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Senz’anima – Libro di Massimo Fini

May 5th, 2011 No comments

Massimo Fini è un bravissimo scrittore e giornalista, ed uno dei pochi filosofi rimasti oggi, filosofo nel senso che pensando agli uomini e alla società ricerca le idee, gli ideali, i valori che rendono gli uomini veri uomini, e se qualcuno lo accusasse di pessimismo probabilmente lui risponderebbe “non è colpa mia se quei valori e quegli ideali non li trovo più da nessuna parte”.

Questo libro che Massimo Fini ha chiamato tristemente e ferocemente “Senz’anima” è una raccolta di suo articoli dal 1980 al 2010 per descrivere il progressivo svilimento della società italiana, con un popolo preda del consumismo e del clientelismo, e un potere arrogante e menefreghista che con Craxi o con Berlusconi si gode i soldi, le ville e le prostitute procacciate dai solerti aiutanti.

Fini, come Montanelli, è di destra (anche se Massimo fini e Gianfranco Fini non sono fratelli o in alcun modo legati) e critica lo spazio avuto da tanti intellettuali nel mondo della cultura solo per la loro tessera di partito, ma in generale critica l’assenza di veri intellettuali, di persone che abbiano delle idee, indipendentemente da quali siano queste idee, purtroppo in Italia sono pochi quelli che hanno questa sensibilità, cioè che sentino la mancanza di poter leggere, poter ascoltare, poter dialogare ed anche litigare con delle persone interessanti, acculturate e intelligenti. Sono troppi decenni che gli italiani sono abituati ai discorsi semplici e rassicuranti della televisione, e avere davanti qualcuno che ti dipinge un quadro della realtà più complesso e meno tranquillizzante, costringendoti a riflettere e ad abbandonare pregiudizi e luoghi comuni, è qualcosa che, quando proprio non fa paura, almeno fa venire mal di testa e una certa agitazione.

Massimo Fini è un antimodernista, nel senso che, come faceva Pasolini, guarda indietro al mondo preindustriale con rimpianto, e questo è il suo limite. Non che non condivida l’apprezzamento per tutte le cose belle del passato che la modernità ha distrutto, neanch’io ho fiducia nella democrazia e nella direzione verso cui sta andando la società, ma è utopico pensare di poter tornare indietro, anche se è vero che qualche volta si può evitare di andare avanti per forza.
Con le sue critiche continue Fini manca di fornire delle alternative possibili che non siano anacronistiche, quantomeno in questo libro, inoltre questa sua continua negatività, nel senso di questo suo criticare sempre e analizzare sempre gli aspetti peggiori degli uomini e della società, può finire per stancare un po’, soprattutto dopo un libro così lungo.

Ma a parte i difetti spiegati è certamente un libro da leggere, anche se certo visto l’argomento non è una lettura piacevole, ma è di quelle esperienze che serve a ricordarti cosa non devi diventare e come non devi agire, e se uno non fosse cosciente dei difetti tipici dell’Italia fornisce una bella carrellata di molte delle cose peggiori che si possono trovare nella società italiana.

La parte più bella e in cui Massimo Fini tira fuori la parte migliore di sé credo sia l’inizio, l’articolo in cui descrive la vita nella Milano 2 costruita qualche anno prima da Berlusconi, una città fredda come un cadavere, in cui c’è verde ma i bambini non possono giocare per non rovinare le piante, la chiesa senza inginocchiatoi e con il prete che sembra un manager, senza alcuna storia, con in negozi vuoti durante la settimana perchè tutti lavorano a Milano e non c’è nessuno e l’assoluta mancanza di qualunque altro tipo di edifici (niente scuole, parchi giochi, biblioteche, cinema), tanto che i bambini e gli adulti quando non lavorano non sanno cosa fare…
E’ un ritratto penoso e che mette in luce una grande sensibilità da parte di Massimo Fini, ed è messo all’inizio del libro perchè quel ritratto di Milano 2 è poi diventato il destino dell’Italia di oggi, modellata come Milano 2 da Berlusconi a sua immagine e somiglianza, tanto che non si può più capire quando Belusconi sia arrivato e abbia mantenuto il potere perchè gli italiani di oggi lo invidiano ed ammirano, e quanto sia stato Berlusconi a far diventare con le sue televisioni ed il suo esempio gli italiani simili a lui.

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Montanelli: “un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani”

March 18th, 2011 No comments

Un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani.

Questa frase abbastanza famosa di Montanelli in questi giorni viene riproposta dalla pubblicità del Corriere della Sera per una serie di libri allegati sulla storia d'Italia, la famosa serie di libri della storia d'Italia che sono stati il maggiore successo editoriale di Montanelli.

Potete trovare i miei libri della storia d'Italia di Montanelli all'asta su Ebay cliccando qui!

