e l’egoismo della politica mondiale attuale; e quando i popoli dei paesi membri della nato si saranno stancati di essere costretti dai loro governi a diventare degli assassini paganto con le loro tasse le bombe che uccideranno persone innocenti con cui loro non hanno niente a che fare, allora ci sarà una vera rivoluzione.
La guerra invece non è più possibile farla, la superiorità tecnica della nato è troppa per poter pensare di combattere una guerra di guerriglia e vincerla, solo una rivoluzione popolare è sufficiente: questa infatti è la ragione per cui Gheddafi ha armato il popolo, sa che la nato non ha nessuna intenzione di conquistare Tripoli combattendo casa per casa, e inoltre non sarebbe più possibile fingere di volere aiutare i civili se ci si ritrova a dover combattere proprio contro di loro faccia a faccia. Se un giorno anche le altre popolazioni dell’Africa si rivolteranno cacciando gli eserciti stranieri, le basi americane e le multinazionali, allora l’Africa potrà finalmente incominciare una sua storia, in cui possa andare a testa alta e non sia più serva di nessuno.

La Spigolatrice di Sapri – Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti

June 4th, 2011 No comments

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Me ne andavo un mattino a spigolare
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore,
e alzava una bandiera tricolore.

All’isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
ma s’inchinaron per baciar la terra.
Ad uno ad uno li guardai nel viso:
tutti avevano una lacrima e un sorriso.

Li disser ladri usciti dalle tane:
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
Siam venuti a morir pel nostro lido.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano, gli chiesi: – dove vai, bel capitano? –
Guardommi e mi rispose: – O mia sorella, vado a morir per la mia patria bella. –
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: – V’aiuti ‘l Signore! –

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontraron con li gendarmi,
e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.

Ma quando fur della Certosa ai muri,
s’udiron a suonar trombe e tamburi,
e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Eran trecento non voller fuggire,
parean tremila e vollero morire;
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a lor correa sangue il piano;
fin che pugnar vid’io per lor pregai,

ma un tratto venni men, né più guardai;
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

La spigolatrice di Sapri è la più famosa, anzi l’unica, poesia famosa di Luigi Mercantini. Descrive lo sbarco e la morte di Carlo Pisacane nel regno di Napoli vista dagli occhi di una semplice contadina.

Non è che il risorgimento e la sua retorica siano particolarmente belli, quei timbri che sono gli stessi dell’inno di Mameli e che parlano sempre di patria, sacrificio, sangue, morti, fucili, assalti, destini… quando poi il realtà erano ben pochi quelli che credevano in questi ideali, e forse molti di loro erano anche un po’ fanatici, e certamente in ogni caso sbagliavano a voler fare l’Italia ad ogni costo, anche senza l’appoggio del popolo, solo perchè a loro piaceva l’idea.

Carlo Pisacane era una di queste persone: repubblicano, mazziniano e patriota italiano, pensava che una volta sbarcato i contadini si sarebbero sollevati e avrebbero fatto la rivoluzione, invece capirono che se il re avesse pensato che erano d’accordo con lui sarebbero stati decapitati come traditori, e quindi fecero a pezzi Pisacane ed i suoi pochi uomini. Quando poi qualche anno dopo venne Garibaldi i siciliani reagirono come Pisacane pensava avrebbero fatto i napoletani, ma lo fecero solo perchè capirono che i tempi erano maturi e Garibaldi avrebbe vinto, e in piccola parte per via del prestigio di Garibaldi, che a differenza di Pisacane era molto conosciuto.

La poesia rimane come lapide del risorgimento, del suo modo di sentire e di fare, dei suoi drammi e dei suoi difetti, e di quelle virtù che sono il coraggio e il senso del dovere, e la volontà di cambiare la storia e migliorare il mondo col sudore ed il sacrificio.

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