Montanelli ha sempre cercato di far capire agli italiani l'importanza di conoscere il proprio passato, i propri errori e quelli di chi ci ha preceduto, non solo per non ripeterli ma per capirci meglio e per capire il presente, perchè la realtà è così come è ora, o perchè la realtà italiana è diversa da quella degli altri paesi.
Un'altra citazione di questo genere che Montanelli ricordava con abbastanza sconforto era la frase che gli aveva detto Ugo Ojetti:

L'Italia è un Paese di contemporanei senza antenati né posteri perché senza memoria di se stesso

Indro Montanelli, pur senza fare il moralisti (ed odiandoli), ha sempre cercato di rendere educativo il suo lavoro di giornalista, soprattutto cercando di fare presenti agli italiani quel decoro, quella serietà, quella moderazione che erano i valori della ideale borghesia a cui lui si richiamava.

Nella sua storia d'Italia Montanelli cerca di far trasparire l'importanza di questi valori descrivendo i grandi personaggi e i grandi eventi della storia, con le loro doti e le loro debolezze. Sono libri a metà tra i libri di storia scolastici e i saggi dei veri storici, fatti per essere compresi dall'italiano medio, che non ricorda nulla o quasi della storia studiata a scuola e spesso ha anche problemi di grammatica e vocabolario.

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Altre citazioni di Montanelli su Wikiquote.

Giovannino Guareschi e il mondo di Don Camillo e Peppone

March 14th, 2011 No comments

Giovannino Guareschi è stato uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, anche se purtroppo è stato sempre sottovalutato in Italia, dove non c’è mai stato (e non c’è tuttora) rispetto per la satira politica e si pensa (soprattutto oggi) che chi non è un politico non debba “fare politica” (come piace dire a Berlusconi: i magistrati fanno politica, i giornalisti fanno politica, i sindacalisti fanno politica… almeno è sempre stato sincero da non aver mai detto di aver mai fatto anche lui un qualche genere di politica).

Al tempo del dopoguerra però era diverso, allora tutti si mobilitarono per le elezioni che avrebbero deciso da che parte sarebbe stata l’Italia nella guerra fredda che stava incominciando, se dalla parte degli americani o dei russi. Quello fu il periodo d’oro di Guareschi, quello e gli anni immediatamente successivi in cui ci fu l’attentato a Togliatti e c’erano ancora le armi della resistenza nascoste da Pietro Secchia in attesa del momento giusto per lanciare la rivoluzione. Allora, come dice spesso Guareschi nei racconti di Don Camillo, “si respirava aria pesante”.

Guareschi era già divenuto abbastanza famoso durante il fascismo con la rivista satirica “Il Bertoldo”, e dopo la guerra dirigerà fino al 1957 “Il Candido”, fondato con l’ingiustamente ormai dimenticato Giovanni Mosca (il padre di Maurizio Mosca) e in cui scriveranno anche Montanelli, Longanesi ed altri tra i migliori giornalisti del tempo. Ma il successo di Guareschi fu dato dai “racconti del mondo piccolo”, come si chiamavano le storie di Don Camillo e Peppone, fu da esse che derivò anche il successo internazionale di Guareschi perchè i suoi libri furono tradotti in tutto il mondo ed arrivarono anche i film del cinema su Don Camillo e Peppone (film che Guareschi non andava mai a vedere, e che in uno dei suoi racconti prende anche in giro facendo andare Don Camillo e Peppone a vedere il loro stesso film).

Soprattutto successivamente, da chi non ha vissuto e non conosce questo periodo, Guareschi è stato sottovalutato perchè considerato solo come un autore di qualche storiella umorista, ma i suoi scritti ebbero un buon peso nel determinare la sconfitta del fronte popolare e fu lui ad inventare diversi degli slogan più riusciti dei demoscristiani come “Nel segreto del seggio Dio ti vede, Stalin no!” e “100.000 soldati italiani non sono tornati dalla Russia. Mamma, votagli contro anche per me”. In realtà Guareschi ebbe più effetto sulla società italiana di grandi scrittori come Verga, Sciascia o Pasolini, che parlavano in un linguaggio che era poco compreso o, nel caso di Pasolini, era considerato eccessivo, e trattavano di problemi che purtroppo non interessavano nessuno.

La grandezza di Guareschi, come diceva Montanelli, si vede  da quanto sia stato tradotto, da come anche i giapponesi leggessero i suoi racconti, vedessero i film e capissero anche senza sapere nulla dell’Italia. L’unico altro scrittore italiano che sia riuscito a raggiungere questa fama in Giappone è Dante.

Guareschi era anticomunista e monarchico, e questo si vede nei suoi racconti in cui Peppone finisce quasi sempre o per avere torto o per non dar ragione al partito, ma alla fine c’è sempre un certo equilibrio, anche perchè Guareschi era consapevole che anche se era necessario affidarsi alla Democrazia Cristiana per sconfiggere il pericolo di una dittatura comunista, il partito e la Chiesa erano pieni di ipocriti, bacchettoni, e con troppo poco di quell’amore cristiano per cui si proponevano come difensori. Così alla fine nei racconti il giorno delle elezioni sia Don Camillo che Peppone finiscono per votare scheda bianca. La fede monarchica si vede a volte in certi episodi: il più bello è anche a mio avviso il miglior momento di tutti i film che hanno fatto su Don Camillo e Peppone, quando la vecchia maestra del paese muore e in punto di morte chiede di essere portata al cimitero con “la sua bandiera”, cioè la bandiera monarchica, perchè “non si mandano via i re”; Peppone, dopo aver ascoltato tutti i suoi compagni che dicono quanto sarebbe improprio e politicamente pericoloso fare una cosa del genere, e che se la maestra voleva la bandiera monarchica sarebbe dovuta morire sotto la monarchia, risponde che vista la delicatezza della situazione, siccome rispettava lei più di tutti loro messi assieme, la maestra avrebbe avuto la sua bandiera (come poi accadrà allo stesso Guareschi nel suo funerale).

Mentre il “don di Guareschi” rappresentava quel clero minuto, che viene dal popolo e vive col popolo, ed ha una fede grande, semplice e sincera, Peppone era il simbolo del comunismo più vero e genuino, che derivava non dall’indottrinamento ma dal desiderio di un mondo migliore, di risollevare i poveri dalla loro condizione, infatti a differenza di Togliatti e degli altri quadri del partito Peppone era ignorante, era un uomo del popolo. Ma nonostante questo Guareschi non aveva fiducia nel fatto che il partito comunista italiano avrebbe potuto non legarsi troppo alla Russia ed evitare di instaurare un regime dittatoriale, se avesse vinto le elezioni gli uomini come Peppone non sarebbero stati quelli al comando del paese, ma sarebbero stati quelli che avevano studiato, soprattutto quelli che, come Togliatti, avevano studiato in Russia, a prendere le redini della situazione.

Guareschi fu poi dimenticato dai democristiani che non lo ricompensarono mai per i servigi che gli aveva reso, nel momento in cui avevano ormai saldamente il potere in mano e non c’era più il pericolo di perdere le elezioni pensarono solo a spartirsi il potere. Così terminò anche il coinvolgimento popolare alle vicende della nazione, la gente si abituò ad andare sempre a votare, e quasi tutti votavano sempre o per la democrazia cristiana o per il partito comunista, vedendo nella fede politica una fede assoluta e indissolubile come quella per una squadra di calcio, e così è stato fino ad oggi (non è un caso che Berlusconi sia stato eletto anche per la fama creatasi come presidente del Milan).

Ora i partiti sono visti proprio come squadre di calcio, infatti gli attacchi di Berlusconi ai magistrati non sono niente di diverso dal dare del cornuto all’arbitro, e i cortei con le bandiere hanno sostituito i comizi perchè i politici non hanno assolutamente nulla da dire, l’importante è girare sulle strade col simbolo della propria squadra. Negli anni di piombo i ragazzi si dividevano tra fascisti e comunisti, oggi sono una amalgama unica di indifferenza, non si discute più, anche a cazzotti, come ai tempi di Guareschi, non ci si ammazza più come ai tempi del terrorismo solo perchè si è della parte avversaria, oggi si lascia che sia il potere l’unico a discutere dei propri privilegi e l’unico ad ammazzare (fisicamente o più spesso moralmente e spiritualmente) chi si interpone alla realizzazione di essi.

Guareschi oggi probabilmente invece che racconti satirici scriverebbe delle tragedie.

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Carlo Lucarelli – dai libri gialli a Blu Notte

February 15th, 2011 No comments

Carlo Lucarelli è un personaggio molto particolare per l’Italia in cui vive. E’ quel genere di persone che se fosse nata in America sarebbe diventata milionaria e famosa, se fosse nata in Russia o in Cina sarebbe finito mitragliato da qualche anonimo assassino o fucilato, in Italia invece sopravvive senza diventare milionario.

Come dice Lucarelli “La Storia è sempre piena di bugie, specie quella dell’Italia dalla fine della guerra…“. Queste bugie, questi misteri, lui li ha portati in televisione col suo programma Blu Notte (adesso reintitolato “Lucarelli racconta”) raccontandoli come se fossero libri scritti da lui, rompendo quella che in Italia è sempre stata una regola ferrea sempre rispettata: dei morti e della politica ne devono parlare solo i giornalisti, i giornalisti hanno una tessera di partito, o almeno chi gli ha dato il posto ce l’ha, e anche se non ce l’hanno ci tengono al loro stipendio, quindi sanno cosa possono dire e cosa non possono dire. Così la televisione e i giornali hanno sempre lasciato fuori storici, studiosi, ed intellettuali in genere (se non in rapporti amichevoli con qualche partito), perchè lo studioso quando analizza un’epoca storica (che può anche essere il presente o avvicinarsi molto ad esserlo) sicuramente trova molte cose che non vanno bene, mentre lo scopo della televisione è sempre stato quello di dire sempre che va tutto bene, che non ci sono problemi, e far credere alle verità che vengono calate dall’alto senza esaminarle.

Ma non si tratta solo dei giornalisti, anche la magistratura fa la sua parte. Lucarelli si è occupato in particolar modo delle stragi italiane: piazza Fontana, l’Italicus, la strage di Bologna, la strage di Ustica… e per nessuna di queste stragi è stato trovato il mandante, se si escludono le stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio, e solo nel caso della strage di Bologna sono stati condannati i presunti autori materiali del delitto, sebbene quasi certamente Valerio Fioravanti e Francesca Mambro non c’entrino niente.

In un paese simile, dove ci sono giornalisti come Mauro de Mauro che vengono uccisi quando si avvicinano troppo alla verità di un mistero, dove vengono messi i segreti di stato su documenti compromettenti (su Ustica, Bologna e il rapimento di Moro), dove i servizi segreti depistano le indagini della magistratura, non è né facile né privo di pericoli parlare in prima o seconda serata di questi argomenti. Gli italiani non hanno la memoria corta, la memoria non ce l’hanno proprio, per Ustica era stato istituito un comitato dei parenti delle vittime, sono passati 30 anni e ora ci sono i figli dei parenti delle vittime, tra poco arriveremo alla seconda generazione… Per questo l’opera di Lucarelli è meritoria e difficile.

I libri di Lucarelli sono molto simili ai suoi programmi televisivi, in televisione parla come scrive i suoi libri così, soprattutto per chi lo legge dopo averlo visto sullo schermo, sembra di sentirgli raccontare la storia. Lucarelli si è laureato con una tesi sulla polizia della repubblica di Salò, e infatti i suoi primi libri hanno per protagonista il commissario De Luca, un poliziotto che dopo l’istituzione della repubblica di Salò continuò a fare il suo lavoro pensando che la polizia e i criminali non abbiano colore politico, e continuando nel dopoguerra con la paura di essere epurato o ucciso dai partigiani perchè considerato fascista.

Una delle caratteristiche principali dei libri di Lucarelli è la capacità di ricreare l’atmosfera del periodo storico in cui i libri sono ambientati usando semplici espedienti come ricordare le canzoni che erano in voga in quel memento o  quanto costava un pacchetto di sigarette, lo fa così spesso che questo portò Fabio de Luigi, quando faceva la sua imitazione, ad iniziare una volta così una storia “E’ il 1700 e nei giradischi impazza il minuetto”.

In una Italia in cui ogni giorno ci sono 2 o 3 omicidi che tengono impegnati Sposini e Barbara d’Urso, e consentono ai telegiornali di avere una scusa in più per non dire cosa succede nel mondo (i telegiornali italiani sono tutti così: dichiarazioni di Berlusconi, brevi dichiarazioni dell’opposizione, commento su un omicidio eccellente, notizia economica per dire che va tutto bene e l’Italia è sempre più ricca, notizia buffa o insulsa su concorsi per cani, piatti preferiti delle modelle o sondaggi sulla virilità degli italiani, e previsioni del tempo, in pratica d’estate è caldo e si intervista la gente che dice che ha caldo, e d’inverno è freddo, e la gente dice che ha freddo). Ogni 3 o 4 mesi si trova un nuovo caso da sfruttare e quello più vecchio finisce nel dimenticatoio (ormai non gliene frega più niente a nessuno di Annamaria Franzoni o del delitto di Perugia). In un paese così, in cui la gente non guarda più il grande fratello perchè ha scoperto che il reality polizesco è più interessante, leggere ed ascoltare Lucarelli è non solo piacevole ma anche medicamentoso: perchè ti ricorda che i morti sono morti, non sono una fiction con il sangue finto che finisce quando spegni il televisore, i delitti lasciano tracce di lacrime e sangue, e sono persone quelle che muoiono, persone con una loro vita, delle speranze, degli affetti… e così sono persone anche gli assassini.

In questa Italia invece sembra che tutto scada, tutto diventa piatto e banale, e ormai molta gente sente come più reali le storie d’amore di Maria de Filippi che non le proprie, l’amore come la morte non ha più alcuna dignità.

Se vuoi comprare qualcuno dei suoi libri guarda i libri di Lucarelli su Amazon. Puoi anche vedere sul sito della rai molte delle puntate di Blu Notte.